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Fotografia: Robert Capa, la solitudine di “un numero uno” Cultura

San Gimignano – La solitudine di “un numero uno”, parafrasi esemplare per esprimere in poche parole l’essenza e la natura del grande  Robert Capa.  Un gigante della fotografia, un  vero numero uno del reportage di guerra.

Diverso da tutti per capacità e libertà di racconto, l’artista elabora romanzi per immagini , siano esse ritratti o espressioni di conflitti interiori. Non decontestualizza lo scatto, esplora i volti, la solitudine, il dolore, lo scontro; i suoi personaggi sono veri, vivi, immediati. Un vero narratore che commuove e spiazza perché i sui scatti sono corposi come un romanzo.

E’ così il volto dell’uomo che esprime stupore, gioia e festa all’ingresso delle truppe alleate a Monreale (Sicilia). La Leica del reporter fissa il momento, l’attimo in cui u  abbanniaturi, cioè il venditore ambulante, urla e si espone all’ironia della gente, ignaro che quel giorno, era il 23 luglio 1943, sarebbe entrato nella storia ( Corriere della Sera-8 maggio 2002, Volti Siciliani). Immagini come frasi cadenzate, acute come il rivoluzionario scrivere del suo amico Ernest Hemingway.

Endre Ernő Friedmann (vero nome dell’artista), di origine ungherese (Budapest 1913), verrà cambiato con  Robert Capa, probabilmente in omaggio al regista di origine italiana Frank Capra.  Come per la penna o il cinema, la foto vale ciò che vale l’uomo che se ne serve. Essa può essere la proiezione dello spirito e del cuore.

R.Capa è forse il fotogiornalista più conosciuto al mondo. La famosissima e controversa immagine del miliziano ucciso sul fronte di Cordova, durante la guerra civile spagnola del 1936-39, è indubbiamente il simbolo di denuncia fotografica  della guerra. Ma il successo della fotografia non fu opera sua, anzi Capa spesso non riguardava  le sue immagini. Alla diffusione ci pensava la rivista Life, che pubblicò questa immagine erigendola a simbolo della lotta antifascista in Europa .

Quando scoppia il secondo conflitto mondiale, in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche, il fotoreporter si trova a New York e come sempre, segue l’esercito anglo-americano nello sbarco in Sicilia (1943).

L’esposizione alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” di San Gimignano segue proprio la conquista del terreno da parte degli alleati, dalla resa di Palermo, attraverso le Quattro giornate di Napoli, fino allo strazio di Montecassino e alle spiagge di Anzio (gennaio 1944). Circa 80 scatti provenienti dal Museo Nazionale Ungherese  conducono il visitatore attraverso un racconto di scatti nel sud e nel centro della nostra penisola.

Oltre alle immagini, Robert Capa ci ha lasciato le sue memorie in un diario pubblicato nel 1947 con il titolo Slightly out of focus . Nel diario l’artista  riporta gli avvenimenti cruenti a cui assiste, racconta le fatiche di un’esperienza avventurosa e descrive la sensazione di vuoto e di angoscia: in particolare di solitudine.

Il suo racconto avvincente utilizza  una comunicazione contemporanea che si avvale di icone, immagini e simboli. Disvela  la “solitudine”; non solo del soldato che vacilla imbambolato nel deserto campo di esplorazione, ma anche dell’uomo Endre Ernő Friedmann. Una solitudine che lo accompagnerà per tutta la vita e che è unica, significante e simbolica nel suo lavoro.

Capa aveva un senso straordinario del reportage- scrive Romeo Martinez nel volume edito Mondadori “riusciva sempre a fotografare l’azione quando questa raggiungeva il suo culmine, riducendo a zero quel famoso tempo di inerzia che corre tra l’intenzione e lo scatto”. Questo anche nei momenti di tregua,  nei brevi frammenti di recupero di un quotidiano fatto a brandelli , come in “Soldati americani a Troina, nei pressi della cattedrale di Maria Santissima Assunta, dopo il 6 agosto 1943”  o  in “ Due autiste di ambulanza  lavorano a maglia vicino al loro mezzo in una breve pausa fra combattimenti, nei pressi di Cassino dicembre1943- gennaio1944”.

In entrambe le immagini fa da sfondo la Vittoria, nell’una come statua che svetta verso il cielo, nell’altra  come  scritta nel  muro retrostante.

Nel 1954 troviamo Robert Capa ad Hanoi, in veste di inviato di ” Life “ per fotografare la guerra dei francesi in Indocina. Il 25 Maggio accompagna una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso. Durante una sosta del convoglio il fotoreporter si allontana in un campo insieme con un drappello di militari dove calpesta una mina anti-uomo, rimanendo ucciso. Muore il 25 maggio 1954 a Thai Binh, in Indocina.

La mostra è molto interessante . Curata in modo scrupoloso ed accurato da Beatrix Lengyel. Lo spazio espositivo si snoda su 4 sale ampie e luminose che esaltano, con luce naturale le fotografie. Gioca a favore della mostra anche la linearità e il minimalismo dell’allestimento.

Robert Capa

In Italia 1943-1944

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”

San Gimignano

Dal 5 marzo al 10 luglio 2016

 

Foto: americano in perlustrazione nei dintorni di Troina 4-5-agosto 1943

 

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