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Fra canoni alti, nero, alloggi per turisti Firenze perde i fiorentini Cronaca

Firenze – Firenze si svuota, e perde uno degli elementi fondamentali alla sua fisionomia: i fiorentini. Non è infatti solo la perdita di funzioni importanti, traslocate dal centro storico all’area di Novoli (dal Palagiustizia al polo universitario a svariati uffici pubblico-istituzionali) a segnare un colpo alla vitalità di un centro storico sempre più “parco turistico” e sempre meno città vera, un altro grande “svuotafirenze” è la presenza dell’affitto al nero, con tutto il contorno di profili che si muovono sul filo della legalità (spesso sconfinando) che il fenomeno reca con se’. Ciliegina sulla torta, infine, la pratica degli affitti turistici “a settimana”, vale a dire la grande cava dell’airbnb.

E’ parlando con Laura Grandi, segretaria provinciale del Sunia, il maggiore sindacato inquilini, che ci si rende conto di come una fattispecie sempre molto presente e mai efficacemente contrastata come l’affitto al nero abbia ricadute pesantissime anche sul mutamento sociale che sta investendo Firenze. Intanto, una stima della gravità del fenomeno, che , dice Grandi, “da stime effettuate dal nostro osservatorio con la Cgil, risulterebbe riguardare il 47 % degli affitti degli alloggi fiorentini”.

Una massa imponente insomma di abitazioni che sfuggirebbero a controlli, tutele, norme di sicurezza. E’ interessante indagare sulla tipologia, se una tipologia precisa siste, degli alloggi che vengono immessi in questo enrome circuito “alternativo”: “Il cenrto storico è da sempre la zona più adatta al ricorso a questo mezzo – spiega Grandi – anche se negli ultimi anni, con lo spostamento del Polo universitario a Novoli, ecco che si è assistito a una crescita esponenziale degli accordi mai regolarizzati nella zona”. Eh già, perché, come da mondo è mondo, il nero sui canoni d’affitto vede come “prede” privilegiate e spesso consenzienti proprio gli studenti universitari. “In questo caso, giocano molti fattori – spiega ancora la segretaria del Sunia – fra cui il fatto che gli universitari hanno un alto grasdo di mobilità per cui vogliono essere liberi di cambiare senza tanti problemi se nell’alloggio non si sono trovati bene, o sono mutate le loro esigenze, o decidono di passare ad altri atenei, o altro. In definitiva sono quelli cui interessa di meno il contratto regolare”.

Accanto, ci sono altri utenti del tutto diversi: gli stranieri che appartengono al variegato mondo della migrazione, perlopiù migranti economici.

“Sono loro, per lo più, ad occupare alloggi nel centro storico – ricorda Grandi – in particolare, si trovano concentrati nella zona mercato centrale- stazione. In questo caso, è necessario distinguere: si va da affitti totalemtne al nero, ad affitti con canoni altissimi cui non si riesce spesso a corrispondere con l’innesco della procedura di sfratto per morosità, fino a contratti che dichiarano una canone e fuori busta si rivelano ben altro. Ma una nota in comune questi alloggi ce l’hanno: ed è la frequente cattivissima condizione dell’alloggio. Ci si trova di fronte noi stessi, quando qualche volta il problema emerge a seguito di accesso con forza pubblica, ad abitazioni che sono tali solo sulla carta”.

Non solo. Esiste anche un altro modo che consente al proprietario di godere degli sgravi di legge e del canone alto. Si tratta dei casi in cui “ci troviamo di fronte ad accordi che vengono fatti col canale concordato, il che permette al proprietario di accedere alla famosa cedolare secca che abbatte il peso fiscale, ma in realtà una parte del canone viene poi corrisposta al nero”.

