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Generazione NEET, aumentano i giovani che non lavorano e non studiano Economia

La disoccupazione figlia della crisi sembra penalizzare maggiormente giovani, lavoratori autonomi e laureati in discipline umanistiche o scienze sociali, molti dei quali trovano spesso impieghi che poco o nulla hanno a che fare con gli studi svolti.
E’ solo uno dei tantissimi aspetti  presi in esame dal Rapporto Bankitalia 2012 sull’economia toscana, presentato oggi nell’aula magna della Facoltà di Economia. Un’analisi a 360 gradi che restituisce uno screening dettagliato su attività produttive, ricchezza delle famiglie, situazione del credito e mercato del lavoro.
Mercato del lavoro. Se nel 2011 il tasso di occupazione generale è rimasto sostanzialmente invariato nella media dell’anno (0,1% secondo la Rilevazione sulle forze lavoro dell’Istat) , dopo essere andato in su nei primi 6 mesi  (+0,8%) e poi di nuovo giù negli ultimi 6 (0,6%), l’analisi suddivisa per fasce d’età mostra come le cose siano andate meglio per gli ultra 55enni (tra i quali il numero degli occupati è cresciuto del 5,2%), un po’ meno bene per i giovani tra i 15 e i 34 anni, tra i quali gli occupati sono invece diminuiti del 4,6%. Un dato che, se in parte può essere spiegato con l’allungamento dell’età lavorativa, dall’altro non trova “giustificazioni” nella crescita numerica di giovani impegnati in percorsi di studio o formazione. Intanto perché nel triennio nero della crisi, 2008-2011, il tasso di occupazione tra i giovani non studenti si è ridotto di ben 8 punti e mezzo per i 15-24enni, di 2 punti per la classe d’età 25-29 e di un punto e mezzo per la fascia 30-34 anni. E’ cresciuto invece in modo preoccupante, nello stesso periodo, il numero dei cosiddetti NEET, coloro che non lavorano né svolgono attività di studio e formazione.  Anche tra i giovani occupati l’analisi della sede fiorentina di Bankitalia non restituisce un quadro rincuorante. Se infatti i dati confermano che chi possiede una laurea ha più possibilità di trovare una collocazione lavorativa (tant’è che gli occupati laureati sono aumentati nel 2011 del 4,3%), è anche vero che non sempre si tratta di un lavoro qualificato o coerente con il titolo di studio conseguito. Esistono a tal proposito due indicatori specifici: l’overeducation misura quanti laureati svolgono mansioni di bassa o nessuna qualifica, mentre il mismatch segnala quanti lavoratori svolgono attività non attinenti al titolo di studio posseduto. Nel triennio 2008-2011,  in Toscana il 27,2 % degli occupati in possesso di laurea tra i 25 e i 34 anni svolgeva mansioni sottoqualificate, fenomeno più diffuso tra i dottori in discipline umanistiche, mentre più del 36% dei laureati, anche qui in prevalenza provenienti da facoltà umanistiche, svolgeva mansioni non afferenti al proprio ambito di studio.
Credito. Peggiora la qualità del credito in Toscana e i prestiti a famiglie e imprese rallentano. Secondo il rapporto di Banca d’Italia, il tasso di decadimento, ossia il rapporto tra le nuove sofferenze e il totale dei prestiti, nel 2011 è stato pari al 2,9%, valore triplo rispetto al periodo pre-crisi. Un risultato su cui ha pesato pesantemente la caduta vertiginosa del comparto edile. Il prestiti alle famiglie non hanno invece mostrato segni di deterioramento, ed anzi  sono cresciuti del 2,1%, anche se con un ritmo più basso rispetto al 2010, per effetto del calo di nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni Sono invece calati dell'1% i prestiti alle imprese, e a marzo 2012 si registra un risultato negativo del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2011. Nel complesso, i prestiti bancari nel 2011 sono cresciuti dello 0,9%, e sono calati nei primi tre mesi dell'anno in corso (-1,3% a marzo).  L'anno passato ha visto un lieve calo dei depositi di famiglie e imprese (-0,6%), per i quali si registra invece una crescita su base annua del 2,4% a marzo 2012.
Attività produttive. L’industria toscana ha seguito l’andamento ondivago che ha caratterizzato il 2011, con una ripresa lieve nella prima parte dell’anno e un brusco rallentamento nella seconda. Fatturati e produzioni hanno subito una battuta d’arresto a causa della diminuzione della domanda interna e alla decelerazione dell’export. L’andamento migliore è stato registrato per le imprese di maggiori dimensioni, con un mercato estero di riferimento che ha fatto da traino per settori “internazionalizzati” come quello della moda. Il comparto edile ha sofferto più degli altri, così come il commercio al dettaglio ed l settore dei servizi. Buone performance registrate dal turismo, trainato da un aumento consistente dei flussi in arrivo di turisti.
La ricchezza delle famiglie. Lo stock di ricchezza di cui dispongono le famiglie toscane, costituito dalla somma di attività reali (valore di beni immobili, case, terreni, ecc..) e attività finanziarie (titoli, depositi, azioni, etc…) al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti, ecc..) è stimato a fine 2010 in 635 miliardi di euro, il 7,4 % del dato nazionale. Poco meno di 170 mila euro a livello procapite, valore superiore alla media nazionale. La crescita della ricchezza è stata consistente nel periodo pre-crisi (mediamente il 5,6% all’anno) rallentando poi negli anni successivi (1,5% all’anno tra il 2007 e il 2010) con un assottigliamento più arcato sul versante delle attività finanziarie.
 

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