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“Gino Bartali e i Giusti toscani” di Alfredo De Girolamo Cultura

Presentato ieri a Firenze con lo storico Franco Cardini e Ugo Caffaz il libro di Alfredo de Girolamo che racconta le storie di chi mise a repentaglio la propria vita per salvare gli ebrei in Toscana. Per l’autore “vicende da raccontare, al cospetto delle quali non si può restare indifferenti”.

Firenze – “Gino Bartali ha vinto tutto in sella alla sua bici, ma ha fatto anche del bene durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo volume sono stati messi nero su bianco un omaggio a quelli, come Bartali, che dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, si dettero da fare per salvare gli ebrei dai campi di concentramento. Un libro che è quasi un manuale di vita, tanto da finire negli zaini degli studenti toscani impegnati nel viaggio della Memoria, ovvero il treno partito a fine gennaio da Firenze in direzione Auschwitz con a bordo oltre 600 persone (500 studenti delle scuole toscane, 51 studenti universitari dei tre atenei toscani, 75 insegnanti) che hanno visitato i luoghi del terrore nell’anniversario dei 70 anni della chiusura del lager”. Con queste parole Alfredo De Girolamo ha presentato a Firenze il volume Gino Bartali e i Giusti toscani, edito da ETS e dedicato alle storie di chi, come Ginettaccio, mise a repentaglio la propria vita per salvare quelle altrui. Il volume è stato presentato ieri in vista della Giornata Europea dei Giusti, istituita nel 2012 ogni 6 marzo per volere del Parlamento Europeo, con lo storico Franco Cardini, autore anche della prefazione al volume, e Ugo Caffaz.

“Da qualche anno – prosegue l’autore nel raccontare come nasce il libro – stavo lavorando su alcune storie dei Giusti, e poi ho deciso di approfondire l’argomento recandomi a Gerusalemme presso Yad Vashem, il museo memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell’olocausto fondato nel 1953 all’interno del quale una commissione guidata dalla Suprema corte israeliana conferisce il titolo onorifico di Giusto tra le Nazioni. Le vicende accadute in Toscana sono assolutamente da raccontare, e al loro cospetto non si può restare indifferenti”.

 E’ nato così un libro che raccoglie tutte le storie dei 106 toscani riconosciuti da Yad Vashem. La più nota è quella di Bartali. D’accordo con l’allora vescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, durante gli anni ’40, Ginettaccio faceva finta di allenarsi sulle strade del centro Italia e così trasportava documenti falsi, nascosti nella sella della bici, che servivano a fornire un lasciapassare agli ebrei. Percorreva chilometri tra Firenze e l’Umbria.

La storia di Bartali fa da traino a quelle di persone che aiutando gli ebrei a sfuggire dalla grinfie dei tedeschi o dei repubblichini, sapevano che stavano mettendo a rischio anche la loro vita e quella dei loro familiari, ma si misero in gioco lo stesso. I Giusti tra le Nazioni sono coloro che lo Stato di Israele riconosce come persone che, a rischio della loro stessa incolumità, salvarono anche un solo ebreo. Questo libro – conclude De Girolamo – vuole essere un contributo per disegnare una mappa della ragione contro l’odio, della fratellanza contro il potere, come spiega anche il professor Franco Cardini nella prefazione”.

“Qui si ricorda un’altra storia, per la parte di cui abbiamo testimonianze e documenti – sono invece le parole della nota inviata dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, impossibilitato a presenziare di persona all’incontro –  Sono i protagonisti della rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, che ha salvato centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia. Nella rete, con il cardinale Elia Dalla Costa ed il rabbino Nathan Cassuto c’è Gino Bartali, instancabile postino che trasporta documenti essenziali per la salvezza di tanti perseguitati. Yad Vashem ha conferito al cardinale Dalla Costa e a Bartali il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”. Il volume ci presenta poi molte altre persone, uomini e donne, laici e religiosi, che in Toscana hanno rischiato la loro vita per salvare quella di un ebreo braccato. Possiamo affermare che di molti altri non sapremo mai neppure il nome”.

 

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