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Galileo Chini e l’Oriente Cultura

A breve distanza dal convegno ed esposizione fotografica di Genova e dalla tavola rotonda del maggio di quest’anno svoltasi nell’ambito del XXIV salone internazionale del libro a Torino Lingotto sugli scambi culturali italo-thai, si torna a parlare di Galileo Chini.
Il convegno “La collezione Chini a Firenze” si terrà presso il Museo di Storia naturale dove è conservata la collezione di cimeli orientali del grande maestro, da lui stesso donata nel 1949.
Il nucleo principale della collezione, che comprende 356 opere, fu raccolto da Chini tra il 1910 e il 1913, durante la sua permanenza in Thailandia nel corso della quale si dedicò all’affresco dell’Ananta Samakhom throne hall, la sala del trono del palazzo reale di Bangkok, opera commissionatagli dal re del Siam Rama V che aveva avuto modo di ammirare le opere di Chini a Venezia.
Chini, che espose un ampio numero di opere siamesi già nel 1914 in una sala personale della IX Biennale di Venezia, mantenne sempre reminiscenze di questa sua esperienza orientale, come dimostra il complesso impianto decorativo delle Terme Berzieri di Salsomaggiore concluso nel 1923.
La collezione fiorentina comprende manufatti thailandesi e cinesi, questi ultimi rappresentati da splendidi costumi, porcellane e oggetti femminili di lusso come ventagli e porta profumi. I cimeli thailandesi, invece, vedono oggetti di uso quotidiano, sculture lignee e votive, strumenti musicali e frammenti del tempio di Ayuthia, l’antica capitale del Siam distrutta nel 1767.
Complessa la storia della collezione che prima di approdare al Museo di Storia naturale subì non poche vicissitudini, ricostruite attraverso la documentazione giacente nell’Archivio storico del Museo.
Donata nel 1949, fu esposta solo nel 1955, anche su sollecitazione di Giorgio La Pira, allora sindaco di Firenze. L’inaugurazione nel dicembre dello stesso anno coronò il desiderio del Maestro di lasciare queste sue cose a Firenze: “come cittadino fiorentino chiedo che nessun oggetto facente parte della donazione debba, sia pure temporaneamente, essere allontanato da Firenze e che qualora il Museo dovesse essere traslocato in altra città, la collezione passi al Comune di Firenze”. Questo dallo stralcio di una lettera parte della ricca corrispondenza intercorsa tra la direzione del Museo e Chini, che volle assolutamente fosse ordinata e fruibile lui ancora in vita.
Ne parleranno Monica Zavattaro, del Museo di Storia naturale, Neungreudee Lohapon dell’Università di Bangkok, Maurizia Bonatti Bacchini storica dell’arte, Sibilla Panerai dell’Università d’Annunzio di Chieti e Paola Chini, conservatrice dell’Archivio Galileo Chini. 

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