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Giornata della Memoria, la testimonianza delle sorelle Tatiana e Andra Bucci Breaking news, Cronaca

Firenze – “Ricordare non è solo una questione di umanità. È una questione di conoscenza’’. Oggi, il giorno dopo il ritorno degli oltre 550 studenti che hanno fatto il viaggio di cinque giorni nel Treno della Memoria, sono continuati gli eventi in occasione del giorno della Memoria 2019, che cade il 27 gennaio per celebrare il settantaquattresimo anno dalla “scoperta” di Auschwitz. Stamattina hanno avuto luogo iniziative di memoria collettiva con l’obiettivo principale di fare conoscere alle prossime generazioni il capitolo più buio di cui fanno parte i lager, le fabbriche di morte disseminate dai nazisti nel cuore del continente.

La giornata è cominciata con l’evento nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dove le protagoniste sono state due sopravvissute ai campi di sterminio, le sorelle Tatiana e Andra Bucci. Le cittadine onorarie di Firenze sono nate a Fiume da padre cattolico e madre ebrea, entrambi originari della Bielorussia e approdati in quella città per mettersi in salvo dai pogrom zaristi dei primi del Novecento. Nel marzo del 1944, Andra e Tatiana, rispettivamente all’età di 4 e 6 anni, vengono deportate ad Auschwitz insieme al cugino Sergio De Simone di 6 anni e alle loro mamme. Giunte ad Auschwitz sono scambiate per gemelle e per questo motivo risparmiate alla camera a gas. Il cugino Sergio, invece, viene usato come cavia in esperimenti e poi assassinato nei sotterranei di una scuola di Amburgo nel Bullenhuser Damm, luogo dipendente dal lager di Neuengamme.

Con le loro testimonianze le sorelle Bucci hanno ricordato in quanti e quali modi il fascismo e il nazismo deportarono, uccisero, perseguitarono milioni di ebrei ma anche oppositori politici, omosessuali, disabili, rom, sinti e Testimoni di Geova. L’iniziativa, infatti, rientrava ne ‘Le Chiavi della Città’, il pacchetto di iniziative e progetti formativi che l’assessorato all’educazione offre ai ragazzi delle scuole dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie di primo e secondo grado.

“Dobbiamo ringraziare le sorelle Bucci per la loro preziosa testimonianza – ha detto la vicesindaca Cristina Giachi – che consente di fare l’unica cosa in nostro potere: far sì che il male non sia l’ultima parola. Due anni fa, quando sono stata ad Auschwitz col treno della memoria ho suggerito che diventasse una sorta di ‘servizio civile della memoria’: andarci obbligatoriamente al compimento del 18mo anno di età, quando si può realizzare cosa è stato quel male sistematico perpetrato ai danni di milioni di persone spesso nell’indifferenza, potrebbe diventare un atto civile fondativi dell’esperienza di cittadinanza.”

Anche il sindaco Nardella ha evidenziato l’importanza dell’evento: “Il razzismo è un fenomeno che non ha mai lasciato l’Europa anche se si è manifestato in forme diverse e se è vero che la storia non si può mai ripetere nelle stesse sembianze, tuttavia i limiti e le debolezze dell’essere umano possono sempre scatenare nuove violenze, nuove persecuzioni e nuovi razzismi. Questo è l’insegnamento del Giorno della Memoria ed è questo che imparano i nostri ragazzi che fanno con le sorelle Bucci, nostre concittadine onorarie, il Viaggio della Memoria nei luoghi della morte, del dolore, della Shoah, ad Auschwitz, a Birkenau. Sono tutte parole che sono ormai parte del vocabolario del nostro Paese e non dovremo mai dimenticarlo.”

La cerimonia che ha fatto seguito al primo evento ha avuto luogo in Salone Carlo VIII a Palazzo Medici Riccardi: la consegna delle medaglie d’onore agli ex deportati della provincia di Firenze nei campi di prigionia nazisti durante il secondo conflitto mondiale.

