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Francia, carcere e multa a chi filma la polizia in azione Politica

Parigi – La fine del 2020 rischia di essere sempre più in salita per il governo francese che deve combattere non solo contro l’epidemia del coronavirus ma anche cercare di affilare le armi contro il terrorismo che la ferma posizione del paese sulla difesa della laicità e della libertà di espressione rischia di continuare ad alimentare.

Mentre nel paese le misure di confinamento continuano a suscitare critiche perché spesso confuse, contraddittorie o assolutamente incomprensibili per i più come quella di chiudere le librerie, una misura che ha suscitato una forte ondata di proteste,  il fronte degli attacchi all’esecutivo rischia ora di allargarsi ulteriormente a causa di un progetto di legge già bollato come” liberticida”.

Per cercare di proteggere una polizia che negli ultimi tempi è stata oggetto di crescenti attacchi, nel testo sulla “sicurezza globale” ora all’esame è stato aggiunto un paragrafo che vieta di  diffondere immagini di operazioni di polizia,  pena un anno di carcere e una multa da 45.000 euro se le immagini permettano di identificare gli agenti in azione.

Un’iniziativa che il ministro degli interni Gerald Darmanin aveva promesso a poliziotti e gendarmi, come lui stesso ha dichiarato all’inizio della settimana. Le reazioni non sono mancate:  Claire Hédon che presiede alla difesa dei diritti ha subito reagito per esprimere la sua preoccupazione mettendo in guardia il governo  che in nessun modo si deve intralciare il diritto della stampa né quello all’informazione e che l’informazione sugli interventi della polizia è “legittima e necessaria per il funzionamento della democrazia”.

Giornalisti e sindacati si già messi sul sentiero di guerra, con l’obiettivo che l’articolo 24 venga ritirato perché, accusa Reporters sansa frontières, «è un testo pericoloso per la libertà di stampa ». Anche per il sindacato SNJ-CGT si tratta di un « testo liberticida ».

Per  la deputata che ha presentato il progetto di legge, Alice Thourot l’articolo contestato  non impedirà invece ai giornalisti di fare il loro mestiere  o di filmare le operazioni” ma cercherà di impedire “appelli alla violenza contro membri delle forze dell’ordine che sono presi di mira sui social”. All’interno del partito i maggioranza del presidente Emmanuel Macron che ha presentato il progetto di legge si sono sentite, scrive “Le Monde ” solo poche voci si sono dissociate  dall’’articolo 24 che a loro avviso che tiene poco conto delle libertà pubbliche ed è ritenuto un “ordine del governo »

La diffusione di immagine, filmate sia da giornalisti che sa semplici dittadini, ha permesso negli ultimi tempi di denunciare pubblicamente molti casi di violenza poliziesca. Ad esempio il lavoro del giornalista e scrittore Davisd Dufresne  che ha seguito gli interventi delle forze dell’ordine per contenere le manifestazioni dei ‘Gilets Jaunes » , ha permesso di smentire il governo che negava ogni violenza  nei confronti dei manifestanti con immagini che parlavano chiaro.

Il bilancio, ha denunciato prove alla mano, è  stato di un centinaio di feriti gravi,  e la perdita di un occhio o di una mano di numerosi manifestanti. Anche le forze dell’ordine , va detto, sono state spesso prese di mira, spesso con attacchi violenti ai commissariati, come quello nei giorni scorsi Champigny-sur-Marne, nella regione parigina.

 

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