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Giornata della Fauna Selvatica, Enpa: “Nel 2020 soccorsi 10.300 animali” Ambiente

Firenze – Lo scorso anno i volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali hanno soccorso 10.300 animali selvatici, di cui 1024 appartenenti a specie particolarmente protette e 2169 a specie di interesse comunitario (direttive comunitarie “Habitat e “Uccelli”).

Di questi oltre il 14,2% sono rimasti vittime di incidenti stradali, l’11,6% hanno subito impatti traumatici a causa di impedimenti costruiti dall’uomo come vetrate o cavi elettrici, il 5,6% sono stati feriti da armi da fuoco, il 4,3% sono stati vittime di bracconaggio e oltre il 20% pulli o giovani esemplari in difficoltà.

In occasione della Giornata Mondiale della Fauna Selvatica (World Wildlife Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 2013, l’Enpa fa il punto sulla situazione italiana e invita, anche attraverso la condivisione dei vademecum Enpa e di piccole pillole a conoscere meglio l’intrigante mondo degli animali selvatici, troppe volte sotto la luce dei riflettori solo per fatti di cronaca.

 “Questi dati – afferma Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa – hanno tutti un comun denominatore: l’intervento deleterio dell’uomo. Dagli incidenti stradali che potrebbero calare drasticamente se venissero applicate tutte le moderne metodologie di dissuasione e soprattutto di prevenzione, al problema del bracconaggio per il quale sarebbe sicuramente importante implementare il controllo sul territorio attraverso la ricostituzione delle polizie provinciali e dei carabinieri forestali.

Ora è il momento di passare all’azione. Allevamenti intensivi, uso di pesticidi in agricoltura, cementificazione selvaggia e consumo del suolo, contro il quale l’Italia non è ancora riuscita a dotarsi di una legge. Servono sanzioni più dure per il bracconaggio oggi del tutto inadeguate. Dobbiamo iniziare a comprendere le gravissime responsabilità che abbiamo sul degrado del nostro pianeta senza addurre giustificazioni. Basta distruggere habitat importanti, come la foresta primaria, per far spazio a coltivazioni finalizzate agli allevamenti per il mercato della carne. Basta agli allevamenti, spesso intensivi, che invadono gli spazi dei selvatici, entrando in contatto con loro e dando vita a pandemie e nuove malattie, come il Covid-19 dovrebbe averci già insegnato. E ancora serve una grande campagna di comunicazione sui selvatici, per conoscerli, apprezzarli e tutelarli come vuole la legge nazionale, che deve essere rispettata”.

5 cose da sapere sui selvatici

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=sYeA4h_79Os&feature=youtu.be

Partiamo da un punto fermo. Gli animali selvatici, siano essi passeri, merli, rapaci, ricci, cinghiali, volpi, sono tutti protetti. Dunque, è vietato detenerli e spesso, seppur animati da buone intenzioni, si commettono danni irreparabili. Cosa fare dunque? Per non sbagliare è importante contattare sempre il Centro recupero Animali Selvatici (Cras) più vicino ma è anche importante sapere alcune nozioni troppo spesso ignorate.

Se trovi una rondine o un rondone a terra, raccoglilo sempre! Sono grandi volatori e se sono a terra c’è qualcosa che non va. Ricorda, i genitori di queste specie non seguono i piccoli al di fuori del nido che se sono a terra, sono destinati a morire. Vanno sempre recuperati.

Se incontri dei cinghiali, ricorda che hanno più paura di te! Non correre – sarebbero più veloci – e non ti avvicinare mai, indietreggia lentamente e se hai un cane ricordati di non lasciarlo libero.

Se vedi un piccolo capriolo nel prato, allontanati: è solamente nascosto tra la vegetazione in attesa della mamma che torni. Quindi non ha bisogno di te. Non prenderlo mai!

Se vedi un piccolo uccello ancora non in grado di volare, ma che saltella e ha gli occhi aperti, non prenderlo. C’è la mamma che se ne prende cura, spiegando cosa mangiare e come nascondersi dai predatori: una scuola di natura necessaria e insostituibile. Se è in situazione di pericolo, spostarli all’interno di una siepe nelle vicinanze.

Se vedi un animale ferito, oppure che ritieni in stato di difficoltà, e in caso di dubbio, non agire di testa tua, ma contatta subito i CRAS più vicini che ti aiuteranno a gestire la situazione e a capire se intervenire o no.  Puoi anche scattare una fotografia con il tuo cellulare e gli esperti diranno cosa fare e cosa non fare.

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