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Geotermia e nuovi impianti, si allarga la ribellione di Scansano Ambiente, Cronaca

Scansano (Grosseto) – Scansano è in fibrillazione: dopo l’assemblea pubblica a Pancole che ha visto circa duecentocinquanta persone aderire all’iniziativa organizzata venerdì scorso dal Comitato Scansano SOS Geotermia, a pochi metri dal cantiere che costruirà la piattaforma di un pozzo di ricerca, la questione geotermia corre su tutte le bocche e come ci dice qualcuno “alla Coop non si parla d’altro”. Sì, perché quello in costruzione presso Pancole non è che uno dei tanti pozzi di ricerca, come spiegano dal comitato, in quanto l’intero sud della Toscana, la Maremma, è coperto da richieste di permessi: nel solo territorio di Scansano sono 5, che si accavallano e sovrappongono con quelli che riguardano Manciano, Magliano, Rocca Albegna. In prospettiva, supponendo che le ricerche diano esiti positivi, si potrebbe assistere in una manciata di terra fra le più suggestive e intatte della Toscana a una “colata” di 10,15 centrali geotermiche. Piccole? “cosa significa? – chiedono inveleniti i cittadini – ogni centrale occupa circa un ettaro di terreno, con 40 ventilatori rumorosissimi, con un’occupazione del suolo che “ruba” spazio a tutto ciò che è stato messo in atto, con fatica e passione, finora”.

Già, perché  si tratta di entrare in un territorio che abbonda di gente che in quella terra vi nasce, la rispetta, la ama, la coltiva cercando di tutelarla, nella sua pur selvaggia e matrigna bellezza. E magari cerca di costruirsi un futuro. Ne sono testimoni le varie attività tirate su con la forza della passione, gli agriturismi che fanno della sostenibilità e del rispetto della terra la loro forza di attrazione economica, l’offerta turistica sempre improntata a caratteri di naturalità e rigenerazione a contatto con una realtà che non trascura i tempi della cultura contadina, quelli della crescita e del rinnovo. Ne è testimone, all’apice di una filiera che si sta sviluppando sempre di più con risultati anche economici importanti, il famoso Morellino di Scansano, un’eccellenza riconosciuta in ogni parte del mondo, che è un po’ la sintesi e l’apice di ciò che si ritrova in Maremma. Tant’è vero che la battaglia nei confronti della nuova logica di sfruttamento del territorio incardinata nei rilasci di permessi di ricerca per i nuovi impianti, come già annunciato da qualche tempo, potrebbe essere comune: il Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Morellino ha dato la propria disponibilità “per supportare le iniziative utili ad informare i rivendicatori della denominazione, confermando le preoccupazioni già espresse al Ministero dell’Ambiente, sullo sviluppo della geotermia industriale all’interno della D.O.C.G. del Morellino di Scansano, in riferimento in particolare agli investimenti fatti fino ad ora sul territorio”.

In buona sostanza, ciò che emerge dalle mobilitazioni popolari di Scansano e della Maremma è un’istanza comune alle zone dell’alta Val di Cecina, Radicondoli, Montecastelli Pisano, Castelnuovo Val di Cecina ma anche Casole d’Elsa più a nord e tutta quella manciata di comuni che come perle si incastonano nei territori più incontaminati della Toscana, ed è la contrarietà verso un’operazione che va in collisione diretta con le scelte economiche già messe in atto dalla popolazione. “Chi compra il Morellino – dicono dal comitato – compra un intero territorio, le sue tradizioni, i suoi paesaggi, un modo di vita”. Che con 10,15 centrali fra le vigne magari non avrebbe lo stesso impatto …

Ma sul tavolo c’è anche altro, come hanno spiegato all’assemblea pubblica di Pancole i relatori Roberto Baciocchi e Giuseppe Merisio, del comitato Scansano SOS Geotermia, e Roberto dell’Ampio, che ha lavorato per 15 anni a Larderello. Un tecnico, quest’ultimo, che spiega che anche il pozzo di ricerca non sia così innocuo come lo si vuole far passare, dal momento che è la tecnologia stessa con cui viene costruito a iniettare nel terreno in profondità ciò che serve per “reggerlo”, a cominciare dal cemento; ma che, smessi i panni del tecnico, riesce a portare in scena un coinvolgente spettacolo che tratta la divina commedia mettendo le sedi del Paradiso e dell’Inferno rispettivamente sulla cima del Monte Amiata e nei pressi di Larderello.

Tornando “all’altro” che c’è sul tavolo, un punto determinante è quello della natura dell’energia geotermica, ovvero della presunta “rinnovabilità”. Rinnovabilità messa in dubbio dal comitato, che ricorda lo “scaricamento” dei pozzi, come avvenuto a Larderello, anche se con le nuove tecnologie del ciclo binario con reiniezione del fluido geotermico nel serbatoio, dovrebbe essere risolto il problema dello “scaricamento” del pozzo. Ma i sospetti sono da un lato che questa tecnologia di “scambio”, operata a grande pressione, incrini in qualche modo l’equilibrio geologico aumentando il rischio sismico, dall’altro che non sia del tutto scevra da inquinamenti, ad esempio delle falde acquifere. Per quanto riguarda il primo punto, fu emblematica la scelta del sindaco di San Gallo, in Svizzera, dove avevano previsto di utilizzare una centrale geotermica a ciclo binario in buona parte per il teleriscaldamento. Ebbene ora presso il paese c’è un pozzo profondo circa 4mila metri. Un foro di cui nessuno sa cosa fare. Perché quando cominciarono a costruire la centrale, si scatenò un sisma di magnitudo 3,5 oltre a una fuoriuscita di gas. Dopo varie altre prove, n nel 2014 il progetto fu abbandonato.

Ma per Scansano c’è anche un’altra questione, ineludibile e quasi “personale”: “Mentre a Seggiano e anche a Manciano le informazioni sono state diffuse fra i cittadini e le amministrazioni sono riuscite ad attivarsi anche con ricorsi al Tar, sul permesso di ricerca a Scansano è stato fatto una sorta di giochino del silenzio. La richiesta è stata avanzata nel febbraio 2015, ma dal nostro comune, dove la popolazione non era stata informata, è giunto solo una sorta di silenzio assenso”. Ora la strada sarà più dura e in salita, perché, per opporsi alle perforazioni, bisognerà riesaminare le autorizzazioni alla ricerca di irregolarità eventuali e fare opposizione. Ciò non toglie che buona parte della comunità si senta, in qualche modo, “tradita”.

 

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