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Giotto a Milano, tredici tappe attraverso la rivoluzione dell’arte del ‘300 Cultura

Firenze – Ebbe vita breve Azzone Visconti, morì a soli 37 anni nel 1339, Signore di Milano dal 1329, ma solo dopo aver lasciato una grande eredità politico – culturale alla sua città. Fu lui ad avviare un’opera di rinnovamento artistico in cui va inserita la chiamata di Giotto, l’innovatore dello stile figurativo italiano nell’arte a lui contemporanea  per l’esecuzione di alcuni affreschi nelle sale di Palazzo del Broletto Vecchio, fatto restaurare e divenuto poi dimora familiare. Affreschi che dovevano rappresentare imprese e glorie degli eroici protagonisti della storia e del mito, sino ad arrivare alla sua stirpe, oggi purtroppo andati perduti. Da domani Palazzo Reale, l’ antica dimora viscontea, apre al pubblico la mostra “Giotto. L’Italia”.

Per la prima volta saranno esposte a Milano tredici capolavori assoluti che segnano il percorso di Giotto attraverso il nostro paese, in quaranta anni di attività. Inserita nel palinsesto di ExpoinCittà, la serie di appuntamenti che accompagnano la vita culturale milanese in occasione di Expo 2015, la mostra dedicata a Giotto è stata curata da Pietro Pietraroia e Serena Romano, si avvale di un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, Mario Bellini quale autore del progetto espositivo e la collaborazione di Electa.

Al progetto hanno collaborato Soprintendenze, Musei ed Istituzioni religiose che conservano opere di Giotto e sono notevoli i prestiti dalla nostra regione, provenienti da Galleria dell’Accademia e Galleria degli Uffizi, Pieve di San Lorenzo di Borgo San Lorenzo, Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, Opera di Santa Maria del Fiore e Opera di Santa Croce a Firenze. Il percorso della mostra si apre con le opere giovanili, con il frammento della Maestà della Vergine proveniente da Borgo San Lorenzo e la Maestà da San Giorgio alla Costa, a documentare l’attività di Giotto tra Firenze ed Assisi. A seguire il nucleo della Badia Fiorentina con il polittico dell’Altar Maggiore attorno al quale sono stati ricomposti alcuni frammenti dell’affresco che circondava l’altare. Dalla Cappella degli Scrovegni, la tavola con Padre Eterno, a documentare la fase padovana, poi il gruppo rappresentato dal polittico bifronte destinato alla cattedrale fiorentina di Santa Reparata che ha il suo punto d’arrivo nel polittico Stefaneschi, il capolavoro dipinto per l’altar maggiore nella Basilica di San Pietro. A chiusura della mostra il polittico di Bologna per il ritorno in Italia della corte pontificia e il polittico Baroncelli dall’omonima cappella in Santa Croce e che in occasione della mostra è stato ricongiunto con la sua cuspide, raffigurante il Padre Eterno, conservata nel Museo di San Diego in California. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2016.

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