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Geotermia, la grande chance Ambiente, Innovazione

Geotermia, ovverossia un fiore all’occhiello della produzione energetica “verde” toscana. I comuni interessati appartengono alla fascia delle Colline Metallifere e dell’Amiata. Una zona intensamente sfruttata sin dall’antichità per i preziosi minerali che contiene, sia, in tempi più recenti, per quella che potrebbe essere una delle risorse, tutta italiana, per rispondere alla criticità (riemersa proprio in questo periodo) nazionale sul tema energia.
Insomma, l’Italia, e la Toscana in particolare, hanno in casa la chiave per rispondere alla carenza di energia che affligge il Paese. Un affare di proporzioni enormi: in poco più di 2 anni sono state presentate in Italia, da circa una trentina di imprese italiane e straniere, più di 110 richieste per nuovi permessi di ricerca di risorse geotermiche per la produzione di energia elettrica. Con una conseguenza: se queste iniziative avessero tutte esito positivo il conseguente potenziale produttivo potrebbe spingersi molto oltre rispetto a quanto previsto nel Piano di Azione Italiano per le fonti rinnovabili (Pan). Il che significa che la previsione fatta dal Piano, che stabilisce che la risorsa geotermica debba arrivare a una produzione annua di circa 1100 GWh nel lasso di tempo fra il 2010 e il 2020 (attualmente la produzione è di oltre 500 MW) potrebbe essere abbondantemente superata. Ma per garantire che lo sviluppo avvenga, come spiega la nota dell’Ugi (Unione geotermica italiana) condensando i risultati degli incontri di filiera realizzati dalla CosVig, è necessario essere in presenza   “di un quadro chiaro e definito di regole, sia dal punto di vista dei sistemi di incentivazione che dei regimi autorizzativi”.
Regole, incentivi, ricerca e applicazione delle nuove tecnologie sono dunque gli elementi necessari per conseguire una reale valorizzazione di una risorsa così preziosa.
"Da sei anni dura una battaglia sulle tecnologie del “circuito chiuso” (o binario) progressivamente recepite dal decreto legislativo 22 febbraio 2010 – ricorda Fabio Roggiolani, già consigliere regionale, attualmente esponente di Sel, presidente del Consorzio Foreever, che si occupa di energie rinnovabili – tecnologie che minimizzano l’impatto sull’ambiente della geotermia. Infatti, si tratta di un’estrazione che prevede la totale reiniezione sotterranea dei gas utilizzati per la produzione dell’energia ”. Il che significa la riduzione del rischio di “decomprimere” vaste zone sotterranee private dei gas e dunque a rischio di sismicità e dissesti, oltre a evitare l’immissione in atmosfera di sostanze estranee. Una tecnica che anche Enel ha ormai riconosciuto come necessaria, ma che ancora non ha applicato alla vasta zona in cui lo sfruttamento della geotermia è ben avviato dal dopoguerra, in particolare l’Amiata in Toscana e Travale in Lazio. 

Una situazione che dunque sta, sebbene lentamente, cambiando. Ma, se a livello tecnico le cose sembrano andare verso un’evoluzione positiva, c’è qualcosa che rimane invece in una zona d’ombra. Vale a dire, la ricaduta sociale dello sfruttamento di tali energie sul territorio. E qui qualcosa che non va deve esserci per forza: nonostante i profitti (valutabili, a occhio e croce e tenendo conto del progressivo riassorbimento degli investimenti iniziali, in almeno 500 milioni netti l’anno da parte di Enel, che gestisce gli insediamenti geotermici) ai Comuni che tengono tale tesoro sul loro territorio, di soldi ne vanno ben pochi: tant’è vero, come ricorda Roggiolani, che i Comuni della geotermia hanno subito un crollo che li ha portati in fondo alla classifica della ricchezza dei comuni toscani. “Su questo tema – spiega Roggiolani – portai una proposta di legge in Consiglio Regionale presentata nel 2008. Discussa circa un anno, un anno e mezzo dopo, fu fatta cadere. Un atto folle e suicida: si chiedeva semplicemente che a fronte dei 9 milioni di euro attualmente versati dall’Enel alla Regione si chiedessero invece 65 milioni l’anno”. La proposta di legge era stata presentata da Verdi (all’epoca Roggiolani era consigliere regionale dei Verdi) e dai Comunisti Italiani. 9milioni di euro calcolati in base a parametri fissati al tempo che Enel era pubblica e dunque rientrava nel concetto di bene pubblico essa stessa. Ma, considerando che dal 2001 la Toscana è titolare di tutte le concessioni e che la geotermia sta incentivando un giro d’affari colossale, non si capisce perché la Toscana e i suoi Comuni debbano continuare a restare solo terra di sfruttamento. Visto anche il comportamento fino a oggi tenuto dalla stessa Enel non solo nell’applicazione di tecnologie ormai antiquate e dispendiose, ma anche costruendo tutto fuori terra, con la conseguenza di aver negato alla zona qualsiasi altra prospettiva di sviluppo.

Il procedere dell’innovazione sul tema delle tecnologie di estrazione e utilizzo della geotermia ha inoltre aggiunto nuove possibilità a un campo che potenzialmente sembra non conoscere più limiti. Infatti, tornando alla nota diffusa dall’Ugi (Unione geotermica italiana) e CosViG (Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche) nei primi giorni di febbraio, si stima prudenzialmente la possibilità che ne settore geotermoelettrico possano essere attivati investimenti per circa un miliardo di euro nell’arco del prossimo decennio. Senza contare che i nuovi permessi si rivolgono in molti casi a produzione da risorse a media temperatura, oggi economicamente conveniente grazie alle tecnologie a ciclo binario.

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