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Gino e Fausto, nostri fratelli maggiori Opinion leader

Firenze – Capita raramente che la presentazione di un libro si trasformi in uno spettacolo di musica, poesia, lettura e immagini. Questa volta però non c’è da sorprendersi. L’autore si chiama Franco Quercioli e il libro è la storia di Gino e Fausto, forse i due ultimi eroi del popolo prima dell’affermarsi dei personaggi “pop” dell’immagine elettronica.  Sì, perché Bartali e Coppi si andavano a vedere sulle strade: si sudava, si aspettava, si gioiva in quei pochissimi secondi  che concedeva il passaggio dei corridori e poi se ne discuteva per giorni nei bar e nei circoli. C’era una sorta di partecipazione fisica all’impresa sportiva, ed era questo il motivo per cui quei due erano parte di noi: in qualche modo entravano dentro, erano fratelli più grandi e più coraggiosi da cui trarre esempio e incoraggiamento per superare le difficoltà e i drammi dell’esistenza.

Così ce li presenta il romanzo di Quercioli (“Gino e Fausto, Una storia italiana”, Ediciclo 2014), nel quale conta soprattutto “il coro”, la gente dei quartieri fiorentini, personaggi che vivono i momenti duri della guerra e della Resistenza, quando si rischiava la vita tutti i giorni, più o meno fragili, più o meno ordinari, che vivono le storie dei Giri d’Italia e dei Tour de France, prendendo parte per l’uno o per l’altro. Allora c’era il gusto di prendere parte, di fare scelte generose e assolute, che potevano riguardare campioni sportivi, ma che coinvolgevano sempre valori profondi della vita e della società. Un’epoca chiusa e sepolta? Chi è stato alla presentazione del libro di Quercioli si è accorto che queste storie sono ancora vive e si rinnovano continuamente con il succedersi delle generazioni. Gino e Fausto, in realtà, non sono mai stati e non saranno nomi solo da repertori sportivi o da guinness dei primati, perché esiste una tradizione popolare forte che si trasmette senza soluzione di continuità e si riaccende ogni volta che un’occasione o una celebrazione fanno da innesco.

Questa intuizione attraversa il libro di Franco Quercioli, insegnante dell’Isolotto che ha passato tutta la vita a contatto con i problemi della scuola. Intelligente divulgatore, si dimostra anche scrittore vero, degno erede di uno stile toscano, popolare e colto allo stesso tempo, asciutto, pietroso e impietoso. “Gino e Fausto” era stato pubblicato a puntate sul quotidiano “Corriere di Firenze” nel 2000, l’estate succeduta alla morte di Bartali, il 5 maggio di quell’anno.   Dopo 14 anni è diventato un libro in occasione del centenario della nascita di Bartali. Foto: Andrea Mancini, “Sfide Infinite”, opera del 2014

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