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Giovani senza lavoro: come migliorare apprendistato e formazione Economia

Inchiesta. Parlando dei modi che possono essere messi in atto per ridurre il disallineamento fra offerta e domanda di lavoro, è inevitabile parlare di apprendistato. Anche perchè i dati di Confartigianto parlano chiaro: correlando in un grafico l'indice di mismatch del mercato del lavoro giovanile (ottenuto misurando il mancato incontro fra la domanda espressa dalle imprese e l'offerta di giovani che affrontano il mercato del lavoro senza trovare occupazione) con il peso dell'apprendistato sul totale di addetti tra i 15 e i 24 anni, si verifica che  l'aumento dell'incidenza dell'apprendistato sul numero dei giovani occupati diminuisce il valore dell'indice di mismatch.

Anche se, come spiega il presidente di Confartigianato Firenze, Gianna Scatizzi, non sono tutte rose neanche in questo campo. "Per essere davvero uno strumento che aiuta  a diminuire il paradosso di alta disoccupazione giovanile e di centinaia di posti di lavoro inevasi, l'apprendistato dovrebbe avere alcune caratteristiche che al momento non ha. Del resto, stiamo facendo pressione affinchè, nel corso delle modifiche alla recente riforma del lavoro, le nostre richieste possano essere prese in cosiderazione positiva. Fra tutti i punti, due sono a nostro avviso fondamentali: l'apprendistato deve essere a un tempo icentivante per le imprese e semplificato nella realizzazione". Insomma per funzionare da vero  "grimaldello" per far saltare il mismatch, deve essere impossibile utilizzarlo come vantaggiosa assunzione di un nuovo lavoratore, ma si deve tornare a quella funzione di formazione e inserimento nel lavoro reale che dovrebbe essere il suo ruolo precipuo. "Bisogna arrivare da parte delle aziende a pensare che, se anche non serve una persona in più, sono incentivata a prendere un apprendista che può divenire un domani una risorsa preziosa per l'azienda. E se, una volta formato, l'azienda non ne avrà più bisogno, il periodo trascorso a imparare sul campo può diventare l'equivalente della famosa Esperienza".

Ma quali benefici possono incentivare le aziende a caricarsi del compito, spesso gravoso, di formare sul campo, in loco, il ragazzo? "A parte maggiori incentivi, possono essere messi in atto interventi favorevoli sul lato fiscale e in generale positivi per l'economia dell'azienda".   Ma il ruolo delle scuole, dei corsi, dei vari isituti privati? "Bisognerebbe riuscire a metter in atto una strategia che riunisca in una sinergia virtuosa la formazione dei ragazzi – conclude Scatizzi – la vera arma è questa: ogni attore dovrebbe svolgere il suo ruolo in accordo con la sua natura. Ad esempio, non sarebbe possibile togliere al ragazzo delle ore teoriche che può svolgere solo a scuola, dal momento che l'azienda non può essere posto deputato a questo; d'altro canto, l'azienda può offrire, incentivata, i propri laboratori veri, di esperienza sul campo, affiancando la teoria. Nessuno perde niente, se si fa un gioco di squadra. Chi ci guadagna sono i ragazzi, e forse il mismatch potrebbe assottigliarsi e scomparire". Dunque, apprendistato semplificato e incentivante per le aziende, formazione mista azienda-scuola. E calcolare il tempo trascorso come apprendista nelle aziende  alla stregua di esperienza.  

Dunque gli elementi che potrebbero giocare un ruolo determinante sul mismatch nelle fasce giovanili risultano 3: il fattore culturale, l'incapacità della scuola di rispondere alle esigenze delle imprese, le difficoltà di comunicazione in cui incappano gli enti preposti alla formazione e all'indirizzo al lavoro. Fra cui, all'ultimo punto, si segnalano, per importanza e competenza, i Centri per l'Impiego provinciali. Per avere un esempio sul territorio, un elemento già rilevante si riscontra se si guarda al flusso delle iscrizioni nei centri per l'impiego di area fiorentina: nel 2011, sono state 23.666 le persone in cerca di lavoro che si sono iscritte nei Centri per l'Impiego., esattamente 13.146 donne e 10.520 uomini. La fllessione rispetto al 2010 è di 408 unità lavorative. Inoltre, in un quadro sostanzialmente immutato di avviamenti al lavoro, per fasce d'età, l'unico dato in riduzione dei rapporti di lavoro è nella fascia d'età fra i 15 e i 18 anni (-0,4%).
Più specificatamente, ecco i dati forniti dai CpI della provincia di Firenze che riguardano li flussi della fascia d'età dai 16 ai 30 anni, riferiti al 2011: a Sesto Fiorentino, 1247 ragazzi, 4.698 a Firenze, 775 a Figline Valdarno, 447 a Pontassieve, 942 a Scandicci, 503 a San Casciano Val di Pesa, 714 a Borgo San Lorenzo, per una somma generale di 9.326 ragazzi che hanno contattatto e si sono inscritti ai CpI.

