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Futuro della Sinistra, è un Caffè amaro per Mineo Politica

Firenze – Caffè amaro per la Sinistra? Corradino Mineo scrive sul suo blog:“Ieri, a Firenze, con Gianni Cuperlo – splendido il suo intervento sulle colpe della sinistra per aver accettato un’idea di Europa che tradisce l’Europa – ho partecipato a un dibattito che aveva per tema che cos’è il Pd? Tutti gli interventi hanno detto che il tempo è scaduto, se la sinistra rientra nei ranghi e vota in Parlamento per la riforma elettorale, non avrà domani. Rimandare lo scontro al congresso nel 2017 è da folli. C’è l’articolo 67 della Costituzione. C’è ancora (e per poco) l’autonomia del mandato parlamentare. Abbiamo il dovere di dire forte il nostro no. O tacere per sempre.”

A Firenze, dunque, lunedì scorso, la presentazione del libro “Il Caffè amaro: Costituzione, Sinistra, Futuro” (Imprimatur editore) di Mineo è stata occasione per discutere insieme a Gianni Cuperlo sul Pd di Renzi e il Pd di coloro che si vogliono “di sinistra”: è possibile trovare una mediazione? E’ inevitabile uno scontro? Quale futuro?

Nel Caffè amaro, Mineo spiega la sua scelta di farsi uomo politico mettendo da parte una lunga carriera di giornalista, e racconta questi due anni da senatore che non può far tacere il suo istinto, indagatore e critico, per assuefarsi alle strategie della politica reale. Il giornalista e il politico non riconoscono più nel Pd di oggi un’idea di sinistra: “Renzi dà per scontate molte idee di sinistra e si propone come il solo che possa realizzarle, magari dopo aver spianato tutto quello che gli pare troppo ideologico o dogmatico. Credo che si consideri egli stesso un uomo della sinistra. Solo che per lui, come per molti della sua generazione, i confini della sinistra diventano vaghi e le qualità di sinistra piuttosto sfumate”.

Non si possono non riconoscere a Matteo Renzi spregiudicatezza, abilità e “la straordinaria capacità di sapersi concentrare sulla partita in corso, di individuare ogni debolezza dell’avversario e dare battaglia nel momento più propizio … a Matteo non interessa il denaro, preferisce scommettere sul potere: vincere per fare quello che molti vorrebbero e nessuno riesce, salvare l’Italia. Il guaio è che non vede oltre la partita in corso (…)”

Secondo Corradino Mineo il progetto del segretario del Pd è quello di una “democrazia governante” e teme che tutta questa spregiudicatezza produca una legge elettorale e un Senato che trasformano la nostra democrazia parlamentare nella democrazia di un uomo solo al comando. Teme per la rappresentatività, e teme che vengano asfaltati i poteri intermedi.

Nel dibattito Gianni Cuperlo riconosce che è “scomparsa dallo scenario italiano la categoria del rimpianto”, pur essendo molte le critiche al Presidente del Consiglio, sono rimasti in pochi a rimpiangere i vecchi esponenti del partito come Pierluigi Bersani o Massimo D’Alema. La sinistra dovrebbe tornare ad essere credibile e autorevole ma che Matteo Renzi smetta di considerarla un avversario. L’Europa ci può aiutare a equilibrare le carenze della classe politica italiana, però di fronte all’ossessione dei numeri della politica economica si impoveriscono gli obiettivi europei.

Mineo e Cuperlo sono d’accordo che la sinistra di oggi dovrebbe ripartire discutendo di Europa e di immigrazione, senza dimenticare valori che possono sembrare vecchi di oltre due secoli ma cambiando “il modello teorico come uno scienziato cambia ipotesi quando quella vecchia non riesce più a sorreggere il lavoro di ricerca”. In questa realtà contemporanea così complessa è necessario discutere e lavorare tutti insieme politici, scienziati, psichiatri, economisti, sociologi  e storici.

Il pubblico però ha incalzato e chiesto atteggiamenti più chiari e concreti: “Siamo con voi ma dovete fare qualcosa, altrimenti al Congresso del 2017 non ci arriviamo, dovete trovare il modo di ricreare un partito che ci rappresenti”

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