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Gentrificazione, pacchetto di iniziative contro le piattaforme turistiche Breaking news, Cronaca

Firenze – Presidio stamattina nel centro storico di Firenze, per contrastare quella che viene considerata una delle più potenti teste di ponte della stessa, ovvero la piattaforma turistica diAirbnb . Il vero nemico, dicono dal presidio è “la piattaforma, non certo chi affitta” oltre alle grosse catene immobiliari. Fridays for Future, oggi alle 15,30,  darà luogo a un altro presidio, in piazza Santa Trinita, sempre legato al “pacchetto” di mobilitazioni contro la gentrificazione e turistizzazione della città. Presidi, quelli odierni, che sono stati lanciati ieri sera nel corso dell’assemblea pubblica alle ex-Leopoldine, in San Frediano, che vedeva la presentazione-dibattito del libro di Sara Gainsforth “Airbnb Città Merce. Il presidio, annunciato ieri dall’Occupazione di via del Leone e dalla Rete Set nodo di Firenze, si è concluso in via Bufalini, dove si teneva l’iniziativa di Airbnb  “100 Case 100 Idee”.

Ieri sera, nella sala delle Ex-Leopoldine, in piazza Tasso, nel cuore dell’Oltrarno, sala piena.

Si comincia alle 17,30. Ad aprire è Antonio Fiorentino, di Unaltracittà, autore a sua volta di un libro che sta diffondendosi a macchia d’olio, “A chi fa gola Firenze”. Il suo compito è spiegare perché in Oltrarno il tema della gentrificazione e della sua conseguenza naturale, la perdita dell’identità del territorio,  sia sentito in modo particolare. Questa è la città che non si vende, dicono dalla folla, e qua, in questo luogo ricco di memorie e partecipazione, si sente tutta l’importanza, come sottolinea Fiorentino, “della presenza di nuclei di resistenza, come l’Occupazione di via del Leone, la rete Set e i comitati civici resistenti dei residenti”.

Insomma, è l’Oltrarno che si dà convegno alle ex-Leopoldine, ad ascoltare. A capire come si può resistere a quella che, da studi economici ad analisi sociali, è la mercificazione della città: tu comprare, io vendere. E se vendere significa la casa di famiglia, le emozioni del tramonto sull’Arno, il gelato artigianale e le botteghe degli artigiani, il letto o un pezzo di cielo fra gli alberi di Santo Spirito, è uguale: “tu comprare io vendere”.

In nome di cosa? Di una salvifica meta di redenzione socio-economica di una classe media sempre più impoverita e rabbiosa? Vecchia piccola borghesia …  Eh no, invece. Perché le analisi dimostrano altro: che potenti piattaforme digitali sono in grado di modificare la realtà, l’organizzazione capitalistica, lo sfruttamento della città. Le nostre vite.

Il libro di Sara Gainsforth, come introduce Fiorentino, conduce mano per la mano in questo intricato groviglio per niente armonioso. “La turistificazione non comincia con Airbnb, è vero, ma di fatto si dimostra, Airbnb, un acceleratore eccezionale di un processo in atto”.

“Airbnb si spaccia come fornitore di servizi digitali, ma non lo è – continua, citando il libro – è un potentissimo operatore immobiliare che modifica le città e i nostri diritti”. Con ricadute pesantissime, fra cui l’immiserimento delle comunità locali. Insomma il contrario di ciò che fu promesso.

“Ho cominciato a indagare il fenomeno un paio di anni fa – dice Sara Gainsforth – dove vivo, a Roma, agli esordi se ne parlava come di un “business” meraviglioso e facile. Una narrazione che suonava strana”. Indagando, ecco che emerge un primo livello di reltà: la maggioranza di coloro impegnati nell’Airbnb non sono host che arrotondano per arrivare alla fine del mese. “Airbnb è immediatamente diventato uno strumento di accumulazione di ricchezza da parte di pochi. E non solo nei centri storici delle città”.

Dunque, la narrazione di Airbnb, secondo l’autrice, partirebbe da due grossi equivoci: da un lato, benefattore delle classi medie gambizzate dalla crisi, dall’altro, turismo uguale risorsa per la città. “Ho analizzato molte città del nord America – continua Gainsforth – che hanno situazione abitative molto gravi, e l’impatto è sempre lo stesso: espulsione dei residenti, innalzamento incontrollabile dei canoni, valore delle case alle stelle.

“il fenomeno non è stato inquadrato subito, qui in Italia, per quanto riguarda l’impatto sulla questione abitativa – continua Gainsforth – ci si è invece concentrati molto sulla concorrenza sleale”.

L’autrice si occupa subito, nel libero, della narrazione friendly della nascita di Airbnb, indagando sulla condivisione, sulla nascita informale che ha le sue basi nell’entusiasmo di tre giovani e sulla mitologia di promuovere interazioni. “Tutto in realtà – dice la ricercatrice – è disegnato per mantenere la distanza e offrire servizi a pagamento. Di spontaneo non c’è nulla- continua Gainsforth – ora si comincia anche a Firenze a costruire edifici per Airbnb. A guadagnare davvero sono solo gli host che hanno alle spalle le imprese”. Tra l’altro, dal momento che Airbnb non pubblica i dati, è anche molto difficile capire chi gestisce tutti gli alloggi in Italia.

