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Giornata contro l’omofobia, a Prato sventola l’arcobaleno dei diritti Breaking news, Cronaca

Prato – Il Comune di Prato celebra il 17 maggio  la Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con una serie di importanti appuntamenti, e dal Palazzo Comunale si vedrà sventolare  per tutta  la giornata la bandiera arcobaleno. È già stata allestita la vetrina dell’Urp con le immagini della rete Re.a.dy, la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, alla quale Prato ha aderito lo scorso gennaio. Domani, lunedí 17 maggio, è prevista la firma dell’assessore alle Pari Opportunità Ilaria Santi presso il Palazzo della Provincia di un protocollo a cui sono stati invitati a partecipare tutti gli assessori e consiglieri con delega alle pari opportunità dei Comuni della provincia di Prato. Sempre lunedí verrà poi inaugurata la panchina arcobaleno , collocata dall’Amministrazione comunale presso il Ponte Petrino alla presenza del sindaco Matteo Biffoni e dell’assessore Santi. Nel pomeriggio prevista un’iniziativa nel Salone consiliare del Comune di Prato, alla quale parteciperanno tutti i Comuni dell’area, la Provincia e diverse associazioni Lgbt+: Associazione Famiglie Arcobaleno, Centro di Solidarietà di Prato, Comitato Gay Lesbiche Bisessuali Trans + Prato, Agedo Fi  (Associazione genitori, parenti e amici di persone Lgbt), Collettivo Queer Riot, Intersezioni e Arci Gay e Lesbiche. Organizzazioni che lo scorso 12 maggio hanno costituito il “Tavolo Arcobaleno“, riunendosi per la prima volta insieme ai Comuni della provincia di Prato e alla Provincia.

Lo scrittore e giornalista Piergiorgio Paterlini

Interessante anche l’iniziativa che ha coinvolto qualche giorno fa gli studenti di due Istituti Superiori pratesi,Liceo Copernico e l’Istituto Marconi che in collaborazione con le Antenne Antidiscriminazioni istituite presso la Provincia di Prato hanno partecipato  all’incontro da remoto con lo scrittore e giornalista Piergiorgio Paterlini con il suo libro cult “Ragazzi che amano Ragazzi”. Un testo pubblicato circa 30 anni fa ma ancora attuale perchè tratta il tema della omosessualità maschile attraverso le testimonianze dei ragazzi che ne hanno liberamente parlato con l’autore fin dagli anni ’90. Tante le domande da parte degli studenti pratesi a cui non si è sottratto lo scrittore, per discutere sul diritto degli omosessuali alla non invisibilità “perchè equivale al diritto di vivere, e dunque è necessario appellarsi con forza alla democrazia del coraggio, perchè ora finalmente  tocchi agli eterosessuali capire senza pregiudizio alcuno la persona che egli ha di fronte senza che quest’ultima si giustifichi con inutili e tardive confessioni”.

Sulla tanto sbandierata legge Cirinnà sui matrimoni civili, Paterlini ha affermato che “pur rappresentando un passo in avanti sui diritti degli omosessuali, è tuttavia un paradosso perchè certifica anche per la prima volta che un orientamento sessuale diverso da quello della maggioranza, legittima uno Stato laico a concedere meno diritti”. A una studentessa che gli chiedeva come mai si era limitato a raccogliere  solo le testimonianze di ragazzi omossessuali e non delle ragazze lesbiche, lo scrittore ha risposto che in realtà ci aveva provato, ma che poi si era sentito inadeguato anche perchè gli sembrava che su questo tema era più giusto che ne parlasse e scrivesse una donna. Sul ruolo della Chiesa, l’intervento di Paterlini si fa molto duro, dal momento che la ritiene responsabile di generare odio e dolore riguardo agli omosessuali e di mandare messaggi contraddittori. Anche perchè “la Chiesa al pari di strutture ed Enti che hanno un grosso peso sociale devono stare attenti a ciò che affermano”. Sollecitato, infine, da una insegnante a dire cosa egli pensasse sulle adozioni nelle coppie omosessuali, Paterlini ha risposto: “Dove c’è amore c’è famiglia. Ad oggi i bambini cresciuti nelle famiglie omosessuali non hanno manifestato alcun problema. Inoltre nel secolo scorso tra due guerre mondiali micidiali e due importanti migrazioni in Paesi lontani, la famiglia tradizionale italiana,cosí come noi noi la conosciamo, di fatto si era spaccata. Parlare di papà, mamma e figli sotto uno stesso tetto è un eufemismo.  Se prendiamo in esame  il ‘900 italiano, la famiglia tradizionale in Italia è vissuta solo dal 1955 al 1974, l’anno del divorzio. Prima di allora non era infrequente infatti imbattersi in bambini cresciuti da soli zii e zie, nonne e mamme, o nonni. E nessuno si era mai posto il problema della loro crescita serena. Dopo il divorzio le famiglie si sono allargate a più mamme e più papà. Per cui in Italia la famiglia tradizionale non c’è mai stata”.

In foto Piergiorgio Paterlini; copertina del libro Ragazzi che amano Ragazzi; foto di copertina, le associazioni delle rete Ready con assessori e consiglieri delle Pari Opportunità in una sala interna della Provincia di Prato

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