Ma l’inquilino che volesse dir e basta, che strade ha? “Diciamo che al termine di due anni di passione, con la legge di stabilità qualcosa è stato ripristinato: i proprietari infatti hanno trenta giorni di tempo per registrare il contratto, trascorsi i quali senza niente di fatto l’inquilino può adire al giudice con possibilità di farsi riconoscere un canone agevolato”. Questa disposizione di legge chiude una vuoto durato appunto due anni , vale a dire quando la Corte Costituzionale dichiarò nulla la norma che prevedeva la possibilità per l’inquilino che si trovasse in condizioni di contratto al nero di andare a registrare egli stesso l’accordo al’agenzia delle entrate, con canone agevolato per 4 anni.

“Va da se’ – conclude sul punto Grandi – che da questo dispositivo attuale rimangono esclusi tutti i contratti (e sono la maggioranza) stipulati verbalmente”.

Tornando a Firenze, tutta questa massa di contratti e contratticchi, accordi ed accordicchi, o la totale mancanza di legalità che alligna nel panorama immobiliare cittadino, provoca una vera difficoltà per i fiorentini che volessero rimanere nella propria città, in affitto. Il perché è semplice; da un lato, non si sentono tutelati da contratti che non hanno profili chiari, dall’altro la massa di mercato che accetta condizioni non proprio limpide li “spiazza”, soprattutto per quanto riguarda le famiglie, più restie e mettersi in condizioni di precarietà.

Il rischio, che in parte si sta già traducendo in realtà, è evidente: la Firenze stratificata socialmente, dove accanto al palazzo della nobiltà esisteva tutto un mondo artigiano e popolare che realizzava un fantastico coacervo in cui, spalla a spalla, convivevano i ceti produttivi e redditieri, borghesi e popolari, va a morire.

Infine, ciliegina sulla torta, ecco arrivare gli affitti a “Settimana” a stranieri. Una pratica che dà al proprietario straordinarie possibilità: l’affitto è per periodi brevi, le entrate sono alte, la possibilità del nero tutto sommato agevole. Anche se qualcosa si sta muovendo per un maggiore controllo di questo settore.

Ma ai fini del nostro discorso, la cosa importante è che anche questo mercato in sviluppo ha una conseguenza grave sul mercato dell’affitto “per residenti, e famiglie”: sottrae una grossa fetta del patrimonio abitativo al mercato immobiliare. Così, fra canoni alti, nero, e infine la pratica dell’airbnb, trovare un affitto per residenti a Firenze è sempre più una faticaccia. Non per niente le famiglie residenti molto spesso hanno la casa in proprietà. Le più fortunate.

Idee per ripopolare Firenze? “Intanto, non farne un problema di tramvia o di semplici temi distaccati fra loro come mobilità, vivibilità, ecc. ma affrontare il problema con un taglio politico. Ad esempio, guardiamo alle Murate: uno splendido esempio di edilizia popolare inserita nel cuore cittadino che ha ridato vita a una zona che per molto tempo è rimasta in “coma vigile”. Allora, perché bisogna sentire come è stato fatto nei giorni scorsi, scartare a priori la possibilità di mettere edilizia popolare nel centro storico?”. E, tanto per fare esempi, Laura Grandi cita la caserma di Costa San Giorgio: “Cosa si sta aspettando? Di trasformarla nell’ennesimo resort? Che ne dite di metterci famiglie, persone che non vogliono o non vorrebbero vivere in un altro posto, bensì nella loro città? Del resto, anche l’accordo che è stato stipulato, circa la tassa di soggiorno, fra il portale Airbnb e il Comune, che dovrebbe portare un flusso considerevole di introiti, potrebbe essere utilizzato per una percentuale da dedicare al ripristino di case del Comune, in omaggio alla politica di ripopolamento di cui sopra”. Infine, l’appello alle istituzioni del Sunia, riguarda anche una proposta politica che guardi alla famiglia: ad esempio, incentivi fiscali per i proprietari che affittano a famiglie. Perché il bene più prezioso di Firenze, tutto sommato, sono proprio i fiorentini.

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