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“Forteto, salviamo attività e posti di lavoro” Cronaca

L'azienda agricola “Il Forteto” non deve morire. E' la Cgil a lanciare un forte messaggio in questo senso, e lo fa con l'occhio al valore economico e occupazionale della nota struttura. Al di là di quello che emergerà dalle vicende giudiziarie ancora in corso.  Il terremoto giudiziario e mediatico che vede da tempo coinvolti il fondatore Rodolfo Fiesoli e i suoi collaboratori non ha infatti distolto l’attenzione del sindacato dal ruolo di importantissima realtà economica che il Forteto riveste da decenni in Toscana. Comunità di recupero e cooperativa agricola: due realtà di cui una rischia di affondare, con le sue traversie giudiziarie, le sorti di una florida azienda che ha fatturato, solo nel 2012, oltre 16 milioni di euro. Ma, come già sottolineato da Flai Cgil e Fai Cisl lo scorso 22 agosto in un comunicato stampa, le responsabilità penali, che riguardano alcuni soci, e la realtà produttiva, importantissima per tutto il Mugello e non solo, vanno tenute nettamente separate.

Ci auguriamo che le vicende di carattere giudiziario abbiano un decorso rapido e trasparente. Quanto a Cgil Firenze, è la realtà economica che ci interessa salvare”: questa la linea del presidente Mario Fuso, che ha chiaramente indicato nel mantenimento della prospettiva occupazionale offerta dal Forteto e nella floridissima attività produttiva i vettori d’interesse del sindacato.
Il velo alzato sulle accuse di pedofilia ha portato alla luce anche irregolarità sui contratti di lavoro dei 130 dipendenti della cooperativa (di cui oltre 60 soci più un indotto rilevante), irregolarità emerse dalla relazione degli ispettori del Ministero dello Sviluppo Economico (sollecitato dalla Regione Toscana) e sfociate nella richiesta di commissariamento della struttura, ipotesi naturalmente scongiurata dai dipendenti stessi. L’auspicio di Fuso è che i tempi della decisione siano rapidi: “intanto ripristiniamo la verità sui fatti. Spetta soltanto al Ministero la scelta della soluzione migliore tra la proposta di gestione commissariale avanzata dagli ispettori e le controdeduzioni avanzate dal consiglio di amministrazione in carica. Noi siamo un sindacato che, come tutti gli altri interlocutori, partiti e istituzioni, guarda ad una rapida decisione. Il tempo non è un fattore secondario nella ricerca della soluzione giusta. Ciò che a noi interessa è che venga indicata una prospettiva che non disperda, ma anzi mantenga e rafforzi, le attività imprenditoriali della cooperativa che deve e può andare avanti”.

Tra le soluzioni auspicate da Fuso, scartata quella di un’eventuale vendita all’asta del Forteto, c’è un progetto che riordini i piani e rilanci l’attività della struttura nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori, prospettiva su cui Cgil insisterà presso il Ministero.
Del resto il Forteto-cooperativa produce a ritmi vertiginosi: anche guardando unicamente all’attività casearia, ricorda Gianluca Giussani, segretario generale della Flai Cgil di Firenze, la produzione di latte ovino rappresenta il 28% dell’intera produzione regionale, con un export di quasi il 30% (di cui il 15% in Nord America). A questa si devono affiancare l’allevamento per produzione di carne di 200 bovini di razza chianina, frutteti e coltivazioni agricole, produzione di legname, la gestione di un agriturismo e di un centro ippico e una serra per la commercializzazione diretta delle piante.

La linea di Giussani riprende quella di Fuso: “Ci interessa difendere e preservare la più grande realtà agricola del Mugello, un’attività che – non dimentichiamolo – dà da vivere a moltissime famiglie. Quello occupazionale non è affatto un aspetto secondario. Lo stato d’animo – sottolinea il segretario – è di forte preoccupazione, da parte dei lavoratori e dei soci conferitori. Negli ultimi tempi il Forteto è stato sotto la luce dei riflettori e questo non ha giovato all’immagine dell’attività imprenditoriale, che ha subito ripercussioni. Malgrado vi sia stata un’inevitabile flessione, abbiamo avuto rassicurazioni sul mantenimento di tutti i posti di lavoro, ma parliamo comunque dell’oggi. Ci preoccupa la prospettiva che la situazione possa degenerare”. Non c’è da attendere, dunque, che la decisione del Ministero.

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