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Fusione Mps, Piccini: “No a Unicredit, meglio una banca per le Pmi” Economia

Siena – “Le nozze con Unicredit? Non sono d’accordo”. Così esordisce Pierluigi Piccini, per più di un decennio sindaco di Siena, con alle spalle incarichi manageriali nel Monte dei Paschi, intervistato da Stamp sul progetto di fusione tra la banca senese e Unicredit.

Perché no?
Prima di tutto perché non risolvono i problemi della banca. I giochi non sono ancora fatti. Bisognerà attendere che il 28 la banca presenti il suo piano industriale e fino ad allora è difficile fare previsioni.  Prima bisogna vedere cosa viene fuori, perché ancora non è uscito un documento finale. Nel frattempo la banca ha aperto il data room che ha messo a disposizione i dati per i soggetti accreditati. La situazione è complessa. Questa vicenda poi si concluderà in Parlamento crisi permettendo.

Ma ci sono altre opzioni?
C’è un’altra ipotesi, quella di una banca pubblica di investimenti sul modello di quelle esistenti in altri paesi, come la Francia,  che sta raccogliendo in giro consensi. La situazione è aperta, da quello che si capisce c’è una parte tecnica del MEF a  favore di Unicredit e Cinque Stelle che spinge per una operazione più complessiva che coinvolga anche la Banca Popolare di Bari.

Ma quest’ultima soluzione avrebbe senso?
Si, se invece di affannarsi ad individuare un piccolo “boccone” che l’Unicredit di turno sia disposto a lasciare, con tutti i rischi di trovarlo infestato da pesanti eredità di sofferenze e responsabilità, bisognerebbe invece guardarsi intorno ed esaminare le nuove opportunità che si stanno aprendo nel settore della finanza.
La più visibile ed interessante è già stata oggetto di una prima analisi del Ministero dello Sviluppo Economico il quale riconosce la necessità di dotare il Paese di un nuovo strumento per il sostegno e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese, un settore insufficientemente servito dalle banche commerciali e che contiene grandi potenzialità di rilancio produttivo ed occupazionale.

Siena come vive i problemi di MPS?
Un po’ gliene importa ma un po’ è anche delusa e stanca. La maggioranza al Comune pensa a far causa alla Banca, mentre le minoranze, di cui faccio parte, vorrebbero impostare il rapporto con il Governo su una base di trattativa per trovare una soluzione unitaria sia economica che industriale. Per questo motivo non siamo arrivati a un documento unitario. Con una parte  appunto che spinge per un’azione giudiziaria e l’altra per una trattative con il governo.

La città risente di questa situazione?
Il tessuto senese è a pezzi economicamente. Ma la città non si muove, non ha una progettualità vera, non riesce a promuovere un’innovazione profonda. Come in passato  tende solo a consolidare la rendita di posizione. Si muove senza innovare non ha progetti s non vuoti di contenuti. Certo la perdita dell’autonomia della banca ha inferto una ferita profonda, ma la risposta che da l’attuale maggioranza comunale è  sulla difensiva e non è riuscita in questi anni a farsi punto di riferimento per una innovazione di sistema economico e sociale. I contenuti sono sempre gli stessi cosi come le alleanze sociali diventate sempre più deboli e distratte.

Ma Siena non sta riflettendo su un rilancio della città che non ruoti solo attorno al futuro della banca?
Grandi risvegli non se ne vedono.  Ad esempio vogliono fare di Santa Maria della Scala una galleria, uno spazio espositivo e non un centro per la creazione di cultura. Pur sapendo bene che le mono economia come quella che domina Siena è sotto posta a tutti i rischi come quelli legati alla crisi del turismo a seguito del Covid 19. I PIL per essere forti e vincenti devono essere articolati e alimentati da un reddito prodotto da lavoro reale.  Ma cambiare è difficile quando per decenni e decenni Sera è stata alimentata da rendite di posizione e parassitarie e per ora non si vede un progetto medio lungo capace di capire nuovi orizzonti per il futuro.

 

Foto: Pierluigi Piccini

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