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Giornata della terra, gli eventi estremi costano all’Italia 3,5 miliardi Dibattito politico

Firenze – Oltre 260 miliardi di euro dal 1945 ad oggi. Quasi nove volte il valore medio di una Finanziaria. È la cifra record che ha speso il nostro Paese, a partire dal secondo dopoguerra, per risarcimenti e riparazioni di danni causati da eventi di dissesto.

Una media di quasi 3,5 miliardi di euro all’anno, che pone l’Italia tra i primi Paesi al mondo per risorse impiegate per mettere mano alle devastazioni causate dagli eventi estremi che si sono verificati.

Un numero enorme, emerso nel corso del terzo webinar dalla Sala Polifunzionale di Palazzo Chigi, che anticipa l’Earth Tech Expo, in programma a Firenze dal 13 al 16 ottobre (ingresso gratuito) e che ha avuto al centro la questione climatica con la mitigazione e l’adattamento, la presentazione di analisi e modelli con proiezioni sulle aree e i settori produttivi e i sistemi economici a rischio. Tra i partecipanti oggi Teresa Bellanova,

Viceministro delle infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento della Protezione Civile, Elisa Grande, Capo Dipartimento Casa Italia-Presidenza del Consiglio dei Ministri, Antonio Navarra, Presidente CMCC Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Gianmaria Sannino di ENEA, Erasmo D’Angelis, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale dell’Italia Centrale, Laura Candela dell’Agenzia Spaziale Italiana e molti altri.

Tanti i temi trattati nel corso dell’appuntamento, che ha presentato un quadro completo dei rischi che corriamo, per effetto dei cambiamenti climatici, oltre ad una serie di strumenti e opportunità da cogliere, per affrontare il problema, a partire dal lancio del Next Generation Ue, il piano finanziario per la transizione ecologica e digitale che sarà tradotto in un insieme di nuove e straordinarie opportunità di lavori, cantieri, innovazioni e utilizzo delle enormi potenzialità delle Reti 5g come driver strategico per aumentare controlli anche in real time e sicurezza dai grandi rischi naturali.

Coordinato da Mario Tozzi e Deborah Cocco, il webinar ha messo in luce la necessità, espressa nel corso di più interventi, di mettere in campo un’azione univoca che coinvolga tutti gli attori in gioco (cittadini, scienziati, esperti e politici), al fine di ottenere i risultati prefissati. A partire da quelli molto ambiziosi contenuti nell’accordo europeo sui nuovi target ambientali, che fissano un abbattimento delle emissioni nocive pari al 50%, entro il 2030, e del 100% entro il 2050, ovvero il raggiungimento della completa decarbonizzazione.

“Un traguardo ambizioso, che però non possiamo che salutare favorevolmente in una giornata come questa – ha spiegato Teresa Bellanova, viceministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili – un momento storico che mette in prima fila l’Europa su un percorso verde per la rigenerazione. Ne siamo consapevoli: adattarsi al cambiamento climatico richiede necessariamente un cambio di paradigma nella valutazione e gestione del rischio, delle risorse naturali e del territorio e soprattutto nella programmazione delle misure di mitigazione e adattamento. Il che significa rilevanza assoluta dell’attività conoscitiva e del monitoraggio poiché si gestisce solo ciò che si conosce”.

Nel corso del suo intervento, Bellanova ha sottolineato inoltre l’importanza delle politiche agricole, per la tutela e la valorizzazione del territorio. E proprio dall’agricoltura arrivano alcuni tra i più recenti esempi degli effetti dei cambiamenti climatici, nel nostro Paese, come la presenza della Xylellam, il batterio killer che infesta gli olivi. Ma il settore agricolo è anche quel comparto che, insieme al turismo, rischia di dover pagare il prezzo più alto, a causa dei cambiamenti climatici.

Secondo Antonio Navarra, Presidente CMCC Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, se non si interviene con azioni volte a contrastare il surriscaldamento globale, il settore agricolo e turistico rischieranno di subire centinaia di miliardi di euro di danni, nel nostro Paese. Tuttavia il dato più allarmante riguarda probabilmente il Prodotto Interno Lordo, poiché se nei prossimi 5/6 anni dovesse verificarsi un aumento delle temperature superiore ai 2 gradi, la perdita del Pil italiano sarebbe di circa l’8%. Notevoli sarebbero anche le ricadute sulle risorse idriche. Secondo Stefano Mariani dell’Ispra, se anche nei prossimi anni si mantenesse l’attuale emissione di gas serra nell’atmosfera, le risorse idriche a disposizione potrebbero calare del 10% a breve termine e addirittura del 40% a lungo termine, soprattutto in alcune aree come il sud Italia.

Infine un’analisi anche sui nostri mari: dall’analisi esposta da Gianmaria Sannino di Enea il Mediterraneo è il mare che percentualmente si riscalda più di tutti: circa il 20% in più. Un dato preoccupante, soprattutto perché al surriscaldamento dei mari è legato lo scioglimento dei ghiacciai. A questo tema si ricollegheranno anche i prossimi appuntamenti con i “Sapiens Tecnologici” di Mario Tozzi che accompagnano l’Earth Technology Expo di ottobre. A maggio, infatti, si parlerà di tecnologie per il controllo delle criticità idrogeologiche e, più in generale, della risorsa idrica per l’irrigazione, oltre che dei vari sistemi di controllo per risparmiare una risorsa indispensabile per la vita umana.

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