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Georgofili, a 25 anni dalla strage torna la richiesta di “completa verità” Breaking news, Cronaca

Firenze – Una ferita che non si rimargina. Venticinque anni fa in pieno centro a Firenze, nel cuore storico della città, salta per aria un’auto imbottita di oltre 200 chili di esplosivo, 5 morti, 41 feriti. Danni incalcolabili al patrimonio artistico. Firenze non dimenticherà mai. E mentre si sta svolgendo, nella chiesa di San Carlo, una messa in suffragio  delle vittime, ieri sera,  al culmine di una giornata dedicata agli eventi di quei giorni e alla continua rinascita dell’idra mafiosa, per il ventincinquesimo anno la città, le istituzioni, la gente, Firenze con i suoi Gonfaloni e le associazioni con i loro labari, all’1 e 04 ha deposto una corona d’alloro nel luogo dell’attentato e sono risuonati i nomi dei suoi morti: Angela, Caterina, Dario, Fabrizio, Nadia. Ma oltre la commozione, è stato necessario tirare le fila delle indagini, nel convegno che si è tenuto in Regione poco prima, nel pomeriggio di ieri.

Il pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulla stragi del 1993 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini, sotto la guida dell’allora procuratore capo della Repubblica Pier Luigi Vigna, coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury. I responsabili materiali della strage vengono individuati velocemente. Resta ancora aperta la ricerca degli eventuali mandanti “occulti”, che Chelazzi aveva avviato e per cui l’associazione “Tra i familiari delle vittime” chiedono la riapertura delle indagini.

3georgofili 2018Il processo sulla strage dei Georgofili si apre il 12 novembre 1996. La sentenza di primo grado arriva il 6 giugno 1998, con 14 ergastoli e varie condanne. Nel 2000 c’è la sentenza stralcio relativa a Riina, Graviano e altri, con due ergastoli. Nel 2002 la Cassazione conferma 15 ergastoli. Tra i condannati c’è Bernardo Provenzano (all’epoca latitante, fu arrestato nel 2006) e Matteo Messina Denaro (considerato, dopo l’arresto di Provenzano, il capo di Cosa nostra, è tutt’ora latitante).

Nel 2009 nuovi elementi d’accusa inducono la procura della Repubblica di Firenze, guidata da Giuseppe Quattrocchi, a chiedere la riapertura della vecchia inchiesta, archiviata, sui mandanti “occulti” delle stragi del 1993 e che vede imputato Francesco Tagliavia accusato di essere uno dei responsabili degli attentati del 92/93. I pm Quattrocchi, Nicolosi e Crini hanno motivato la richiesta di riapertura dell’inchiesta con l’esigenza di nuove indagini che prendono spunto dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia, uno dei quali, Spatuzza, direttamente coinvolto nell’esecuzione dell’attentato di via dei Georgofili.

Al processo si costituiscono trenta parti civili con Regione, Comune e Stato. Alti esponenti delle istituzioni come Mancino e Conso sono chiamati a testimoniare sulla presunta “trattativa” che sarebbe intercorsa con Cosa nostra per l’eliminazione del 41 bis, quale movente mafioso per le stragi del 1993. Il 5 ottobre 2011 boss mafioso Francesco Tagliavia viene condannato all’ergastolo per tutte le stragi del ’93 di Roma, Firenze e Milano. La sentenza è la prima che riconosce la piena attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza, l’ex reggente del mandamento di Brancaccio.

2 georgofili 2018Un nuovo processo si apre il 27 maggio 2013 per la cosiddetta “trattativa Stato-mafia”. Il 20 aprile 2018 la Corte di Assise di Palermo condanna il boss mafioso Leoluca Bagarella a 28 anni di reclusione, il boss mafioso Antonino Cinà a 12 anni, l’ex senatore Marcello Dell’Utri e gli ex vertici del Ros Antonio Subranni e Mario Mori a 12 anni, l’ex colonnello Giuseppe De Donno a 8 anni. Viene assolto l’ex ministro Nicola Mancino, mentre interviene la prescrizione per il pentito Giovanni Brusca.

In tutto questo, la parola dei famigliari. Ieri, a poche ore dalla commemorazione in via dei Georgofili, si è svolto il convegno intitolato “L’importanza delle indagini nei processi delle stragi del 1993″ che ha visto la partecipazione di Giovanna Maggiani Chelli dell’associazione tra i familiari della strage, di Vittorio Bugli, assessore regionale alla presidenza, e dei vertici della magistratura inquirente e delle forze dell’ordine, tra cui il capo della Polizia Franco Gabrielli.

Ed è proprio tra Maggiani Chelli e Gabrielli che si è sviluppato un dialogo all’interno dei loro interventi. La presidente dell’associazione delle vittime, rivolgendosi a magistrati e investigatori, ha rivolto loro un appello affiché “all’interno del processo si chiariscano le responsabilità concorrenti all’azione di Cosa nostra nella stagione stragistico/eversiva” e nel farlo, nel ribadire il suo impegno alla ricerca della completa verità su quella stagione, ha ricordato quanto dichiarò nel 2002 Gabriele Chelazzi, il magistrato prematuramente scomparso protagonista della prima fase processuale: “La verità non può essere mai parziale, amputata, manipolata o di regime”. All’appello Gabrielli ha risposto come sia stata solo la determinazione, la voglia di affermare le cose in cui si crede, ad aver consentito a questa vicenda di avere una risposta giudiziaria.

1georgofili 2018Vittorio Bugli ha definito l’attentato dei Georgofili come “una delle stragi più ignobili vissuta dal nostro Paese” e ha poi incentrato il suo intervento sui giovani e il loro rapporto con la cultura della legalità. “Dobbiamo saper investire in democrazia, e nel farlo non dobbiamo fermarci al mero racconto di quanto successo in quegli anni. Faccio un esempio, utile al contrasto delle mafie in una regione come la Toscana che purtroppo non è indenne dal fenomeno. Assieme allo studio, all’approfondimento e ai comportamenti virtuosi è importante far partecipare gli studenti al recupero dei beni confiscati alle mafie. In questa direzione le nostre politiche prevedono interventi diretti, carichi di significati e da una ricaduta sociale che ne moltiplica gli effetti. Auspico che sui 730 ettari della tenuta di Suvignano, vicino Siena, possa presto partire un progetto in grado di dare risposte concrete a chi vuole impegnarsi per un Paese migliore”.

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Foto: Luca Grillandini

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