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Giunta regionale rosso stinto, processo naturale Politica

Tutto sommato, a modo suo, il governatore Enrico Rossi non lascia nessuno spazio alle interpretazioni sul rimpasto con cui ha “mollato” tre importanti pezzi della sua squadra per fare entrare persone “gradite”. A chi? A Renzi, ovviamente. Perché, spiega Rossi sul suo blog, il rimpasto ““dipende certamente dalla necessità di aiutare Matteo Renzi, segretario del mio partito e incaricato premier del Paese, a risolvere i problemi del Comune di Firenze e lasciare a Dario Nardella il ruolo di vicesindaco reggente e candidato sindaco”.

Così, in ossequio a un'esigenza del tutto naturale per il governatore di piazza Duomo, la giunta toscana smacchia il rosso (fuori Allocca, rappresentante la sinistra non gradita dai renziani), licenzia la Targetti per far posto al giannizzero di Palazzo Vecchio Stefania Saccardi alla vicepresidenza, e lascia a piedi anche Cristina Scaletti, ex-IdV, passata poi al Centro Democratico, attonito e confuso, il partito, per il fulmine a ciel sereno che si è abbattuto sul suo assessore che sembrava ben lungi dall'aspettarselo. Anche perchè Scaletti, assessore a Turismo e Cultura, si era guadagnata nel frattempo un notevole consenso personale anche fra gli operatori. A leggerlo col senno di poi, anche lo scivolone della nuova campagna per la Toscana, con la reazione di Rossi alla Toscana “taroccata”, potrebbe sembrare un preavviso di sfratto a un assessore finora senza sospetto.

Se l'ex- vicesindaco Stefania Saccardi era già in corsa per la vicepresidenza prima di saperlo (galeotto l'incontro del disgelo fra Rossi e Renzi qualche tempo fa) ed era evidente che si trattasse di un pegno importante per il nuovo orientamento volto a sostenere il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ricostruendo gli equilibri interni della giunta regionale, l'estromissione di Salvatore Allocca, rappresentante di Rifondazione Comunista e FdS ha il sapore di una dichiarazione di resa: l'esponente di quello che da qualcuno nel suo partito è definita vetero sinistra, è la mossa che più di ogni altra dà la sensazione del “riallineamento” del governatore alla linea vincente del partito. Il cambio di staffetta è ancora più evidente considerando l'arrivo di Emanuele Bobbio, economista, giovane (1979), laureato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,  dal 2011al centro studi di Banca Italia come economista. A lui andranno le deleghe all’istruzione e università, dell’ex vicepresidente della Giunta Stella Targetti, e quella alla formazione che fino ad adesso detenuta da Gianfranco Simoncini.

Un bel colpo insomma, che muta la struttura della giunta regionale senza tuttavia perdere sostegno, e che Rossi “giustifica” così: “Non c’è nulla di male in questa operazione che, a pensarci bene – spiega il governatore – sarebbe stato giusto e doveroso fare anche se Renzi non fosse stato segretario del mio stesso partito, ma soltanto leader del mio stesso schieramento. Per quale ragione infatti non si sarebbe dovuto aiutare il sindaco della città capoluogo della Toscana nel momento in cui assume la massima carica di governo del Paese? Nessuna ragione: solo il fanatismo antirenziano può offuscare questa verità elementare. A Renzi faccio i migliori auguri e presenterò presto un dossier sulla Toscana che ho già delineato al congresso Pd a Prato, con poche ma chiare richieste per il nuovo governo”.

Tutto chiaro dunque? Certamente. Però qualcosa dovrà pur pagare, il signor Rossi, i termini di autonomia di decisione nella scelta delle staffette: ad esempio, un Tomaso Montanari, storico di valore, alla cultura non può permetterselo. Perché? Perchè un Pd ormai interamente renziano non ha apprezzato per nulla le posizioni spesso divergenti da quelle di Renzi del Montanari. E dunque, ha messo un bello stop.

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