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Geotermia a Radicondoli: cambia il nome, ricomincia la guerra Ambiente, Cronaca

Radicondoli (Siena) – Sembrava davvero fatta. A distanza di pochi giorni da quando il permesso di ricerca “Lucignano” era stato archiviato, la sensazione diffusa era quella di una pacata soddisfazione per essere riusciti a scongiurare un progetto che volgeva in un amen la vocazione alla sostenibilità e al green di un intero, incontaminato territorio, verso un indirizzo industriale. Un vero tradimento per i molti agriturismi e coltivazioni bio, nonché per gli sforzi di quel lembo di Toscana che va da Casole Val d’Elsa a Radicondoli a Castelnuovo Val di Cecina, Montecastelli Pisano e Belforte (senese quest’ultimo) per affermarsi come punta di eccellenza di una completa visione di vita. Sostenibile e green per l’appunto.

Uno sforzo che, pur essendo premiato dalla crescita esponenziale del turismo e dei servizi ad esso connessi, era sul punto di essere “asfaltato” al di là di metafora, dalla apertura alle multinazionali dei permessi di ricerca per l’energia geotermica di cui la zona è (purtroppo, da un certo punto di vista) “piena”. Così, rischiava di spezzarsi, a suon di torri di trivellazione, pozzi profondi chilometri, svariate conseguenze sulla struttura geologica del territorio e sullo “skyline” di quelle incontaminate colline, quell’equilibrio che col tempo si era creato fra le trivellazioni e i pozzi utilizzati dall’Enel e il resto del territorio. Tutto ciò sembrava scongiurato.

Sembrava. Qualche giorno fa, grazie all’attenzione sempre vigile della sezione locale del Comitato Difensori della Toscana, si legge, sul sito del Ministero dello sviluppo economico, che nella lista delle centrali pilota è stato aggiunto un nuovo nome: “Serracona”. Serracona? Chi era costui? O meglio: dove si trova costui?

permesso serraconaIl Comitato insospettito da quel nuovo e apparentemente innocuo nome, apre i documenti e scopre, sorpresa sorpresa, che il nome è cambiato, ma si tratta della stessa identica area del permesso Lucignano. E, sorpresa ancora una volta, i nuovi proprietari del permesso sono “Graziella Green Power”, la stessa che detiene la maggioranza del permesso di ricerca Mensano, come si legge nella pagina on line Magma Energy Italia http://www.magmaenergyitalia.it/.

Non è un nome nuovo, pensano i componenti del Comitato. Infatti a una breve ricerca, si scopre che si tratta dello stesso gruppo con sede ad Arezzo, che è titolare del permesso “Castelnuovo”(altra centrale pilota- MISE), in quanto anche la Toscogeo fa parte di Graziella, come è dichiarato nella pagina http://www.graziellagreen.it/it/tecnologia/geotermia/53/toscogeo.html, in cui nell’incipit si legge: “Graziella Green Power è attiva nel settore geotermico attraverso le controllata ToscoGeo Srl”. E anche in questa pagina si tratta della Magma srl, in questi termini: “Graziella Green Power ha ampliato il proprio know how, e le potenzialità di sviluppo nel settore geotermico, attraverso l’acquisizione del 55% delle quote di Magma Energy Italia, controllata da Alterra Power Corp, società canadese leader nel settore delle energie rinnovabili ed in particolare in quello geotermico”.

Tiriamo le fila, dicono i Difensori della Toscana:A questo punto Graziella Green Power ha messo le mani su tutto questo territorio con ben due permessi per centrali pilota (7° e 8° posto nella lista pilota, come si legge on line sul sito: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/info/impianti_pilota.asp) più il permesso “Mensano” (di competenza Regionale) in cui per ora ha già avviato procedura di VIA per poter fare due pozzi esplorativi profondi a Montecastelli”. Non solo, aggiunge il Comitato: “Graziella Green Power si aggiudica l’intero territorio, senza aver mai costruito una Centrale!”.

E dunque, sul permesso “Serracona”? “Cominciamo dal progetto pilota “Lucignano”, quello “archiviato” pochi giorni fa – dicono al comitato – questi i passaggi della titolarità del permesso: l’ultimo titolare era Lucignano Pilot Project S.r.l., ricordando però che era stato il CosVig assieme alla società Geonergy a presentare nell’agosto del 2011 due istanze di permessi di ricerca per risorse geotermiche, finalizzati alla sperimentazione per altrettanti progetti pilota, con potenza inferiore a 5 MW, al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), come previsto dal Dlgs.22/2010. Ricordiamo anche che in data 28 novembre 2013  il permesso da Cosvig- Geoenergy è passato a Lucignano Pilot Project S.r.l.”. Insomma, una sorta di vasi comunicanti, che permette allo stesso “progetto pilota” di sopravvivere sia al cambio di titolarità (ora Graziella Green Power) sia al cambio di nome (“Serracona” invece di “Lucignano”).

“Spostando gli addendi, la somma non cambia – concludono i cittadini – come nel gioco dell’oca: si casca “nel pozzo” e si ricomincia da capo”.

Sulla questione entra a gamba tesa anche il sindaco di Radicondoli, Emiliano Bravi: “Le normative sui progetti pilota di competenza ministeriale consentono di bypassare gli enti locali nella richiesta di permessi di ricerca delle risorse geotermiche, escludendo enti locali e comunità locale – spiega – un iter che non condividiamo e al quale ci opporremo, mettendo sempre al primo posto la tutela del nostro ambiente e la sicurezza dei nostri cittadini e chiedendo di essere coinvolti fin dall’inizio delle procedure che ci riguardano. Non vogliamo e non possiamo apprendere la notizia di una istanza di permesso sul nostro territorio dal sito internet del Ministero, come è avvenuto in questo caso. La risorsa geotermica – conclude Bravi – è sempre stata importante per il nostro sviluppo sociale ed economico e abbiamo sempre prestato grande attenzione alla sua valorizzazione e al suo utilizzo anche a fini civili e industriali, come dimostra la rete di teleriscaldamento che stiamo realizzando a Radicondoli e a Belforte. Non accettiamo, però, che la nostra crescita e il nostro futuro siano decisi senza coinvolgerci e darci la possibilità di approfondire progetti e richieste che hanno ripercussioni sul nostro futuro”.  

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