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Francesco: il Papa venuto dalla fine del mondo Opinion leader

Nel corso del Vaticano II, “si era posta la questione della povertà e dei poveri rispetto al presente della realtà della Chiesa”. Nelle discussioni e nei documenti conciliari però le ricadute furono molto limitate e parziali.
Nell’America Latina, l’assemblea episcopale di Medellin ne riprese le prospettive. Gli orientamenti della chiesa dell’America meridionale ne furono caratterizzati per più anni. Roma poi intervenne con il pretesto di “combattere le infiltrazioni marxiste nella Teologia della Liberazione che di quella prospettiva era stata  l’espressione principale”. Gli interventi romani ne eliminarono in gran parte lo slancio.
Nella lettera ad Eugenio Scalfari, pubblicata lo scorso 11 settembre, papa Francesco ha ricordato che nei secoli della modernità, la fede cristiana è stata bollata  come il buio della superstizione  in opposizione alla luce della ragione.
Questo ha determinato un processo di progressiva incomunicabilità tra la cultura d’ispirazione cristiana e la cultura moderna d’impronta illuministica

Grazie al Concilio Vaticano II è  giunto il tempo  per  un dialogo aperto capace di riavviare un serio e fecondo incontro. Per chi cerca d’essere fedele al dono di seguire Cristo nella luce della fede, questo dialogo è una espressione indispensabile.
La sicurezza della fede,infatti, rende possibile la testimonianza ed il dialogo con tutti. “La fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro…ci mette in cammino e rende possibile la testimonianza ed il dialogo con tutti”  “la fede è custodita nei fragili vasi d’argilla  della nostra umanità”

Per  chi non crede in Dio, la questione del bene e del male sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare ed ubbidire ad essa significa , infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. Su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire
Le reazioni alle posizioni espresse fino ad ora, alla lettera di  Francesco, non sono state poche ne di poco conto.
Hans Kung teologo. Il Papa “esorta non soltanto al dialogo con i non credenti,bensì lo mette in pratica….agendo con piena comprensione per le ragioni degli altri…Nessuno dispone della verità assoluta.  La verità della fede, come ha manifestato in Cristo l’amore di Dio, è essenzialmente una relazione. La natura di Gesù come figlio di Dio non deve escludere gli altri ma invece deve aprire a tutti gli esseri umani la vocazione a sentirsi figli di Dio. La verità della fede fu più volte strumentalizzata da cupi superstizioni  contro la luce della ragione”.

Umberto Veronesi chirurgo e politico ateo non credente. “Al centro del dibattito c’è Gesù…noi laici siamo ammirati dall’insegnamento umano di Gesù e gli siamo vicini perché crea un terreno favorevole ad un’etica condivisibile basata sull’amore, la solidarietà e la pace. Non possiamo tuttavia accettare la sua dimensione divina….. Anche di fronte ad un nodo così complesso , Bergoglio non si è arroccato nella rigidità fideistica. E questa è la seconda ragione del mio stupore…Non mi aspettavo una ricerca di dialogo così diretta ed aperta.”
Massimo Cacciari, filosofo ateo. “Le riflessioni di papa Francesco mi sembrano riprendere le idee che il cardinale Martini aveva cercato di proporre alla Chiesa tutta, in particolare con la cattedra dei non credenti…. La grande novità è che questa linea di pensiero e di azione è oggi fatta propria  dallo stesso pontefice.”

Riccardo di Segni, rabbino capo di Roma.”Questo pontificato non smette di sorprendere. Le idee che Francesco esprime non sono eterodosse. Si sono affermate sulla scia del Concilio come dialogo e tolleranza. Il fatto che l’ebraismo sia radice santa del cristianesimo, è fondamentale. Paradossalmente dopo secoli di predicazione cristiana contro la “superstizione giudaica”, oggi la fedeltà ebraica diventa un modello per i cristiani e per l’umanità. E’ una svolta …significativa di cui anche gli ebrei dovranno prendere coscienza
Eugenio Scalfari, giornalista, destinatario della lettera. Papa Francesco sottolinea la distinzione tra la sfera religiosa e quella politica(date a Cesare…). Alla società civile tocca il compito di articolare  nella giustizia e nella solidarietà, nel diritto  e nella pace una vita sempre più umana. Questo come servizio all’uomo. In un regime di libertà e di democrazia convivono diverse visioni del bene comune che si confrontano e scontrano. E’ un servizio che passa attraverso la conquista del potere. Papa Francesco lo sa e la Chiesa l’ha sperimentato facendo del potere uno dei cardini della sua storia fino al 1870. Anche dopo questa data,però, la “temporalità” cattolica è continuata sotto altre forme, in particolare in Italia. Papa Francesco ha interrotto e sta cercando di capovolgere questa situazione. La trasformazione in corso nella Curia e nella Segreteria di Stato, sono segnali estremamente importanti.
Una apertura verso la cultura moderna e laica di questa ampiezza, una visione così profonda tra la coscienza e la sua autonomia non aveva  mai avuto luogo nella cattedra di Pietro. Neppure papa Giovanni e le conclusioni del Vaticano II ,erano arrivati a tanto.

 

Franco Gentile

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