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GKN fiume in piena, oltre 35mila, no corale a licenziamenti e delocalizzazioni Breaking news, Cronaca

Firenze – Oltre 20mila persone arrivate da tutta la penisola, ma probabilmente di più, si sta raggiungendo il traguardo dei 30mila ipotizzato nei giorni scorsi. Anzi, a conti ultimati, si supera. Il corteo è enorme, dentro ci stanno tutte le anime della sinistra, ma soprattutto ci sono tutte le vertenze che scuotono il Paese. Dietro le tute blu dei lavoratori GKN che aprono il corteo, ci sono le magliette arancioni del coordinamento donne della GKN e dietro tutte le vertenze, i sindacati, i cittadini, i partiti, le associazioni, i comitati,  la Firenze Ribelle e mai Doma che dall’alto di un gigantesco striscione guarda il fiume di gente. Sono qua, oggi, a Firenze, chiamati alla lotta della fabbrica simbolo dei 422 licenziati per mail, ci sono altri lavoratori simbolo come gli operai della Whirpool di Napoli, che affidano a uno striscione la lora determinazione “Napoli non molla”, ma anche le grandi vertenze toscane, dalla Piaggio di Pontedera agli operai della Texprint di Prato a quelli della Sanac, Massa Carrara.

Insieme agli operai, alle bandiere di partito, a qualche rappresentante delle istituzioni locali, è la parola d’ordine che apre il corteo, quella che ormai è diventata lo slogan identitario di questa battaglia, Insorgiamo, ad assumere un alone magico che misura la determinazione di non cedere e la consapevolezza che questa è veramente, come detto in questi giorni nel servizio di Formigli a la7, “l’ultima trincea”. 

Nicola Fratoianni, il segretario di Sinistra Italiana, è nel corteo. “Fare previsioni è difficile – risponde alla domanda più provocatoria, come finirà questa battaglia – Penso che il governo debba intervenire con più decisione, in quanto questa vertenza possa invertire la tendenza. Quello che accade nel Paese è l moltiplicazione di casi che parlano purtroppo la stessa storia della GKN. Sulle delocalizzazioni, sulle politiche predatorie che il mercato mettein campo occorrono interventi ben più determinati e forti di quelli che abbiamo visto, e che peraltro continuano ad annuciarsi in modo insufficiente. Anche le prime bozze del decreto anti delocalizzazioni appaiono del tutto insufficenti. Del resto, è curioso che il governo abbia sbloccato i licenziamenti e poi si meravigli che questi avvengano”. Di fatto, il problema è: occorre un cambio di sistema.

Altri nomi e volti noti, mischiati alla gente che non vuole darsi per vinta. Stefano Massini, ad esempio,  ma anche Alessandro Di Battista, la segretaria della Fiom Re David che mostra un’incrollabile convinzione “Di cessazione non se ne parla”, dice. Anche se, notizia di oggi, sulla stampa cittadina si sottolinea che il Fondo non si arrende, la multinazionale non cede: avanti con le procedure di licenziamento, avanti proprio in questi giorni. Questi giorni, in cui lunedì 20 settembre è convocato il tavolo al Mise. Ed è al Mise, a quel tavolo, che forse il Coordinamento di Fabbrica non aderirà. Forse.

Non solo le vertenze operaie. Hanno raccolto l’invito del Collettivo di Fabbrica – Lavoratori della GKN di manifestare portando con se’ le proprie lotte, in tanti:  dal Movimento per l’acqua pubblica, al Movimento per la casa, agli Studenti e ai vari Collettivi. La nota essenziale della giornata, creare un muro invalicabile, tutti insieme, davanti a chi ritiene di poter disporre della vita altrui senza rispetto per il lavoro che quella vita sostiene. Una lotta che, sottolinea Stefano Cecchi, storico sindacalista dell’Usb fiorentina, deve essere quotidiana per poter essere efficace. Perché senza regole, e i diritti sono regole, si muore. Come dimostra il minuto di silenzio per ricordare l’ennesima morte sul lavoro, proprio ieri, alla vigilia della manifestazione, di un operaio di 48 anni schiacciato dal macchinario a cui lavorava.

Intanto, il fiume scorre. “Il tema non è solo quello delle delocalizzazioni – dice un ragazzo, un operaio giovanissimo da fuori regione – è quello della smaterializzazione e finanziarizzazione del lavoro”. Un punto importante questo, che sembra già essere passato alla classe operaia o a quello che ne è rimasto, mentre la politica sembra faticare di più ad afferrarlo. “Il vero punto – dice un altro, campano – è che sta cambiando anche la modalità di lotta. Un fondo finanziario con sede a Londra non considera e non gli interessa sapere quanti operai andranno a casa e quante famiglie affamerà. L’algoritmo dei suoi amministratori è finalizzato solo al profitto finanziario. Se poi chi ci va di mezzo è fatto di carne, sangue, sogni e disperazione, cosa conta, sulla bilancia che utilizza? Niente”.

Si cammina, si va. Si procede verso Piazzale Michelangelo. Lassù, con la città che ha accolto il corteo con gli applausi davanti, ci saranno gli interventi. “Siamo sempre più convinti – dice Mimmo, un operaio di Melfi – che l’unica vera possibilità affinché la GKN riapra sia costringere il committente, ovvero Stellantis, a rivedere le politiche al ribasso che sta mettendo in campo, soprattutto nei confronti dei fornitori”. Ed è questa forse una delle battaglie decisive, e più difficili,  per questa guerra. Fra la gente, ecco anche il sindaco di Campi, Emiliano Fossi. La fascia tricolore sulla maglietta nera. Un post, su Facebook: “Felice, in piazza con la mia gente. Dalla parte giusta. Grazie al Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze, ai sindacati, alle associazioni, ai partiti, grazie a tutte e a tutti quelli che oggi sono qui. Non ci fermiamo!”.

Foto: Luca Grillandini

 

 

 

 

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