Un numero comunque non irrilevante, considerando che comunque che la fascia d'età monitorata contiene anche molti studenti, per i quali non è necessario cercare lavoro. Considerando sempre per comodità i Centri per l'impiego della provincia di Firenze, ci si  imbatte in una miriade di canali intessuti proprio per giungere alle fasce giovanili. Con esiti interessanti: ad esempio,  lo sportello provinciale Creaimprese, che aiuta le start-up, su 192  colloqui tenuti con uomini italiani nel 2011 ne ha rilevato 44 con giovani dai 20 ai 29 anni, che salgono a 71 se siconsideral a fascia 20-34. In questo campo, le più attive sono le donne italiane: 338 colloqui, di cui 80 nella fascia 30-34, 76 nella fascia 25-29, 15 nella fascia 20-24. Il 66% dei colloqui "di primo contatto" si situano nella fascia 20-39 anni. E se poi si va a vedere come si giunge al servizio, il 54% dichiara di essere stato inviato/informato dai Centri per l'Impiego, il 23,54% tramite amici o conoscenti, il 22,8% sito web, il 4,55% pieghevole o locandina. Per quanto riguarda il titolo di studio, si scopre il 47% laureati, il 38% diploma medie superiori, 61% disoccupati, 15% dipendenti. Anche in questo caso dunque, la parte del leone nel far giungere l'informazione agli utenti è svolta dai Centri per l'Impiego. In alcuni casi, come ad esempio nel caso di NovoLab, lo sportello per la formazione e il lavoro è situato direttamente là dove può essere più visibile e fruibile dai giovani: Novolab è al Polo Universitario delle Scienze Sociali di Novoli a Firenze.


"Le iniziative di comunicazione sui servizi al lavoro e sui corsi professionali hanno avuto una forte accelerazione solo negli ultimi anni e, ovviamente, occorre tempo perché le notizie possano avere una diffusione adeguata – spiega Alessandro Belisario, dirigente dell'Area Politiche del Lavoro della Provincia di Firenze  – va comunque tenuto conto che sia le norme comunitarie che regolano il FSE – è il fondo europeo che sostiene queste attività – che quelle nazionali fissano rigidi tetti di spesa ai budget per comunicazione: il che non consente probabilmente di realizzare una campagna capillare".

Ma la comunicazione non è, tutto sommato, il vero problema, per Belisario. "I motivi veri però vanno, a mio avviso, ricercati sul piano culturale  – spiega –  i Centri per l'Impiego si portano ancora dietro il retaggio dei vecchi uffici di collocamento e anche se oggi sono profondamente cambiati e offrono un'ampia rete di servizi di accompagnamento al lavoro,sono frequentati ( anche con picchi di 1000 persone al giorno per tutti quelli della provincia di Firenze ) da lavoratori in cassa integrazione, da immigrati e da persone in condizione di disagio sociale.

I più giovani, soprattutto quelli che hanno capacità relazionali e adeguati titoli di studio cercano strade più dirette per trovare un lavoro ( agenzie per il lavoro, invio curriculum on lineetc…).
Sulla formazione poi pesa il fatto che, storicamente, è stata sempre considerata in italia come una scuola di serie B e, comunque, tendendo a formare in settori richiesti dal mercato – in particolare nel campo del lavoro manuale e manifatturiero – non risulta particolarmente attrattiva per chi privilegia la ricerca di un lavoro intellettuale ( anche se, negli ultimi tempi, notiamo una inversione di tendenza )".

in collaborazione con www.lavoronuovo.org

foto: www.cercalavoro.it
 

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