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Chini all’Antella: sempre nuovo, da riscoprire Cultura

Il Cimitero Monumentale dell’Antella è ben noto a coloro che si interessano di arte e di storia fiorentina, nonché di architettura: infatti vi sono sepolti, tra gli altri comuni mortali, anche personaggi e artisti illustri, incluso Galileo Chini, cui la mostra che inaugura il 27 ottobre alle 15, è dedicata. Il cimitero si presenta come un piccolo museo giacché sepolcreti, cappelle e loggiati sono stati fatti decorare tutti sia da privati che dalla Misericordia, in maggior parte con la partecipazione dei Chini (Dario, Galileo, Leto, Tito) della Manifattura Fornaci S. Lorenzo. L’impatto architettonico più elegante è senz’altro la cupola centrale che si trova dopo il piazzale d’ingresso, adornata con un leggiadro Gloria di Angeli che Galileo Chini affrescò nel 1911 prima di partire per il Siam. A pochi metri, nelle stanze della Confraternita, la nipote Paola Chini Polidori, sta allestendo questa sorprendente mostra dedicata ai temi sacri, ma direi piuttosto alla pittura del Chini più emotivamente coinvolto nelle tragedie umane. “Sono trenta grandi opere, come puoi vedere, molte delle quali illustrano gli sconvolgimenti che le guerre causano negli esseri umani, quindi è una mostra tematica, nella quale viene presentato anche il restauro della lunetta in ceramica con San Giorgio”. Studiando le tele che impressionano sia per dimensioni che per drammaticità, si comincia a capire meglio l’ampia gamma di interessi di Galileo, noto ai più piuttosto per la maestria e la raffinatezza decorative. “Tanti critici sono disorientati da una figura come Galileo – mi conferma Paola – uno spirito libero che non si lascia inquadrare". La conferma viene anche da Piero Pacini, conoscitore e curatore di Chini: “Una mostra anomala questa, di solito si mostrano le smaglianti ceramiche e i dipinti luminosi dell’esperienza in Siam. Qui nei quadri invece c’è una forte matrice simbolista, e molti spunti personali delle incertezze della vita dell’artista, espressi attraverso la rappresentazione della paura della morte. Con questa esposizione si è cercato di completare il personaggio Chini, artista molto colto e attento a quello che succedeva in Europa”. A cominciare dall’impatto col disegno preparatorio per il vigoroso S. Giovanni,  al volto di Cristo, circondato da facce di uomini contorte come maschere (La verità passa, foto), poi il terribile, grifagno Giuda del 1925, è evidente il perché della virgolettatura all’aggettivo sacro! Il polittico intitolato L’idolo del 1947 è il più simbolico e quindi enigmatico di tutte le opere esposte: contiene varie figure, tra cui un Cristo che trasporta la croce, e incede con un abito d'un rosso abbagliante, fino all’ultimo elemento che raccoglie particolari come una mano con carte da gioco, una figura femminile con ventaglio, un uomo (un autoritratto?) in camice bianco e una Vittoria alata in mano, vicino a una bimbetta nuda e impudica…Sbalorditivo  collage di visioni alterate, quasi la rivisitazione di sogni e di presagi.  Del 1954 è Follia macabra, un periodo triste per Chini che andava perdendo la vista e Ultimo amplesso (Chini morì nel ’56), con figure in pose scomposte e senza volto, segnate da pennellate di nero e di marrone scuro, dove la Morte è ben riconoscibile. Con ciò la mostra è molto affascinante e si consiglia di vederla, comprende anche opere serene e affatto inquietanti, come l'Annunciazione, e un Adamo ed Eva dove la nostra progenitrice è molto più simile a una Venere callipigia oppure a una 'bagnante' impressionista. Come si suggerisce di non perdere (lavori di bonifica permettendo!) la rappresentazione del Gianni Schicchi dell’Accademia del Maggio Fiorentino dal 19 al 23 dicembre prossimi. Questa è la sorpresa che ci ha riservato Paola Chini: “Il nonno eseguì la scenografia  per la prima dell’opera al Metropolitan  nel 1917 e il Maggio Formazione, l’accademia dei giovani del Teatro Comunale, mi ha chiesto di poterla replicare. Ho dato loro anche dei fotocolor inediti con cui credo faranno una proiezione”. Dal Maggio Fiorentino Formazione, la scuola di nuovi talenti nei vari campi dell’attività teatrale, confermano l’ispirazione determinate di Galileo Chini per questa nuova edizione di Gianni Schicchi, “ che sarà anche una vetrina per giovani voci emerse dai corsi per cantanti di Maggio Formazione, cui si offre un’occasione unica per la loro futura carriera”. Galileo sempre nuovo e sempre partecipe, quindi, anche alla nostra contemporaneità

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