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“Formazione duale”: la scelta che guarda all’Europa Società

Firenze – Cambia lo scenario dell’istruzione professionale italiana, che apre i confini e guarda all’Europa, dove l’alternanza scuola-lavoro è ormai prassi consolidata. Il modello di riferimento è la Germania e la sua ormai storica “formazione duale”, una combinazione di teoria e pratica dove tanto la scuola professionale quanto l’azienda sono incaricate della formazione dei ragazzi e dove le Camere dell’Artigianato, del Commercio e dell’Industria collaborano a stretto contatto con gli istituti secondari.

L’Europa prevede, per i prossimi anni, un aumento esponenziale della domanda di competenze tecniche specifiche, sia di medio che di alto livello. Nessun dubbio, quindi, sul fatto che il futuro del mondo del lavoro nasca dall’alchimia di questo modello ibrido, che la Toscana è pronta a far proprio. Se ne è parlato questo pomeriggio in Palazzo Vecchio, alla tavola rotonda promossa da Camera di Commercio di Firenze e dalla Deutsch-Italienische Handelskammer, l’omologa partner italo-tedesca, a cui hanno preso parte il Comune e la Regione Toscana. La via della formazione professionale sembra segnata: nessun dubbio – a riguardo – espresso dall’assessore Giachi, che annuncia l’intenzione di avviare una sperimentazione del sistema misto, di concerto con istituti professionali e tecnici, in vista di un ineludibile adeguamento degli ordinamenti scolastici.

Qualcosa, a livello regionale, si è già mosso. Dalla scorsa primavera è infatti partita l’esperienza dei poli tecnico-professionali, 24 reti di scuole e imprese che vedono coinvolti 80 istituti nella sperimentazione del nuovo mix, un modello che poco ha a che vedere con le ore di laboratorio scolastico a cui i ragazzi già si dedicano e che vede, invece, un’immersione concreta nelle acque aziendali. “Con i poli – ha dichiarato Emmanuele Bobbio, assessore regionale all’Istruzione – vogliamo realizzare una serie di iniziative che vanno, da una parte, all’orientamento alla didattica dei laboratori e al potenziamento dei laboratori stessi nelle scuole, e dall’altra anche a esperienze di alternanza scuola-lavoro. Questa in realtà è già stata attuata nella maggior parte delle scuole coinvolte, ma a ben vedere spesso si è trattato di esperienze “leggere”, limitate ad esempio al visitare un’impresa senza che vi sia stato un seguito”. La direzione è quindi il rafforzamento del legame anche con il ricorso all’apprendistato (già sperimentato in Toscana con Enel) che sia però dettato da ritmi morbidi. In Germania arrivano anche quattro, infatti, i giorni della settimana passati sul luogo di produzione, mentre il tempo rimanente è trascorso in aula. Un passaggio forse troppo brusco per l’allineamento italiano agli standard europei, a cui al momento si preferisce una ripartizione equa di teoria e pratica sul campo, che – prevedendo metodologie didattiche diverse e più coinvolgenti per i ragazzi – bene fa sperare anche in termini di contenimento della dispersione scolastica.

Foto: http://www.cliclavoro.gov.it/

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