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Giulia Ballerini: l’eredità culturale di Ardengo Soffici Cultura

Firenze – Il Museo “Ardengo Soffici e del ‘900 italiano” ha una nuova direttrice. È Giulia Ballerini, storica dell’arte e grande esperta dell’artista poggese, con un interessante percorso nelle istituzioni fiorentine.

Giulia è stata da poco nominata direttrice del Museo Soffici di Poggio a Caiano è una bella notizia. Ci può anticipare qualcosa riguardo a come intende portare avanti questa istituzione?

“Iniziare l’incarico a museo chiuso non è facile, sarà una stimolante sfida professionale e personale, spero di poter ricompensare la fiducia dell’amministrazione comunale con idee e risultati ed essere all’altezza del ruolo. Il responsabile che mi ha preceduto, Luigi Corsetti, è scomparso lo scorso novembre e il museo ha subito una grave perdita; spero di poter lavorare nel segno della continuità dei valori che mi ha insegnato, l’attenzione alla storia locale, la passione per la ricerca, ma anche adeguando il museo ai tempi di oggi: maggior comunicazione, visibilità e iniziative culturali. Il Museo Soffici, pur essendo piccolo, ha un potenziale da sviluppare, soprattutto nell’apertura verso gli studi del ‘900 italiano”.

Ardengo Soffici è una figura importante nel panorama culturale italiano. Come intende valorizzarlo?

“Ardengo Soffici, rispetto al passato, ha giustamente avuto una maggiore attenzione e una doverosa ricollocazione nel panorama della cultura nazionale a partire dagli anni ’90. Anche la nascita di un museo che potesse racchiudere opere rappresentative del suo percorso artistico ha sicuramente favorito una maggiore conoscenza dell’artista, ma sono state soprattutto le mostre collaterali alla collezione permanente, organizzate in questi anni dal Museo Soffici, ad aver mostrato un ricco ventaglio di collegamenti, relazioni e contatti tra Ardengo Soffici e i maggiori protagonisti del ‘900 a livello nazionale ed europeo. Non a caso, infatti, il Museo Soffici negli anni ha ampliato la sua dicitura con l’importante qualifica di “museo del ‘900 italiano”. Anche se è presto per parlare di allestimento di grandi mostre per quest’anno, dato il duro momento storico che stiamo vivendo, ritengo che sia fondamentale curare l’approfondimento scientifico e portare alla luce nuove prospettiche critiche, grazie a esposizioni temporanee e conferenze che illustrino il rapporto tra la figura dell’artista e quella di tanti contemporanei, sia a livello internazionale che locale. Resterà determinante la curatela di Luigi Cavallo, massimo conoscitore dell’opera dell’artista, che ha sempre seguito, fin dalle origini, gli sviluppi dell’offerta culturale di Poggio a Caiano”.

Il momento è molto delicato e la riapertura avrà delle limitazioni. Ma l’arte ha anche un ruolo importante…

“Anche se in questo momento i musei sono ancora chiusi, la cultura non si ferma. Oggi abbiamo mezzi tecnologici che ci consentono di abbattere le barriere della fruizione artistica tradizionale: fermo restando che le opere d’arte devono essere osservate “dal vivo”, ma nell’impossibilità di farlo adesso, i social possono aiutarci a diffondere l’arte attraverso visite virtuali, piccoli video, post che raccontano le opere: vorrei potenziare la comunicazione del Museo Soffici, che merita una maggior diffusione. In vista della riapertura dei musei dal 18 maggio, dobbiamo valutare le nuove modalità di ingresso e studiare bene le misure per limitare i contagi; tuttavia, credo sia importante ripensare agli spazi museali come nuovi luoghi di fruizione, non solo artistica e culturale, ma anche con una ricaduta sociale. Se riusciremo ad attivare dei servizi di didattica o appuntamenti per famiglie, potremo offrire un’alternativa alla mancanza di socialità che tanti bambini stanno vivendo a causa della chiusura delle scuole”.

Lei è molto giovane ma ha già un interessante percorso professionale alle spalle…

“L’arte è sempre stata la mia grande passione. A 24 anni mi sono laureata in Storia dell’Arte con una tesi su Soffici, che poi è diventata un volume della collana dei “Quaderni Sofficiani” dell’Associazione Soffici, curata da Luigi Corsetti. Da lì, la mia collaborazione agli studi sofficiani, con la stesura di saggi nei cataloghi delle mostre, visite guidate e conferenze, lavorando nel Museo dalla sua apertura, nel maggio 2009, fino a ottobre 2019. In questi dieci anni ho svolto in parallelo il lavoro di educatrice museale per il Dipartimento Educazione delle Gallerie degli Uffizi e la Firenze Musei, una bellissima esperienza tutt’ora in essere, oltre a curare mostre d’arte per il Comune di Sesto Fiorentino e La Soffitta Spazio delle Arti”.

Ci può anticipare qualche progetto che desidera portare avanti?

“Oltre a quelli del rilancio della comunicazione e della didattica di cui ho già parlato, vorrei poter attingere all’archivio di documenti di storia locale e del territorio per tenere in vita la memoria storica del paese in cui Ardengo Soffici decise di rimanere per tutta la sua vita: il museo potrà esserne veicolo di conoscenza”.

Giulia Ballerini, laureatasi a Firenze, è storica dell’arte ed educatrice museale nei Musei statali fiorentini per il Dipartimento Educazione Scuola Giovani delle Gallerie degli Uffizi. Dal 2009 è collaboratrice del “Museo Ardengo Soffici e del ‘900 italiano” come esperta in studi sofficiani e curatrice del progetto mostre “Alto Basso”, presso gli spazi espositivi “La Soffitta Spazio delle Arti” e il “Centro Antonio Berti” a Sesto Fiorentino, in collaborazione con il Comune di Sesto Fiorentino, su figure artistiche dell’800 e 900, tra cui Emilio Greco, Francis Bacon, Max Klinger, Antonio Berti, Guido Spadolini, Sigfrido Bartolini. Inoltre, dal 2010 è coordinatrice editoriale di “Notizie Nostre”, trimestrale dell’Associazione Ex Allievi dell’Istituto T. Buzzi di Prato e tiene lezioni di storia dell’arte per l’“Associazione Cultura senza età”. 40 anni appena compiuti, è sposata, madre di due figli e vive a Prato.

Foto: Giulia Ballerini

 

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