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Giappone terra di incanti. E di emozioni Cultura


Tre mostre incantevoli ma anche emozionanti quelle che si aprono oggi alle 17 nella Reggia di Pitti, per illustrare le arti di un paese che è anche terra di catastrofi naturali, bella e ostile, a cui Firenze, nelle parole della Soprintendente Cristina Acidini, oggi rende l’omaggio che merita, portando alla conoscenza dei visitatori manufatti splendidi che datano dal 1300 fino ai nostri giorni. Si può intraprendere il percorso che preferiamo, però il consiglio è di cominciare dagli Argenti che ospita una selezione di testimonianze del periodi Muromachi, Momoyama e Edo. Qui spiccano i paraventi a sei ante, con fondo oro e kimono appesi del VII secolo, quelli Edo decorati a inchiostro su carta con la tigre e il drago del 1830, e poi contenitori decorati di lacca e madreperla, mobili e suppellettili, porcellane  e lucenti spade di raffinata preziosità.  Alla Palatina troviamo esempi di arti decorative di famosissimi artisti della seconda metà del Novecento, e questa sezione, per chi è meno informato sulla cultura contemporanea in quella parte di mondo, risulta davvero sorprendente. In particolare in vasi, innovativi per concezione e design, pur nelle forme che mantengono legami con la classicità, come le grandi ciotole increspate, oppure le linee tormentate decisamente attuali della serie ‘Una pietra chiusa’, datata 1988. La sezione dedicata al Giapponismo che raccoglie le suggestioni dell’Estremo Oriente, cominciando con i Macchiaioli fino agli anni Trenta, ci accoglie alla Galleria d’arte moderna, e qui ci sentiamo meno ignoranti, perché, se anche come si dichiara, questa è la prima mostra realizzata in Italia su tale argomento, gli accostamenti ci risultano famigliari, almeno nella parte che riguarda la cultura Toscana. Quindi in queste stanze troviamo sia gli oggetti che divennero di moda nell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, sia dipinti di artisti assai noti come Monet, oppure Magnelli e Cavaglieri, Balla e De Nittis, accostati alle soavi xilografie policrome di Hokusai. Non mancano naturalmente le immagini che illustrarono le opere musicali ispirate al Giappone come la Butterfly di Puccini e l’Iris di Mascagni. L’inaugurazione di queste pregevoli esposizioni offre anche l’opportunità di riflettere sulla necessità di salvaguardare e salvare, nel caso del Giappone distrutto, questi insostituibili beni culturali, un appello accorato lanciato all’occidente dalle autorità che rappresentano questa terra di incanti. Nei prossimi tre mesi, le opere più delicate verranno infatti sostituite da altre. E per avere più occasioni di ammirare tali tesori, sono stati pensati tre eventi collaterali dentro a Pitti:  una mostra di disegni di bambini giapponesi, una cerimonia del tè e infine un concerto.

Foto in alto: Alla Gam-Giapponismo Fig.4 Alberto Magnelli (1888-1971) La Japonaise 1914 olio su tela Vallauris,Musée Magnelli, Musée de la céramique
Foto in basso: Tagasode (“Di chi sono queste maniche?”)

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Nakashima Harumi
WORK-0602, 2006
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Takahashi Setsuro
Paravento a due ante, Hioka Tsukioka
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