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Francesco Ventriglia: diamo voce ai giovani e riportiamo la danza in Italia Danza in fiera

Da tre anni sei direttore di MaggioDanza. Nel frattempo sono accadute molte cose, anche al teatro Comunale che tuttora vive una stagione problematica.
Sì, in questi anni sono successe molte cose, anche in teatro. Alcune brutte ma tante altre belle, soprattutto nel corpo di ballo. Quando sono arrivato c’era molto da fare ma abbiamo cominciato subito a crederci, comunque e malgrado i problemi. Io sono stato nominato direttore a trentadue anni, con una forte esperienza come danzatore e coreografo, ma non avevo mai diretto. Con me Firenze, e le persone che in quel momento erano a capo in questa città e nelle istituzioni, hanno voluto veramente lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Credere che un giovane con la sua passione, energia e onestà, ancora scevra dai condizionamenti tipici dell’età, potesse fare della buona danza nel suo paese.

Un bilancio anche positivo, dunque.
Tornando alle cose belle accadute, oggi abbiamo, all’interno di un teatro così importante, un corpo di ballo bello, vivo, composto da quasi quaranta elementi all’80% compresi in un’età che va dai diciotto ai trenta anni. Abbiamo un repertorio che è stato completamente ribaltato in soli tre anni: passiamo da titoli di Kiliàn, Balanchine, Preljocaj, Bournonville a Billy Forsythe che entra quest’anno. Faremo una tournée al Belgrade Dance Festival dove passano le maggiori compagnie del mondo. E’ la prima tournée all’estero dopo molti anni. Questo vuol dire che abbiamo seminato e stiamo seminando ancora bene.

Di recente hai detto “di danza si mangia”. Credi ancora in un futuro della danza in Italia?
Assolutamente sì e fortemente. In Italia è molto difficile che la danza possa essere un mestiere che ti consente una vita normale, come avviene invece in tanti paesi. Io credo che debba essere possibile e convinco i ragazzi di venti anni a rimanere in Italia, magari a Firenze con me. Certo si può andare a Vienna, a Berlino, in Francia o in Svizzera dove i ballerini hanno stipendi incredibili. Ma perché non mettersi invece tutti insieme e ridare la danza italiana in mano agli italiani? Abbiamo a lungo affidato direzioni e interpretazioni ad artisti non solo italiani, quando poi all’estero le compagnie sono “abitate” da italiani. Si può fare molto anche qui. A MaggioDanza, malgrado le difficoltà, in tre anni siamo passati da venti a cinquantatre spettacoli e molte cose belle devono ancora succedere. Di recente è venuta a trovarci Sylvie Guillem, una cara amica con cui ho ballato, che è forse la più grande danzatrice di tutti i tempi. L’ho invitata e ha trascorso due giorni con noi dandoci tanti suggerimenti. Alla fine ci ha detto che nel 2014 verrà a ballare con noi. Vuol dire che ha trovato nella nostra compagnia un livello alto, che va protetto e incentivato sempre di più.

Dal 21 al 26 febbraio torna Short Time, il primo e unico contest a livello nazionale per coreografi, ormai entrato stabilmente nel programma del teatro. Quali sono stati i risultati più significativi dell’edizione pilota 2012?
E’ stata un’edizione bellissima in cui sono successe molte cose interessanti. La prima che i coreografi si sono scritturati tra di loro. Si sono passati gli ingaggi e si sono create connessioni e amicizie. Gli artisti non solo hanno trovato un luogo in cui esprimersi con tutte le condizioni giuste, ma anche un dopo. E questo è straordinario, e succede solo a Firenze. Altra cosa importante è che le coreografie di Short time sono rimaste nel repertorio del teatro, quindi durante l’anno le abbiamo riproposte.

E il programma di quest’anno? E’ un’edizione più ricca o comunque diversa?
Diversa. Ci sono otto titoli invece che dieci, perché mi è sembrato più opportuno. Ci saranno però anche l’Hip hop e la danza acrobatica. Quest’anno oseremo un po’ di più con gli stili. 

Come sono stati selezionati i giovani coreografi che partecipano.
Da me, tramite la loro proposta in dvd o in diretta. Io sono un tipo curioso, vado a vedere spettacoli ovunque, anche nelle periferie e nelle cantine.

Quest’anno hai voluto legare Short Time II a Danzainfiera. E’ difficile fare sinergia nel mondo della danza?
Sì, ed è un peccato. Non con Danzainfiera dove ho trovato una bella collaborazione. Ma in generale nel nostro paese è difficile, anche se fare rete aiuterebbe. Tutti abbiamo delle difficoltà, ma potremmo far circuitare i titoli, comprarli insieme. Il mio sogno è fare a Firenze un summit di tutti i direttori di corpo di ballo italiani, spero di riuscire a organizzarlo.

Parliamo del programma 2013 di MaggioDanza. Una sintesi di tradizione e innovazione. Dopo l’esordio con Short Time II, in aprile arriva La Sylphide. Perchè il balletto romantico per eccellenza?
Dopo un contest così contemporaneo il balletto classico! A Firenze ce lo possiamo permettere perché abbiamo degli artisti con così tanto talento e così versatili, che possiamo ballare l’Hip hop e Bournonville. Non tutti hanno queste grandi chances. Noi a Firenze le abbiamo e io ne approfitto per variare il programma.  

Pensi che il pubblico giovane sia ancora attratto dal balletto classico?
Moltissimo, c’è un pubblico giovane innamorato del balletto classico. C’è stato un momento diverso, per colpa nostra, perché non lo abbiamo spiegato bene. Oggi il balletto classico è fatto con il rigore delle sua essenza unita alla modernità delle sua esecuzione. E così abbiamo visto come regalo di San Valentino due biglietti per uno spettacolo di danza!

E le tue nuove creazioni?
Il Bolero di Ravel che creerò per gli spettacoli estivi di Palazzo Pitti. Sarà un Bolero ispirato alle tele di De Chirico, quindi con uno spazio strano, ma che ovviamente conserverà tutta la sensualità della partitura musicale. E poi c’è una mia versione, piccola, dell’Historie du soldat per Belgrado, che andrà in scena insieme a Les Noces di Stravinskij.

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