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Germania: l’ora del cambiamento, si profila coalizione Spd-Verdi-Fdp Politica

Berlino – Stavolta il cambiamento è arrivato davvero, la Germania ha deciso contro la continuità decennale e un po’ noiosa della grande coalizione. Arrivano al potere nuove forze. Un nuovo governo però ancora non è in vista. Già si parla di Natale per il giuramento del prossimo Cancelliere. L’Europa aspetta. Le trattative non saranno facili. E per la prima volta si parla tra quattro partiti.

Angela Merkel esce di scena e lascia indietro un partito molto indebolito. Più di otto punti hanno perso i cristiano-democratici rispetto al 2017. Il candidato della CDU Armin Laschet non ha funzionato. Gli analisti hanno già scoperto che circa 1,4 milione di elettori sono passati dalla CDU alla SPD e che questo passaggio sarebbe stato determinante. Il risultato di 24,1 per cento già nella notte è stato chiamato “perdita storica” dalla stampa tedesca.

La vittoria dei socialdemocratici è la vera sorpresa di queste elezioni. Quando Olaf Scholz (foto) un anno fa diceva “voglio diventare Cancelliere” nessuno lo prendeva sul serio. Solo in aprile la SPD stava intorno al 15 per cento. Ora è il partito numero uno con 25,7 per cento e dopo 20 anni il gruppo parlamentare più grande al Bundestag – una rimonta che nessuno si aspettava e che sarà seguita sicuramente con molto interesse dal PD.

Ma la vittoria non basta per governare. “Gli elettori hanno rafforzato tre partiti, la SPD, i Verdi e i liberali”, ha detto Scholz la mattina dopo. “E questi tre partiti devono formare il nuovo governo”. Una cosiddetta coalizione semaforo allora (dai colori dei partiti), che addirittura il settimanale britannico Economist aveva auspicato in anticipo.

Ma non sarà Scholz a decidere. I Verdi e i liberali, con 14,8 e 11,5 per cento, abbastanza  indietro rispetto ai due grandi partiti che hanno governato finora, potranno scegliere se andare con la SPD oppure la CDU. Armin Laschet, nonostante la batosta presa, ha dichiarato che lui vuole fare un governo che sarebbe la coalizione Giamaica. Altro che andare all’opposizione.

Divisioni ideologiche tra Verdi e liberali? Tempi passati se si tratta di potere. Già nella notte i due leader si sono messi d’accordo di sentirsi presto da soli prima di parlare con SPD e CDU. Sulle questioni del clima troveranno un accordo, sulla politica economica e le tasse dovranno trattare. Già si fanno nomi: la Verde Annalena Baerbock potrebbe andare agli Esteri, il segretario della FPD, Christian Lindner, fare il Ministro delle Finanze, il dicastero tuttora di Olaf Scholz.

Non è detto che Scholz riesca a formare un governo, le forze conservatrici sono sempre molto forti in Germania. E la FDP è dagli anni ‘80 del secolo scorso che si è mostrata pronta a cambiare alleato, scegliendo strategicamente con chi andare. Dipenderà dai Verdi chi scegliere e quali compromessi fare.

Un dato in particolare dimostra il cambiamento in atto in Germania: i giovani, sotto i 30, hanno votato al primo posto sia i Verdi che la FDP – un segnale che non andavano più bene per loro i “vecchi” partiti. Finisce così un’epoca che si ricorda con nomi come Willy Brandt, Helmut Schmidt, Helmut Kohl e Angela Merkel.

I partner in Europa devono avere pazienza per capire dove va la Germania e se riesce a mantenere il suo peso a Bruxelles.

 

 

 

 

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