In presenza delle autorità della provincia, i riconoscimenti, che sono stati conferiti dal prefetto Laura Lega, sono attribuiti alla memoria di Gennaro Strino, Pompeo Giacomo Basso e Dino Calistri e sono stati ritirati dai loro familiari residenti nei comuni di Firenze, Reggello e Scandicci, alla presenza dei rispettivi Sindaci.

L’intervento del rabbino capo della comunità ebraica di Firenze Amedeo Spagnoletto ha avuto come tema la trasmissione ai giovani il messaggio di inclusione e di tolleranza rispetto alle differenze.  Luigi Dei, rettore dell’Università degli Studi di Firenze, ha fatto una lectio su Primo Levi, sopravvissuto e scrittore di cui celebriamo quest’anno il centinaio della nascita. Il rettore ha sottolineato che la sopravvivenza di Levi è dovuta in grande parte alla fortuna, ma anche all’amicizia, solidarietà e alla chimica. Poiché, sollecitato dalla volontà di vedere in ogni cosa una potenzialità di salvezza, Levi ha cercato di guadagnare tramite operazioni chimiche sostanze scambiabili con il pane, per lottare contro la fame che caratterizzava la vita dei deportati.

Gli studenti della scuola media “Altero Spinelli” di Scandicci hanno contribuito con musica e recita di brani di testimonianze, insieme a quelli della scuola media “Dino Compagni’’ e dell’istituto alberghiero “Aurelio Saffi’’ di Firenze.

Infine, di nuovo a Palazzo Vecchio, l’assessore al welfare Sara Funaro ha, insieme al presidente Quartiere 2 Michele Pierguidi, presentato la mostra fotografica “Olocausto. Un viaggio nei luoghi più tristi di una memoria che l’umanità non può più permettersi di perdere” di Marco Gabbuggiani e Francesco Ruggeri, una mostra che permette un momento di riflessione.

La mostra è composta da quattro pannelli di otto foto ciascuno (più un quinto simbolico) che accompagnano il visitatore in una sorta di viaggio all’interno dei vari centri di concentramento. Non c’è una logica geografica ma la volontà di percorrere quel tragico vivere che milioni di essere umani hanno purtroppo subito per mano dei loro stessi simili.

“È una significativa mostra fotografica realizzata per ricordare un momento storico particolare. Marco Gabbuggiani e Francesco Ruggeri hanno avuto il coraggio e la forza – ha sottolineato l’assessore ad Accoglienza e Integrazione Sara Funaro – di mettere insieme una serie di immagini che raccontano quella che è stata una delle fasi più terribili e più allucinanti che abbiamo avuto in Europa nel secolo scorso e che rimane una ferita aperta difficile da rimarginare. Sono immagini che rievocano il dolore e l’incredulità che si percepisce quando si è in questi luoghi. Le fotografie hanno una potenza straordinaria e riescono a trasmettere sia il messaggio del luogo che le sensazioni e le emozioni di chi è ritratto.”

“Dobbiamo ricordare – ha aggiunto il vice presidente del Quartiere 2 Martino Caforio – che l’antisemitismo ed il razzismo sono dei virus micidiali. Questi eventi del passato devono servire non solo per ricordare, ma devono servire per il presente e per il futuro. Per fare in modo che nessun tipo di tortura, nessun tipo di discriminazione ci siano presenti. Se non ricordiamo, se non ci fermiamo per riflettere, rischiamo di lasciar da parte quelli che sono i principi importanti. Quindi dovrebbero continuare queste iniziative.”

La mostra verrà inaugurata domani 26 gennaio, alle ore 18.00, presso la sede del quartiere 2, a Villa Arrivabene e sarà visitabile fino all’8 febbraio. Il ricavato della vendita del catalogo verrà devoluto all’associazione “Cure2Children’’.

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