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Giubbotti salvacuore per combattere le disfunzioni cardiache STAMP - Salute

Costa 50.000 euro e serve a proteggere il cuore. A prima vista sembra un giubbotto antiproiettile del tipo di quelli indossati dalle forze dell’ordine, ma non serve a riparare il costato dai colpi delle armi da fuoco, bensì a proteggere il muscolo cardiaco dalle aritmie, dalle fibrillazioni ventricolari, dagli infarti e da tutte le disfunzioni cardiache che possono risultare letali.  L'Unità operativa di Malattie Cardiovascolari 2 dell'Aoup di Pisa, diretta dalla dottoressa Maria Grazia Bongiorni, ne ha in dotazione due esemplari. L’azienda ospedaliero-universitaria pisana utilizza i giubbotti salvacuore dal 2010 e li ha testati, con ottimi risultati, su ben 9 pazienti. Il giubbotto, è emerso infatti dal suo utilizzo sperimentale a livello internazionale, riduce del 90% i casi di morte per disfunzioni cardiache. Simile ad un Holter e pesante circa 1 kg, l’apparecchio salvacuore permette ai cardiologi di monitorare la situazione del paziente direttamente su un computer e consiste in un sistema di defibrillazione esterna che il paziente può indossare con continuità. Il giubbotto, infatti, viene dato al paziente dopo un corso formativo che dura circa 20 minuti e non richiede particolari abilità nella gestione da parte del portatore, dato che il suo funzionamento è automatico. Può essere indossato anche di notte e va tolto soltanto quando ci si fa la doccia, così che permette al paziente di essere sempre protetto contro arresti cardiaci e scompensi vascolari. Il giubbotto salvacuore, in sostanza emette una scarica elettrica in caso di scompensi o interruzioni nel battito del cuore, funzionando come un vero e proprio defibrillatore. È particolarmente utilizzato in situazioni cliniche che non permettono l’impianto di dispositivi sottocutanei fissi, in pazienti che hanno subito un infarto e per coloro che, a causa di un’infezione, hanno dovuto rimuovere impianti cardiaci fissi precedentemente impiantati.

Immagine: www.unipinews.it.

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