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Galleristi toscani all’Arte Fiera di Bologna Cultura

L’Arte Fiera di Bologna si è chiusa appena in tempo per evitare questo inverno siberiano che ne avrebbe di certo decimato i visitatori, già previsti in calo. C’era un altro nemico in agguato quest’anno: la recessione incombente e lo spauracchio della crisi economica non solo nostrana. Nonostante tutto questo le reazioni dei galleristi toscani in fiera non sono lamentose e neppure deluse. Alessandro Bagnai ha puntato su una monografica dedicata al lavoro recente di Pizzi Cannella: “E’ stata una scelta vincente, avevamo lo stand sempre pieno e abbiamo concluso qualche buona vendita. I visitatori erano persone di qualità – racconta Antonella Bagnai – e l’afflusso piuttosto soddisfacente. Ho notato che i rampolli di famiglie affluenti girano oggi con un consulente che è quello che prende i contatti e decide quale artista acquistare”. Ottima fiera, secondo Susanna, assistente della Galleria Il ponte, che ha portato i collagisti francesi, Icaro, Staccioli, Spagnulo, e anche Zorio, Salvo, Arman e César: “E’ stata una fiera ridotta, è vero, e certe esclusioni sono criticabili, però ho visto più rigore da parte di tutti i presenti. Tanti visitatori e bella gente, interessante e interessata, tra cui abbiamo trovato nuovi contatti”. Ficara ci va più cauto: “Ho portato i miei cavalli di battaglia, Accardi, Alviani, Castellani, Nunzio, e giovani come Asdrubali,  abbiamo avuto un buon afflusso, diciamo che abbiamo ripreso le spese, che di questi tempi non è poco”.Il giovane  Marco Poggiali, della Poggiali e Forconi, dichiara che non è andata né male né bene, considerato che la loro squadra di artisti gira tra i trenta e i quarant’anni: “Un clima di prudenza,  qualche timore, ma il mercato tiene e essere a una fiera dà comunque la possibilità di incontrare nuovi collezionisti”. Carole Biagiotti che ha una galleria di arte contemporanea e punta su giovani ancora non quotati nei listini ufficiali, considera Bologna comunque una vetrina, però denuncia le pastoie che soffocano il mercato italiano in caso di vendite, cosa che spinge i possibili acquirenti a rivolgersi all’estero. Dello stesso parere Sonia Farsetti, un nome che è garanzia di una dinastia di galleristi con una lunga esperienza e un solido caveau. “La fiera l’abbiamo trovata un po’ sottotono, forse per le 50 gallerie in meno, comunque per noi non è un appuntamento imprescindibile. Sono passati meno stranieri, qui da noi ci sono troppi problemi per l’esportazione di opere di più di 50 anni, poi c’è il diritto di seguito, una legge assurda con un ricarico del 4% sull’intero valore, che per esempio in Svizzera non esiste, perciò tanti comprano da galleristi di quel paese”. Roberto Casamonti si dichiara soddisfatto: “Questo lo si può definire un momento di disorientamento, ma per quanto mi riguarda ho avuto anche quest’anno la conferma che gli acquirenti pensano che è sempre meglio un quadro d’autore – e io ne ho parecchi di questi gioielli di famiglia, da Alighiero & Boetti, a Fontana, da  Arnaldo Pomodoro a De Chirico o Sironi – che investire in azioni. Pure le banche falliscono, ma un buon dipinto non ti tradirà mai”.
(N.B. Il “diritto di seguito”  è il diritto dell’autore di opere delle arti figurative e dei manoscritti a percepire una percentuale sul prezzo di vendita degli originali delle proprie opere in occasione delle vendite successive alla prima).

Nella foto: Chinatown, Pizzi Cannella.

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