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Gente di prima linea/ Se non t’ammazza la crisi, ci pensa la burocrazia STAMP - Azienda

Un parere dell’Arpat? Occorre un anno e mezzo e più. Una concessione edilizia? I comuni mediamente impiegano circa due anni. Questo è il vero spread che paralizza l’Italia e la distanzia dal resto d’Europa: «Finchè non supereremo questi tempi insostenibili della burocrazia non vedremo mai la luce in fondo al tunnel». Daniele Vannucchi, piccolo imprenditore edile con sede a Castelfiorentino, si sfoga. La Vannucchi edilizia, nonostante i periodi avversi, ha due interventi in ponte, acquirenti che già bussano alle porte (una vera rarità), e permessi zero. L’azienda è una piccola mosca bianca che regge alla furia distruttrice in atto sul mercato immobiliare. «Se c’è un segreto non lo so, so solo che io e mio padre stiamo in cantiere almeno dodici ore al giorno» dice Daniele, e aggiunge: «In questa disperata situazione di mercato le aziende che investono e hanno dipendenti andrebbero tutelate, non le pare?». In effetti oggi nessuno pensa a fare l’unica riforma veramente a costo zero della pubblica amministrazione: sbloccare e ridare fiato ai progetti delle aziende che vogliono investire. 

Siamo alla terza generazione di imprenditori: oggi la Vannucchi edilizia è in mano a Roberto (il padre) e Daniele (figlio). In questi ultimi tre anni ha ristretto l’organico e dà lavoro a otto persone ma nei tempi del trentennio d’oro, fra gli anni ’60 e ’80, gli occupati superavano quota 40. Giuseppe Vannucchi, fondatore e nonno di Daniele, aveva iniziato nel 1940 come semplice muratore cominciando ben presto il suo percorso di inarrestabile crescita. A Castelfiorentino è stata la prima impresa edile strutturata e il suo raggio d’azione non era strettamente locale: «Il nonno andava anche a Firenze “a fare palazzi” come diceva lui». Negli anni hanno costruito in Valdelsa, a Empoli, a Firenze, in zone marittime, complessi di edilizia civile e industriale. La loro attività non si discosta molto dal resto delle imprese edili: comprano terreni, costruiscono e vendono direttamente. Stanno resistendo alla crisi grazie ad una ristrutturazione iniziata già tre anni fa, non appena hanno cominciato a manifestarsi i primi segni di rallentamento del mercato. La manodopera qualificata è tutta all’interno dell’azienda, per il resto si avvolgono di ditte artigianali che conoscono da anni. Nei loro cantieri aperti il 90% degli appartamenti è già venduto. Seguono i clienti, li accompagnano in banca a prendere il mutuo, personalizzano i loro acquisti fino al più piccolo particolare. Sarà questo approccio che in questi anni ha dato loro i “plus” per continuare a lavorare in un mercato spesso scomposto. Dove aziende edili nascono, costruiscono, muoiono, e dove «tanti acquirenti hanno perso i loro soldi».

Vannucchi edilizia sta resistendo davvero a tutto: alla crisi Lehman, alla catastrofe greca, al lento declino dell’euro perfino. Ma alla burocrazia no. Contro quella non può farci niente. «Oggi, per aprire un nuovo cantiere dovrei comprare un nuovo terreno perché quelli che ho sono lì, immobilizzati dal pantano della burocrazia: le pare logico?»

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