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Gkn, 3.000 in piazza per impedire i licenziamenti Cronaca, Economia

Firenze – Millecinquecento, duemila. Più probabilmente tremila. Tutti insieme per gridare la rabbia e la voglia ancora più forte di lottare nella piazza simbolo di Firenze che oggi ha vissuto le celebrazioni per il 77° anniversario della Liberazione della città dalle truppe nazi-fasciste. Piazza Signoria è colma di gente: in tanti sono tornati dalla ferie per portare solidarietà  agli operai della Gkn che dal 9 luglio scorso hanno ingaggiato una strenua lotta per impedire i 422 licenziamenti inviati via mail dal fondo internazionale d’investimento Melrose proprietario dello stabilimento di Campi Bisenzio e la conseguente chiusura dello stabilimento che produce semiassi per auto e ha clienti del calibro di Fca e Lamborghini. Ci sono i tassisti fiorentini, numerose rappresentanze sindacali di altre realtà in lotta del comprensorio, ma anche fuori. C’è anche il sindaco Dario Nardella con la giunta al completo, il vicesindaco di Campi Bisenzio Giovanni di Fede e Adelmo Cervi, figlio di Aldo che fu uno dei sette fratelli Cervi trucidati dai fascisti nel 1943 e nei giorni scorsi si è recato personalmente a Campi per portare la sua vicinanza agli operai in presidio permanente.

“Quella di stasera è una serata difficile – ha detto il sindaco – Il livello di tensione è molto alto per questo è necessario intervenire presto e in modo incisivo. Torniamo a chiedere al presidente del Consiglio Draghi con la sua autorevolezza di prendere in mano la situazione Gkn, perché per le sue caratteristiche può rappresentare un precedente grave e pericoloso,  Le lavoratrici e i  lavoratori protestano con giuste ragioni per un licenziamento incomprensibile e inaccettabile. Noi non possiamo che sposare questa causa chiedendo al governo il massimo impegno per interrompere la procedura di licenziamento”. Che poi si è posto una domanda: “Visto che tutti i fondi pensione e i fondi assicurativi, che sono in qualche modo collegati al mercato finanziario, nell’ambito del quale si alimenta il fondo Melrose, hanno dei protocolli molto rigidi dal punto di vista dell’etica, come è possibile che nessuno dica niente? I risparmiatori, i fondi finanziari collegati a Melrose, perché non dicono niente? Chi sono? Quali sono questi fondi? Bisogna dirlo perché c’è anche un’etica sociale rispetto alla quale il fondo Melrose e chi lo alimenta devono rispondere. Io non penso che ci siano risparmiatori felici di sapere che i loro soldi vanno a finire in fondi che avallano operazioni con licenziamenti collettivi ingiustificati, chiusure di fabbriche, crisi sociali. Quindi tiriamo fuori i nomi, denunciamo questa situazione”.

La manifestazione, organizzata dalle tute blu insieme all’Anpi, ha avuto un prologo con moto e motorini arrivati da Campi sventolando bandiere per tutto il tragitto. La serata è molto calda e picchia duro, ma la protesta degli operai rimane estremamente lucida e colorata. “Abbiamo difeso le fabbriche dai tedeschi, oggi siamo a difendere le fabbriche dai fondi che pensano che le persone siano cose” dicono i delegati Anpi. Dario Salvetti, dell’Rsu di Gkn, ribadisce il concetto espresso già stamattina durante le celebrazioni per la Liberazione di Firenze. “Noi abbiamo sempre detto che questa sfida è quasi impossibile, ma questo non vuol dire che non ci sentiamo in guerra e che non la combatteremo con tutti i mezzi necessari. Abbiamo anche detto che loro hanno calcolato tutto. Avevano calcolato un agosto di rassegnazione, di isolamento con le città deserte e le piazze vuote. Oggi iniziamo ad essere fuori dal loro calcolo. Avevano anche calcolato che saremmo stati schiacciato dal mondo che abbiamo attorno. Ebbene, se tutto il mondo è per la chiusura di Gkn Firenze, noi proveremo a cambiare il mondo”. Poi parte il corteo pacifico e ordinato con bandiere, striscioni, fischietti, bonghi, fumogeni colorati. La rabbia di chi non ci sta a perdere il lavoro senza un vero motivo, si sposta verso il Lungarno. La prima tappa è Ponte Santa Trinita, quindi Borgo San Frediano per poi arrivare in piazza della Calza e infine piazza Pitti. La lotta continua.

Foto: Luca Grillandini, Luciano Mazziotta

 

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