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Giornata contro la violenza sulle donne: sfida per tutta la società Breaking news, Opinion leader

Pistoia –  “Se rifiuti me, rifiuti anche il mio governo”, le disse e lei rispose che in fondo aveva ragione, non gli piaceva né lui né la sua dittatura.  La voglia di Trujillo, dittatore della repubblica dominicana, di possedere Minerva iniziò quando lei aveva 23 anni. Bellissima e con grande carattere, forte e determinato. Il dittatore tentò in tutti i modi possibii di sedurla ed averla così come sua proprietà, ma senza alcun risultato. Un megalomane ed arrogante, lui, che pretendeva di fare suo tutto quanto desiderava, perché potesse soddisfare i suoi più bassi istinti e piaceri. E Minerva ha sempre detto no, ed ha pagato con la sua stessa vita questo diniego ed anche a causa dell’impegno civile nel suo paese, finì la sua vita assieme alle sue zie.

Era il 25 novembre 1960. Ed è cosi che l’Assemblea generale delle nazioni unite sancisce che questa data debba rappresentare la Giornata dedicata alla fine di ogni forma di violenza contro le donne. Minerva e le sue due zie, Patria e Maria Teresa, le sorelle Mirabal, donne rivoluzionare che si opposero al regime del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, furono uccise brutalmente in una imboscata quel lontano giorno del 1960. Anche in Italia questa data è diventata il riconoscimento del diritto civile e morale alla non violenza. E la mobilitazione è tanta per manifestare in questa giornata.

Credo fortemente che il primo passo da fare sia quello di valutare ad ampio raggio il tema della violenza, non solo come un qualcosa che investe e si ripercuote sul genere femminile, ma che debba riguardate proprio tutti. Non si può continuare a pensare che siano solo le donne a portare avanti le istanze ed a sfilare per le strade in segno di protesta, è arrivato il tempo di appuntare questo grave tema sull’agenda dell’intera società, per poterlo affrontare in tutti i suoi aspetti. Chi non si sdegna quando viene commessa una violenza? Ma quanti realmente intervengono, sia nella vita quotidiana che con leggi e risorse che prevengano e puniscano questi abusi? Al di là di episodi rari e sporadici di solidarietà, ed interventi importanti ma limitati al supporto del ” dopo”, ciò che di vero esiste è una grande indifferenza. Quasi rassegnazione.

Anno dopo anno le donne continuano ad essere uccise, per vendetta, per l’eccessiva aggressività a cui siamo arrivati, in ogni dove. Solo in Toscana quest’anno abbiamo avuto 63 donne che hanno subito abusi. Ma quale società che tolleri e sopporti in silenzio questo così alto numero di violenza può definirsi democratica? La civiltà, la moralità e la legalità, si misurano dalla garanzia alla propria sicurezza, dal diritto di vivere senza avere paura ad uscire, magari da sola, oppure alla libertà di poter dire ” NO” a qualcosa che non ci va bene.

Si parla di ” maschilismo” e di ” femminismo” , è arrivato il tempo di cambiare anche i termini. Termini che albergano dentro di noi, ormai da troppo tempo. Condizione, questa, di una costruzione culturale con cui siamo cresciuti e che ci impedisce di di superare quegli stereotipi che, di fatto, limitano lo spazio per costruire comunità nuove e diverse, più includenti, più coese, meno sessiste e più armoniche. Insieme, si può. Non da sole.

Il dramma della violenza, perché un dramma lo è, deve venir affrontato dall’intera società, ad iniziare dal mondo della formazione, alla famiglia, al mondo del lavoro. Per finire, ma non ultimo, dal mondo politico, Istituzionale- governativo, depositario delle nostre aspettative e delle nostre richieste di intervento. Non si può relegare alle attiviste un problema così grande, lo si deve depositare nelle mani di chi ha il potere di fare davvero azioni concrete, dirette e veloci.

La scelta di racchiudere in un libro ed in un film la storia di Lucia Annibali, che è la storia anche di molte donne che come lei hanno affrontato storie di violenza e sopraffazione, è stata una scelta giusta. Una “testimonial” utile ed importante per far conoscere una vicenda terribile, ma purtroppo molto diffusa, atta a sensibilizzare tutta la società al tema che esso racchiude, al dolore che rappresenta ed alla distanza, ancora oggi dalle misure da prendere per cambiare davvero verso. Gli investimenti e l’attenzione ai Centri Antiviolenza è fondamentale, come lo è dirigersi sulla Prevenzione, ancora più impellente, e sul cambiamento di ottica sociale e culturale.

Come si può arginare il fenomeno ed attuare quelle politiche giuste, corrette e finalmente mirate allo scopo? Si può, attraverso un percorso che vede l’impegno e le competenze di professionisti che assieme al Governo possano contribuire alla “Cabina di regia” appena istituita. Allargare a tutti i mondi possibili l’ascolto e l’interazione per poter costruire in collegamento con tutti i mondi, da quello laico a quello religioso, davvero politiche efficienti. Ricostruire il tessuto sociale allo sfascio così comeed i paradigmi di riferimento si rende quanto mai urgente ed indispensabile. Tutto questo è stato distrutto, dobbiamo dirlo. Ed a tutt’oggi ancora c’è un mondo di donne che si sente solo, abbandonato ed inascoltato.

Donne che hanno paura e che non hanno neppure lontanamente l’idea di alzare il telefono per chiedere aiuto. Donne che senza forza economica e indipendenza dalla famiglia non faranno mai quel passo che davvero le possa ritenere libere da soprusi. Ecco perchè conta molto l’agire nell’immediato, come avviene attraverso i Centri, dove si possono trovare professioniste preparate, ma ancor di più si deve spostare l’attenzione alla la prevenzione , l’informazione, e l’occupazione, che genera davvero la indipendenza.

Ecco che questa Giornata può diventare una grande opportunità per tutti, per prendere coscienza della violenza che si perpetua contro il genere femminile, ogni giorno, in ogni società e in ogni Stato. Gli abusi fisici e psicologici lo sappiamo bene, sono da sempre esistiti, in passato venivano spesso taciuti e nascosti per vergogna, come cose “private”, di cui non si doveva parlare. Perché ciò che non viene portato a conoscenza, di fatto non esiste. Ma la violenza non è solo aggressione fisica, ne esiste una forma ancor meno visibile ma ancor più dannosa proprio perché non si può toccare con mano, ed è quella psicologica. Siamo arrivati a livelli estremi, dal mobbing sul posto di lavoro, al  denigrare pubblicamente e pesantemente una donna anche nei social. Certi vigliacchi non lo farebbero con uomini, lo vediamo bene, ogni giorno. Non è da meno, credetemi.

E’ violenza anche leggere frasi come ” sparati zoccola” oppure ” Mettiti a quattro zampe venduta”. Non si prendono botte, è vero. Ma forse sarebbe preferibile per potersi almeno difendere. Quindi, al di là del fatto eclatante ed estremo di una morte o di un danno fisico procurato e ben visibile, occorre attenzione, dedizione, supporto anche a tutto quello che si annovera dietro a questo atteggiamento.

E’ importante aver istituito questa Giornata del 25 novembre, proprio in funzione di portare ad una sempre maggiore conoscenza del problema che non deve essere nascosto e taciuto. Ma non basta. Al di là della scelta di partecipare ad un corteo, ed oltre alla bella costruzione di slogan sulle proprie pagine social, occorre manifestare solidarietà ogni giorno, ogni istante. Perchè il silenzio fa più male che uno schiaffo. Perchè un silenzio non è mai muto.

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