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Gentile e il film “L’Ospite”: il punto di vista dell’Anpi Cinema

Firenze – Il film “L’Ospite” di Ugo Frosi presentato nelle sale cinematografiche in occasione del 71mo anniversario della morte del filosofo Giovanni Gentile ucciso da due membri dei Gruppi di Azione Patriottica, ha riaperto la discussione sul ruolo e la personalità del pensatore e le sue responsabilità come esponente di spicco del regime fascista. L’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha inviato una lettera aperta che pubblichiamo.

Il 15 aprile, nel giorno della sua uccisione, si è deciso di commemorare la figura di Giovanni Gentile con un film sugli ultimi mesi della sua vita. Non siamo contrari ad un approfondimento storico-intellettuale di ogni aspetto della Resistenza italiana e della lotta di Liberazione. Siamo però fortemente preoccupati che iniziative simili abbiano il solo scopo di screditare la lotta di Liberazione e contestualmente riabilitare il fascismo, cercando di parlare delle sue figure per così dire di “maggior prestigio”.

Gentile è stato un filoso idealista di un certo rilievo, ma non siamo certo qui per fare una lezione di storia della filosofia. Oltre che filosofo Gentile è stato un politico di primo piano del fascismo. E questo non può essere né edulcorato, né rimosso da una corretta ricostruzione storica.  Vale forse la pena ricordare come Gentile insieme a Mussolini definiva il fascismo nel 1932: “Il fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore d’istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l’uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo dell’unità, della forza e della giustizia”. 

Gentile è stato ministro dal 1922 al 1924. Nel 1925 pubblica il “manifesto degli intellettuali fascisti”, rimanendo per tutto il ventennio intellettuale impegnato a sostegno della dittatura, per poi aderire anche alla Repubblica di Salò. Il regista ha dichiarato di voler “raccontare l’uomo, il filosofo lasciando da parte un giudizio sul contesto politico nel quale visse”. 

Ma come si può raccontare un uomo senza metterlo in relazione con quanto avviene intorno a lui? Soprattutto se si tratta di una figura politica pubblica di livello nazionale?  Il film punta molto sul desiderio di riconciliazione nazionale professato da Gentile in piena occupazione tedesca e repressione fascista. Vale la pena citare la risposta che Concetto Marchesi diede a Gentile al riguardo:  “Il merito di aver portato la legge e la norma pubblica al livello dello scannamento più facile e più selvaggio spetta al fascismo ed al nazismo… Con chi debbono accordarsi, ora, i cittadini d’Italia? Coi tribunali speciali della repubblica fascista o coi comandi delle S.S. germaniche? … Quanti oggi invitano alla concordia, invitano ad una tregua che dia temporaneo riposo alla guerra dell’uomo contro l’uomo. No: è bene che la guerra continui, se è destino che sia combattuta. Rimettere la spada nel fodero, solo perché la mano è stanca e la rovina è grande, è rifocillare l’assassino. La spada non va riposta, va spezzata. Domani se ne fabbricherà un’altra? Non sappiamo. Tra oggi e domani c’è di mezzo una notte ed una aurora” 

L’esecuzione di Gentile, che certo suscitò critiche in alcuni settori intellettuali, è da ricondurre quindi ad una vita tutta tesa ad esaltare e sostenere la dittatura fascista e dunque la soppressione di ogni libertà. Più di mille parole spiegano la sua figura le foto del suo funerale e il suo feretro circondato da saluti romani. Così Teresa Mattei ha parlato dell’esecuzione di Gentile, motivandone la validità, ed è con le parole di una eroina della Resistenza e dell’Italia che vogliamo esprimere ii nostro punto di vista sulla vicenda e le preoccupazioni che dietro a tentativi pseudo culturali si voglia in realtà  indebolire la base antifascista della nostra Repubblica: “In guerra la vita umana perde valore. Ci muovevamo in mezzo al sangue, assistevamo ogni giorno a crimini orrendi che ci avevano induriti. Ci sono momenti, nella storia, che non ammettono mezze misure”

ANPI – Firenze

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