In tutto questo, la domanda è: l’apparato normativo esistente è sufficiente, ma soprattutto: come intervenire?

“Molte amministrazioni non sono intervenute per normare il fenomeno – dice Gainsforth – un po’ per ignoranza, un po’ per “aiutare il ceto medio”. D’altro canto, normare il fenomeno è necessario ma complesso: c’è il nodo della normativa europea, ma d’altr parte qualcosa si potrebbe fare subito, ad esempio dare criteri distintivi tra attività occasionali e imprenditoriali, rendendo obbligatori dei codici identificativi”. Ancora, “i comuni si potrebbero dotare di Osservatori, o potrebbero, cosa migliore, costruire delle piattaforme digitali per gli annunci”.

Quanto il problema impatti sulla residenza e sullo stesso tessuto sociale della città, lo spiega la segretaria del Sunia Laura Grandi. “Firenze storicamente ha sempre avuto affitti alti, la casa nel centro storico è sempre stata una meta difficile. Ma col fenomeno Airbnb c’è stato un effetto moltiplicatore, che ha prodotto una conseguenza singolare: laddove la politica non è riuscita, questo nuovo fenomeno ha causato una diminuzione degli sfratti. Forse perché non ci sono più residenti? …”

Di fatto, dice ancora Grandi, “Airbnb ha velocizzato l’aggravarsi dell’emergenza abitativa nella fascia media, rendendo gli affitti insostenibili: a Firenze, chi trova casa a 700 euro al mese è fortunato. Del resto, il problema è proprio trovare casa in affitto per la residenza, al di là del canone. Un fenomeno che ormai coinvolge anche le aree lontane dal centro storico: lungo gli assi della tramvia, appena gli alloggi si liberano, si passa nel mercato turistico”. Insomma, le case “fuggono” e ai residenti non resta che spostarsi ancora più fuori, ancora più lontano. Lasciando la città “vetrina”. 2E questo non riguarda solo gli inquilini morosi – prosegue Grandi – ma tutti gli affittuari. Anche persone che sono vissute per 25 anni in un affitto, che hanno sempre pagato il canone e sarebbero pure disposte a un piccolo rialzo; niente, scade il contratto, fuori. E quell0abitazione passa nelle piattaforme turistiche”. Ovviamente, il grande esodo dei residenti nella cintura metropolitana provoca un secondo effetto a cascata: l’aumento dei a di locazione in Comuni come Figline, Pontassieve, Campi …

Cosa può fare l’amministrazione? “Intanto, lavorare di più sulle politiche abitative che prevedono l’edilizia pubblica e il social housing – dice Grandi – poi, osa che si potrebbe fare subito, togliere la cedolare secca agli affitti turistici. Inoltre, considerare gli affitti brevi come attività d’impresa”. Ma su questo punto, si sa, deve intervenire il governo centrale; e l’Europa.

Per i ragazzi dell’Occupazione di via del Leone, Airbnb a Firenze si inserisce in un piano più ampio, sostanzialmente speculativo: prova ne sia la trasformazione del Cinema Eolo, storico punto di aggregazione dell’Oltrarno che sembrerebbe destinato ad accoglienza turistica e ristorazione; la Farmacia di San Felice, a rischio scomparsa, il disegno dell’amministrazione di costruire un parcheggio sotto piazza del Cestello, a riva d’Arno; l’hub di start up che creerà un impatto ancora non valutato sul quartiere. “L’amministrazione in questo progetto di mercificazione non è assente è connivente – dicono da via del Leone – Airbnb in questo contesto ha portato il meccanismo della speculazione fin nelle nostre case, da cui veniamo espulsi. Pensiamo che sia necessario avere una visione di insieme dei vari tasselli perché il problema è uno. Dal 27 settembre scorso abbiamo costituito un comitato di cittadini che si pone come obiettivo un piano di trasformazione urbana del quartiere, e il 30 novembre ci sarà una giornata con i cittadini, dedicata alla progettazione della piazza”.

Infine, per la Rete Set nodo Fiorentino, lo sguardo deve essere tenuto sulla città nel suo insieme. “Le grandi opere sono strettamente funzionali alla turistificazione: aeroporto, Tav, sono create allo scopo di far arrivare più turisti. La Tav, una sorta di metropolitana d’Italia; gli inceneritori, sono funzionali a smaltire i rifiuti dei 20-30 milioni di turisti l’anno che arrivano in città. L’amministrazione – proseguono – non solo non è capace di gestire il fenomeno, ma lo ha assecondato”. Unico strumento messo in atto, le tasse. Ma dove finiscono? E, si chiedono ancora dalla Rete Set, se esiste un’emergenza abitativa, “perché spazi ed edifici pubblici sono stati messi a disposizione degli investitori?”.

 

 

 

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