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Il Giorno della Memoria Foto del giorno

Firenze – “La memoria non deve e non può essere solo la celebrazione di una giornata. La memoria deve essere parte integrante della nostra identità e della nostra coscienza”. Lo ha detto Joseph H.H. Weiler, presidente Istituto universitario europeo, concludendo l’intervento dal titolo “Il rapporto tra Memoria della Shoah, diritti umani e identità europea”, con il quale si è chiusa la seduta solenne del Consiglio regionale dedicata al Giorno della Memoria. Weiler, che ha precisato di intervenire a titolo personale, ha spiegato di aver “accettato con esitazione l’invito, perché se è importante celebrare la memoria, è altrettanto vero che la memoria è pesante” e ha aggiunto che “questo giorno vale se è capace di metterci a disagio”. L’Europa, ha sottolineato, “non è molto abile con la memoria: ha deciso che la Shoah non si sarebbe mai più ripetuta, ma vent’anni fa, in Bosnia, si è di nuovo ripetuto il genocidio di una minoranza religiosa, in quel caso musulmana”. Weiler ha spiegato che la memoria è difficile perché “costituisce l’identità personale e collettiva” e ha aggiunto che nella nostra identità di europei c’è anche la Shoah. “Da quel buio”, ha affermato, “sono scaturire due nobili conseguenze: la fondazione dello Stato d’Israele e l’Unione europea”. Le loro politiche “sono criticabili”, ma né Israele né l’Unione europea “possono rinunciare alla loro identità, perché significherebbe disonorare la memoria della Shoah”.

Prima di Weiler erano intervenuti Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica di Firenze, Joseph Levi, rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze e Alessio Ducci, presidente dell’Aned Coordinamento regionale toscano.  Sara Cividalli ha ricordato che Auschwitz rappresenta “un tempo non lineare, fermo, dove passato, presente e futuro si confondono, perché quando i sopravvissuti ripensano a quel luogo essi sono ancora lì, adesso”. Per questo le iniziative della Regione, prima fra tutte il Treno della Memoria, sono utili. “Serve a far percepire”, ha detto, “che non è solo storia ma qualcosa che appartiene a tutti” e “serve a cogliere per tempo i segni premonitori, anche stupidi, del rinascere di sentimenti xenofobi e antisemiti”.

“Noi che siamo nati dopo la Shoah abbiamo sperato che questa tragedia si fosse per sempre allontanata dall’Europa, ma i segnali di questi ultimi anni e di queste ultime settimane ci dicono che i tempi funesti possono tornare”. Lo ha affermato Joseph Levi, sottolineando che “la macchina di morte dell’Isis sta imitando quelle stesse logiche tremende” e in questa situazione “non sappiamo bene come affrontare questo abisso”. Con i fatti di Parigi, ha aggiunto, “ci siamo ritrovati nel passato” e per questo “non si possono avere dubbi” sulla necessità di celebrare il Giorno della Memoria. La susseguente manifestazione di Parigi, ha detto, “ha lanciato un grido: questa volta non succederà che l’Europa non sappia reagire in tempo; lascia sperare che non succederà che torni l’antisemitismo e, aggiungo, che si manifesti l’antislamismo”.

Per Alessio Ducci, il Giorno della Memoria serve a ricordare “che coloro che sopravvissero ai campi di concentramento e di sterminio furono imprigionati perché proiettavano nel futuro l’idea di una società democratica, pacifica e giusta” e ci insegna che “non è il lavoro, ma la cultura e la conoscenza, che ci rendono liberi”. I testimoni diretti, ha aggiunto, “diminuiscono sempre di più, per questo serve mantenere alta la tensione contro il formarsi di nuovi fenomeni di xenofobia e di antisemitismo. La differenza”, ha concluso, “può farla la politica con le sue scelte”.

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