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Ginori fallita: vita da cassintegrati Economia

È l’ennesima mostruosità di una burocrazia ottusa che colpisce sempre chi è più debole. «Gli “emolumenti” (sic!) sono gravati da trattenute Irpef, che poi in seguito verranno rimborsate» dice l’Inps. “In seguito” può significare un arco di diversi mesi, ed è dura sopravvivere così. I casi difficili non si contano neanche più. Dai nuclei monoreddito ai 25 casi di coppie con figli in cui entrambi i coniugi lavorano alla Richard Ginori, a chi è gravato da mutui e rischia la casa. L’unica speranza è che poco dopo il 20 marzo, quando saranno aperte le buste e si capirà chi è l’acquirente, si riaprano i cancelli e i lavoratori vengano riassunti. In parte, o tutti magari, ma di vincoli per la proprietà che subentra dopo il drammatico fallimento in realtà non ce ne sono. Il rischio vero è che più del 50% degli attuali dipendenti finisca per strada.

Ma non basta. Perché un altro scandalo (ora superato) in questi mesi durissimi è stato quello di lavorare chi per due giorni, chi una settimana ricevendo lo stipendio in ritardo di oltre un mese, mentre l’indennità di disoccupazione, nello stesso periodo, veniva sospesa. «Solidarietà? Tanta. Durante l’occupazione a gennaio bar, ristoranti, panifici ci hanno dato un aiuto concreto» racconta Lucia. Sesto si è mobilitata per dare una mano. Tutti i negozi esibivano scritte: “Siamo con i lavoratori della Richard Ginori”, e poi “La Ginori deve vivere”. Perché questa azienda è da sempre un gioiello del territorio: «Dove lavoravano artisti veri che per generazioni si sono tramandati i segreti di queste porcellane. Ora tutti noi ci sentiamo strappare le radici dal cuore».

Tanto calore intorno, mai poi i conti si fanno a casa, e non tornano mai. Si taglia su tutto. La precedenza va al mutuo e alle cose per i bambini. Poi questa bolletta viene prima dell’altra. «E le cose per noi? Boh! Ci penseremo domani». Intanto lo Stato decurta gli “emolumenti”. Funziona così. L’indennità annuale di disoccupazione alla Richard Ginori è scattata il 1° agosto 2012, ma i soldi chissà quando sarebbero arrivati. Per fortuna ci ha pensato Fidi Toscana ad anticipare 700 euro mensili fino a dicembre. A quel punto, proprio a dicembre, è arrivata la prima rata Inps per i mesi precedenti e nel 2013 sono scattate trattenute Irpef più salate. Risultato: 600 euro mensili per il 2013. «Certo, in sede di denuncia dei redditi dovrebbe esserci il conguaglio – aggiunge Lucia -, ma se l’azienda non c’è, nessuno anticipa questi soldi e lo Stato lo farà chissà dopo quanti mesi o anni».

Intanto l’azienda è fallita e dal sette gennaio è stata avviata una nuova richiesta di cassa integrazione fino a gennaio 2014. Un nuovo garbuglio con Fidi Toscana che anticipa. E la vita è davvero difficile con 600 euro al mese, la follia delle aliquote Irpef e lo spettro della disoccupazione davanti.

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