energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Giustizia a teatro: la pièce di Salvatore Cosentino Spettacoli

Scandicci – La Giustizia e le arti dello spettacolo. Non è consueto incontrare un magistrato con uno spiccato talento teatrale che ha deciso di raccontare per immagini, parole e musica i tanti problemi della giustizia in Italia con l’obiettivo di alzare il livello del dibattito pubblico e, soprattutto, del rapporto con i cittadini. Il magistrato si chiama Salvatore Cosentino e il suo mestiere è quello di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Locri. Al Teatro Studio di Scandicci ha messo in scena  la pièce teatrale “Un diritto messo di traverso – Il giurista nell’arte” da lui scritta e interpretata, che da due anni presenta con successo in tutta Italia. Lo spettacolo era destinato ai magistrati – studenti della Scuola Superiore di Magistratura impegnati in questi giorni in un corso interdisciplinare dal titolo “L’immagine della giustizia nell’arte, nel cinema, nella letteratura”.

Si tratta di un lungo monologo  (100 minuti) ben costruito e ben recitato, con il quale  l’autore-attore racconta il mondo dei giuristi con i suoi paradossi  e le sue contraddizioni, ma anche con il grande impegno e la serietà della maggioranza degli uomini che amministrano la giustizia in Italia. Nella sostanza la pièce è strutturata in tre parti. Una introduzione propone il concetto principale di tutta la performance: nell’esercizio del diritto il rischio che si corre, soprattutto a causa di un linguaggio spesso astruso, sempre astratto, è che l’uomo sparisce dal focus dell’attenzione.  “Nel codice l’essere umano in quanto tale viene citato solo quando muore”.   Il giudice deve avere sempre per le sue decisioni la consapevolezza che in fondo al fascicolo c’è una vita, un essere umano. Per questo deve esercitare l’arte dell’ascolto: restare sempre “uditore”, la parola che in passato definiva il magistrato tirocinante e che è stata abolita, perché – ecco il finale del monologo – “la verità sta nel profondo”.

La seconda parte, molto didascalica, prende in esame i mutamenti i nel modo in cui il mondo della giustizia è stato percepito dalla società italiana. Per far questo Cosentino utilizza spezzoni di alcuni dei film che dal 1950 a oggi hanno trattato con vari registri  il tema dell’attività di giudici e di avvocati: da “Un  giorno in pretura” (Steno), con la figura di un pretore paterno e comprensivo, ad “Altri Tempi” (Blasetti) con la celeberrima arringa di Vittorio De Sica che chiede l’assoluzione per la “maggiorata fisica”, alla terribile avventura di Alberto Sordi nel “Detenuto in attesa di giudizio” (Loy), vittima di un giudice neghittoso e incompetente,  a “In nome del popolo italiano” (Risi), dove Ugo Tognazzi duro e puro viene meno alla sua missione facendo condannare Vittorio Gassman, cialtrone e corrotto, ma non colpevole del delitto di cui era accusato. Fino al “Borghese piccolo piccolo” (Monicelli), nel quale il protagonista sfiduciato da un mondo dove conta solo la prepotenza si fa giustizia da solo.

C’è infine una terza parte, che raggiunge anche momenti di efficace comicità, nella quale il monologo gioca sui pregiudizi e sugli stereotipi più diffusi e assume la caratteristiche di un cabaret ironico e paradossale con precisi riferimenti anche a recenti vicende giudiziarie di uomini politici o a magistrati che sono entrati in politica: “Un tempo si diceva fatta la legge trovato l’inganno, oggi vale di più fatto l’inganno, trovata la legge”.  In tutta la performance il magistrato artista mette in mostra notevoli doti canore, interpretando canzoni di Roberto Vecchioni e Fabrizio de André e una sua ballata molto orecchiabile che racconta la storia di un interrogatorio amaro e paradossale.

e

Print Friendly, PDF & Email

Translate »