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Gallerie d’arte a Firenze: piccole e povere? Opinion leader

Questo quotidiano si dedica volentieri ad informare settimanalmente sui programmi delle gallerie d’arte toscane (ma anche delle istituzioni museali) dedicati alla contemporaneità – che non è una parolaccia da censurare. Forse però è giunto il momento di fare un po’ di chiarezza e di dire le cose come stanno, senza inutili ipocrisie. Chi frequenta le vernici sempre più rare delle altrettanto rare gallerie del territorio ancora, coraggiosamente, attive, lo fa per vero interesse, solidarietà e amicizia con gli artisti e i galleristi. In alcune situazioni, magari c’è anche il collezionista che viene – perché no – ad annusare l’aria, in vista di un probabile “affare” in tempi di crisi dura. Di solito c’è aria di festa e ci si scambiano opinioni e sorrisi, perché in questi ambienti si crede ancora che “cultura” e “qualità della vita” (tema della prossima Biennale Internazionale Florens) vadano strettamente insieme. E’ molto probabile che chi guarda dal di fuori, abbia invece tutt’altro pensiero e si chieda come mai si perdano energie e denaro in questo genere di manifestazione, di cui non si afferra lo scopo, quando addirittura non lo si fraintende.

Facciamo un esempio, prendiamo la galleria Il Ponte di via di Mezzo: sabato 20 ottobre inaugurerà alle 18 un’altra mostra, dedicata a un giovane artista albanese, Artan (Shalsi) “che  rilegge le forme della scultura classica con materiali contemporanei, come l’acciaio inossidabile o l’alluminio: le sculture, battezzate Pieghe, diventano chiave di lettura della forma, ricerca la poeticità del linguaggio scultoreo”. L’opera, una vera e propria installazione ambientale, è per l’artista l’espressione di una volontà chiara: «questo lavoro – dice Artan – non rappresenta l'orizzonte in sé… è un orizzonte, uno solo di infiniti orizzonti possibili. Non voglio simboleggiare l'orizzonte, ma racchiudere un orizzonte in una stanza».

Cosa c’è di strano? C’è che appena pochi giorni fa Il Ponte ha presentato il lavoro di altri due artisti, il fotografo Carlo Cantini e lo scultore Giampaolo Di Cocco, tuttora in mostra sui due piani della galleria; e che sabato installerà la grande scultura di Artan nella saletta-lounge di solito adibita a luogo di sosta e relax, come seconda mostra parallela all’altra. La galleria gestita da Andrea Alibrandi, è tra le più serie e storicamente radicate nella cultura cittadina, e certo non è la sola di cui si potrebbe qui tessere l’elogio. E’ quindi impazzito il bravo Alibrandi, oppure sia lui che altri qui in Toscana, come lui stanno stringendo i denti e vanno avanti nel loro lavoro, perché non si sentono per niente “poveri e piccoli”, ma anzi, sono orgogliosi del lavoro che fanno e del ruolo che ancora coprono in una città come Firenze, anche se questa non ha esattamente le dimensioni delle capitali europee (le quali, comunque, non se la passano tanto meglio di noi quanto a risorse e volontà di spendersi per progetti culturali).

 

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