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Giorno del Ricordo nel nome dell’unità dell’Europa Foto del giorno, Politica

Firenze –  Seduta straordinaria dell’Assemblea toscana dedicata al Giorno del ricordo, istituito con legge nel marzo 2004 su iniziativa dell’allora presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, allo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati di nazionalità italiana dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra.

“Solo un rinnovato e credibile progetto europeo, sostanziato di valori e in grado di affrontare e lenire i dolori del Novecento – ha detto il presidente della Toscana Enrico Rossi –  può aiutarci ad evitare nuovi e possibili disastri. Occorre rammentarlo oggi, mentre si ricordano le vittime delle foibe e l’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia, rifiutando letture parziali e tese a legittimare nuovi nazionalismi e divisioni”.

Nel ricordare che “solo dal ’43 al ’45 furono uccisi, come vittime innocenti, molte migliaia di italiani” e che in seguito “furono spinti all’esodo circa 350 mila persone di origine italiana”, Rossi ha evidenziato che alla base di drammi come quello delle foibe “vi è la grande semplificazione che ha distrutto il patrimonio europeo costruito sulla diversità di lingue, culture e tradizioni, immolando questa ricchezza sull’altare dell’ideologia del nazionalismo esclusivo ed aggressivo”.

Davide Rossi, vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, tha sottolineato come  Il Giorno del Ricordo non è solo una conquista, un punto di arrivo – dice –, ma vive ora una nuova fase, con molti elementi ancora da tratteggiare”.

Il ricordo “non può esserci fino a quando non vi è effettiva conoscenza dei fatti” e gli italiani di oggi sanno ancora “poco o nulla di quelle vicende di tanti italiani che hanno lasciato quelle terre proprio per rimanere italiani” e di una “pulizia etnica che riguardava indistintamente maschi e femmine, giovani e adulti, borghesi e operai, genitori e figli”. Per Rossi occorre tornare a considerare questi temi come argomenti dell’agenda politica e non di una mera storia locale di confine da relegare al massimo nel mese di febbraio di ogni anno”

La storia di don Franco Cerri, parroco di Lunata in Lucchesia, ha chiuso gli interventi della seduta solenne del Giorno del ricordo in Consiglio regionale, portando nel consesso istituzionale la voce “di chi c’era”. Don Cerri ha reso la testimonianza “mia, di mia madre e di mio fratello, costretti a lasciare, nel 1948, la nostra città di Zara e a venire come profughi in Italia, dopo che mio padre era stato ucciso dai partigiani jugoslavi semplicemente perché italiano”.

La voce di una famiglia raccontata nel susseguirsi drammatico dei giorni del ’44, quando cominciarono i rastrellamenti degli italiani a Zara, “sia militari che civili”, e che non dimentica il dolore per quel padre ventinovenne ucciso con altri 50: “Furono fatti letteralmente sparire”, dopo aver distrutto i loro documenti, “per cui di loro non c’è traccia”. “Come se non fossero mai esistiti”, come tante vittime di uccisioni e rastrellamenti.

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