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Giustizia, Comune e Centro di giustizia minorile firmano un protocollo Cronaca

Un obiettivo importante, quello dell'intesa firmata oggi in Palazzo Vecchio dall’assessore al welfare Stefania Saccardi e da Giuseppe Centomani dirigente del Centro per la Giustizia Minorile della Toscana e dell’Umbria: lo scopo è infatti quello di  ottimizzare gli interventi che riguardano i minori con problematiche giudiziarie in modo da attivare fin dal primo momento nei loro confronti una presa in carico sociale a 360 gradi.

“Questo protocollo operativo tra gli uffici di Servizio Sociale Minorile del Ministero di Giustizia ed il Comune di Firenze è un’ulteriore manifestazione della sensibilità ed attenzione che l’Amministrazione pone ai diritti dei minori, alla loro tutela ed agli strumenti che possano garantirli – ha spiegato l’assessore Saccardi – l’intesa riguarda i minori con problematiche di carattere giudiziario, dalla denuncia a piede libero alle misure alternative fino alla detenzione in istituto: lo scopo è attivare una presa in carico sociale nel momento in cui il minore entra in contatto con l’amministrazione della giustizia”. L’assessore ha ricordato come nell’attuale sistema giudiziario la detenzione per i minori è l’ultima ratio, mentre vengono privilegiate soluzioni alternative che puntano al reinserimento sociale e lavorativo.

“Il protocollo che firmiamo oggi rappresenta la formalizzazione di quel circuito virtuoso che esiste da tempo sul territorio e che si è concretizzato nella definizione di procedure precise e condivise per la presa in carico dei minori con disagio o con pendenze penali – ha aggiunto Centomani – . Si tratta di una collaborazione molto importante che permette, in questo periodo di difficoltà per la giustizia minorile dal punto di vista delle risorse e del personale, di attivare una sinergia particolarmente proficua. Una sinergia che consente da un lato di fornire all’Autorità giudiziaria informazioni esaustive e in tempo reale sui casi che interessano minori; dall’altro permettere di attivare azioni di prevenzione secondaria efficaci sia per ridurre il numero di minori in strutture detentive sia per abbassare i casi di recidiva”.

Il protocollo individua con precisione i compiti, diversi ma complementari, che spettano ai due servizi, in modo da ottimizzare la presa in carico del minore. E questo attraverso un’azione sinergica fra i servizi, infatti, che assicura l’unitarietà di interventi e superamento delle frammentazioni, evitando la dispersione di energie e risorse. Ai servizi sociali territoriali, infatti, sono assegnate la programmazione e l’organizzazione dei servizi e degli interventi socio-assistenziali, le prestazioni e i servizi a sostegno dei minori e delle famiglie nonché compiti di interlocutori istituzionali presso il Tribunale per i minorenni in materia di procedimenti civili e/o amministrativi. Attraverso i primi – procedimenti civili – la legge garantisce al minore il diritto ad una famiglia che gli assicuri il soddisfacimento dei suoi bisogni primari, affettivi, educativi e di crescita, tutelandolo dalla trascuratezza, dallo sfruttamento, dagli abusi e dalla violenza, subita o assistita.

Nei secondi – procedimenti amministrativi – in cui i minori presentano caratteristiche di condotta irregolare, che potrebbe sfociare nella devianza (per esempio casi di bullismo), il servizio sociale attiva interventi di sostegno e prevenzione per evitare un aggravamento della situazione del minore ed il suo ingresso nella devianza.
Spetta invece agli USSM (Uffici di Servizio Sociale dell’Amministrazione della Giustizia Minorile) assicurare l’esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria garantendo la tutela dei diritti soggettivi, la formazione dei processi evolutivi adolescenziali con la finalità del reinserimento sociale e lavorativo dei minori entrati nel circuito penale

Si tratta quindi di ambiti di intervento complementari piuttosto che separati, e, pur nella loro specificità, spesso finiscono per sommarsi nella presa in carico dei minori: il servizio sociale del territorio se ne prende cura per il disagio della sua famiglia, per le difficoltà economiche e relazionali dei suoi genitori; l’USSM perché il minore ha commesso un fatto di rilevanza penale ed è necessario descriverlo al giudice, indicare le sue condizioni personali e dell’ambiente di vita, la rete familiare e territoriale, le risorse presenti o attivabili del ragazzo e quelle del suo contesto.

Tornando al protocollo, questo interviene nelle due fasi salienti del percorso minorile: al momento della conoscenza del minore da parte del giudice, i due servizi collaborano per presentare il ragazzo al magistrato che dovrà decidere per lui; ed al momento conclusivo quando, ultimato l’iter processuale , il minore viene riconsegnato al territorio ed alla società che se ne deve fare carico per evitare che le condizioni precedenti di disagio lo riconducano alla devianza, vigilando, sostenendolo e lavorando per il suo definitivo reinserimento.

Presentati anche i dati che riguardano gli interventi dell’Amministrazione a favore dei minori. Sono 201 i posti letto per i minori in strutture residenziali sul territorio comunali, compreso il centro sicuro: al 30 aprile gli ospiti erano 176 di cui 49 minori stranieri non accompagnati e 45 invece quelli con genitori. Nel 2011 gli ospiti complessivi sono stati 219 di cui 64 minori stranieri non accompagnati e 47 con genitori. A questi si aggiungono i 160 minori inseriti in pronta accoglienza. Alle strutture residenziali si aggiungono i centri diurni, soluzione privilegiata per i minori che hanno una famiglia: i posti a disposizione sono 165. Al 30 aprile gli utenti erano 127 di cui 47 stranieri. L’anno scorso gli ospiti dei centri diurni sono stati complessivamente 175 di cui 63 stranieri. Un altro dato interessante è quello che riguarda i minori beneficiari di servizi di educazioni domiciliari: in tutto sono 680. Sono invece 61 i minori in affido familiari di cui 33 stranieri.

Da parte sua Centomani ha ricordato i numeri della giustizia minorile nell’area di riferimento, ovvero Toscana e Umbria. Attualmente sono 700 i minori in carico all’USSM (nell’area fiorentina siamo intorno ai 70) di cui 21 in istituti di detenzione sul territorio. Di questi 21 meno della metà (8-10 in media) sono di pertinenza diretta del distretto Toscana-Umbria mentre sono un’ottantina quelli che usufruiscono di misure alternative, come le comunità del privato sociale. “Questi numeri evidenziano come per i minori il rapporto fra le misure alternative e il carcere, considerata l’ultima ratio, sia molto più ampio rispetto a quanto accade per gli adulti. E si tratta di un indicatore di come il sistema funzioni bene: per i minori infatti è fondamentale puntare sul reinserimento sociale in modo da ridurre il riproporsi di problematiche simili in età adulta”.

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