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“Giro d’Italialand”: Crozza racconta la sua assurda Italia Spettacoli

Non c’è da ingegnarsi molto, di cose assurde, buffe e insensate in Italia ce ne sono fin troppe e per un comico non è poi così difficile trovare materiale per i propri spettacoli. Perché in Italia grandi imprenditori e politici sembrano tutti usciti da una barzelletta, con le loro scuse improbabili per spiegare i casi di corruzione, con la loro radicale omertà, con le loro strane storielle usate per celare tutte le illegalità che hanno compiuto. Una specie di “isola che non c’è”, così se la immagina Maurizio Crozza nel suo ultimo spettacolo “Giro d’Italialand” andato in scena al Nelson Mandela Forum di Firenze. Ma purtroppo questa Penisola c’è e come. Un paese bloccato da 20 anni sotto il potere di “monarchi assoluti” che poco sanno delle strategie per governare e far crescere il proprio Stato, ma hanno imparato a burlarsi dei cittadini arricchendosi e divertendosi alle loro spalle. Un paese in cui di fronte alla crisi, alla disoccupazione e alla miseria, i politici prendono i maggiori stipendi di tutto il mondo. Un paese dove tutti sanno che coloro che governano pensano solo a se stessi, ma nessuno mai prova realmente a cacciarli via. Un paese in cui la satira è diventata pura informazione e non rappresenta neanche più un’arma contro il potere.

In questa “Italialand” narrata da Crozza emergono diversi personaggi che il comico è solito impersonare nelle sue tante comparse televisive, tra cui: Forrest Bossi (un politico che dopo aver tanto vantato la Lega Nord come modello di onestà e competenza ora è beffeggiato da tutti per gli imbrogli scoperti), Montezemolo (con la TAV e le sue altre imprese costose e inutili), Bersani, Merchionne, Zichichi, e molti altri fino al mitico Fuksas, emblema del sapientone incompetente, simbolo di tutti (troppi) ciarlatani che si atteggiano a grandi esperti; ad essi si aggiunge la parodia del programma di divulgazione scientifica Voyager di Rai 2 tramutato in “Kazzenger”. Ad hoc l’immagine che lo show man, affiancato negli sketch da Andrea Zalone e accompagnato dal musicista in scena Silvano Belfiore, descrive di questo paese, come la “Penisola che non c’è” dominata da tanti Comandanti Schettino, navigatori che affermano che tutto va bene mentre la nave affonda, dove «persone incapaci senza alcun merito risiedono ai posti di comando». Non sono da meno i passeggeri, nel cui DNA c’è il “gene dell’evasione”, come se fossero predisposti naturalmente a evadere le tasse e truffare il prossimo (sull’esempio dei loro padroni che tanto sanno criticare).

In mezzo a questi esseri umani, soggiogati dai loro impulsi primordiali o dai loro interessi personali, spunta un essere venuto da un altro pianeta, «privo di emozioni, algido, anaffettivo»: il “Monti-robot”. Sobrio, posato, dedito a risaldare il disastroso bilancio economico dell’Italia, senza macchie sul lavoro e sul suo matrimonio: una sorta di «avatax». Chissà se questa “macchina umana” e il suo governo di tecnici e supertecnici risanerà almeno in parte questa nazione dalle mille follie. Di certo i comici avranno per ancora lungo tempo tante e tante storie da raccontare, senza doversi sforzare troppo di ridicolizzarle.

Foto © Marcello Orselli.
 

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