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La Gioconda di Leonardo agli Uffizi: una mostra irripetibile? Breaking news, Cultura

Firenze – Negli ultimi anni, complice l’attività di ricerca archeologica svoltasi all’interno dell’ex Convento di Sant’Orsola, nel quartiere fiorentino di San Lorenzo, è stata formulata la proposta di replicare a Firenze una esposizione unica ed estremamente suggestiva: la stessa di inizio ‘900.
Portare la Monna Lisa a Firenze è stata solo una provocazione da parte del professor Silvano Vinceti autore della ricerca sulle spoglie mortali di Lisa Gherardini, oppure è celata in questa stravagante ipotesi la necessità di raggruppare nuovamente le opere del Genio di Vinci per contrapporre la gioia e l’umanità dell’arte al cupo periodo storico che il mondo attraversa?

L’inaugurazione dei Grandi Uffizi dopo lunghi anni di cantieri, un complesso museale che si è arricchito di nuovi spazi e moderne tecnologie e soprattutto un percorso antico e suggestivo tra le meraviglie culturali del Rinascimento, potrebbe essere la giusta occasione per riproporre qualcosa che è già accaduto in passato, appena 100 anni fa.

Il precedente. Tutto ha inizio con un furto, il colpo del secolo. Vincenzo Peruggia da Dumenza, piccola cittadina sulle rive del lago Maggiore, era un semplice imbianchino che la mattina del 21 agosto 1911, era un lunedì, decide di compiere un colpo che, due anni dopo, lo avrebbe reso celebre e non solo alla sua generazione.
L’uomo lavorava al Louvre di Parigi come addetto alla sistemazione di una teca di vetro che avrebbe dovuto preservare la Gioconda, il dipinto di Leonardo, dalla polvere e dall’umidità.

Il piano. Fingere una sbronza, per ritirarsi nella camera che divideva con un compagno. Al mattino presto arriva al Louvre dove il custode di turno è solito a quell’ora dormire pesantemente. Entrare e staccare il quadro risulta fin troppo facile, poi lo ripone all’interno del giubbotto, uscendo indisturbato dal museo.
Il capolavoro dell’Arte mondiale finisce sotto ad un letto. Il letto dell’italiano Peruggia che aveva eseguito un’azione di ‘recupero’ poiché convinto che il dipinto fosse stato sottratto all’Italia dai francesi nei secoli passati.
La Gioconda è invece, forse tra i pochissimi beni artistici passati di mano in mano, un regolare acquisto compiuto da Francesco I di Francia che, visto il dipinto di Leonardo da Vinci nel suo studio, propose al genio di Vinci di comprarlo.

Passano due anni in cui l’assenza dell’opera lascia un vuoto incolmabile nel museo parigino.
Peruggia decide di inviare una lettera, a firma Vincent Leonard, all’antiquario fiorentino Alfredo Geri, proponendo lui la vendita del dipinto di Leonardo. L’antiquario risponde accettando di vedere l’opera. L’appuntamento all’albergo Tripoli e Italia.
Geri chiama però Giovanni Poggi per la perizia. Giovanni Poggi non è un esperto a caso, ma il Direttore della Galleria degli Uffizi che conferma che si trattava veramente della Monna Lisa di Leonardo.
A questo punto arrivano i carabinieri che arrestano Peruggia e recuperano la Gioconda. Nel giugno del 1913 a Firenze, Peruggia viene condannato a un anno e 15 giorni di reclusione che sconta per intero. Il Direttore degli Uffizi chiede ed ottiene dai francesi il permesso di esporre il dipinto agli Uffizi fino al gennaio 1914.

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