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GKN, lavoratori in lotta, bypassato dall’azienda l’accordo con la Regione e i sindacati Breaking news, Cronaca

Firenze – Oltre alla mobilitazione, con l’assemblea permanente in fabbrica, i lavoratori della Gkn, licenziati nel giro di una notte con 422 mail, che, facendo conto dell’indotto, coinvolgono almeno 450 persone e famiglie, cercano di raggiungere la visibilità più ampia inviando una lettera alla Nazionale italiana, impegnata oggi a Wembley per la finale degli Europei di calcio, per chiedere la solidarietà della squadra e di “tifare per noi”.

Ma chi è la GKN e come mai questa azienda ritiene di poter operare con modalità così al di fuori della regolare contrattazione per il lavoro, senza tutto sommato rischiare nulla? Perché il vero incubo, come fu per la Bekaert di Figline, è che alla fine tutto torni a scorrere con la multinazionale inglese liberata della zavorra, lavoratori e famiglie in cerca di reimpiego a combattere con le ben note conseguenze dell’assenza di lavoro, e politica e sindacati in qualche modo con la coscienza pulita per aver ottemperato, con dichiarazioni e tentativi di riaprire la negoziazione, al loro ruolo.

Cominciando dal primo punto, ecco chi è GKN. Si tratta di una multinazionale britannica la cui attività si segnala per la realizzazione di componentistica per i settori automobilistico e aerospaziale. Essenziale il passaggio del 2018, quando presentava un fatturato di 4,8 miliardi di sterline con 29.000 dipendenti e 54 stabilimenti nel mondo e quando fu acquisita dal fondo finanziario Melrose, con l’obiettivo dichiarato di una ristrutturazione aziendale su scala internazionale.

Tornando allo stabilimento italiano,  lo stabilimento Gkn Driveline spa di Campi Bisenzio (Firenze) vede la produzione di semiassi per diverse case automobilistiche. Gli occupati sono circa quattrocentoventi in qualità di dipendenti fissi, più venti dipendenti in contratto di staff leasing.

I guai dello stabilimento campigiano hanno un robusto preavviso fra il 2019 e il 2020, quando una vertenza sindacale che coinvolge centinaia di lavoratori contro l’intenzione dell’azienda di procedere a decine di esuberi, vede, il 14 febbraio 2020, a valle di un incontro fra i vertici aziendali, la Rsu aziendale, i rappresentati del comune di Campi Bisenzio, della Fiom e di Confindustria Firenze, l’istituzione di una task-force col compito di  garantire tra le parti il confronto sulle prospettive dello stabilimento di Campi Bisenzio. L’incontro, convocato dal consigliere per il lavoro dell’ex presidente Enrico Rossi, Gianfranco Simoncini, fece seguito alle sollecitazioni di lavoratori e sindacati, preoccupati per il futuro del sito produttivo, e ad incontri con i rappresentanti dell’azienda. Sottolineando il valore dell’intesa raggiunta, Simoncini affermò che la Regione avrebbe vigilato sull’impegno assunto dall’azienda per rafforzare il radicamento di Gkn nell’area fiorentina e per garantire la tenuta occupazionale del sito. Inoltre, manifestò anche “la piena disponibilità” ad accompagnare eventuali volontà di investimenti con tutti gli strumenti in possesso della Regione stessa.

Sembrava filare tutto liscio. Invece, nei quasi tre anni intercorsi dall’accordo allo scherzetto delle 422 mail di licenziamento, per due volte la GKN si trovò a rispondere di fronte al Tribunale di Firenze per comportamento antisindacale. Emblematica la seconda volta (la prima a luglio 2020) dove, con sentenza 4 gennaio 2021, il Tribunale di Firenze condannò la GKN per comportamento antisindacale in quanto, come denunciato dal ricorso della Fiom Cgil, l’azienda si era resa responsabile di violazione dell’accordo sindacale del 14 febbraio 2020 (ribadito da una nuova conferma dell’accordo stesso nel luglio) per quanto riguardava il profilo del lavoro interinale. La sentenza fu commentata da Andrea Brunetti, della Fiom Cgil di Firenze, che avvertiva: “Gli accordi si rispettano. Questa sentenza ristabilisce chiaramente l’importanza della condivisione delle scelte con i delegati sindacali ed evidenzia quanto il blocco delle assunzioni imposto dall’azienda più di due anni fa abbia determinato una situazione che nuoce alle capacità produttive dello stabilimento e allo sviluppo dello stesso. Chiediamo perciò a tutte le istituzioni coinvolte, in primis alla Regione Toscana, di rilanciare già a gennaio un tavolo di confronto sul futuro di Gkn che, a partire dai vincoli imposti da questa sentenza, garantisca il rispetto degli accordi presi, aprendo al contempo un percorso affinché quegli accordi si traducano in assunzioni, investimenti e rilancio produttivo dello stabilimento”. 

Purtroppo, gli accordi si rispettano quando si rispettano. E se non si rispettano? Ed è proprio sul mancato rispetto dell’accordo che punta Potere al Popolo, che con una nota odierna ricorda che la giunta regionale toscana “nel febbraio 2020 si era fatta garante della continuità del sito produttivo”, chiedendo come conseguenza alla violazione dell’azienda, “requisizione immediata della fabbrica a GKN o dimissioni dei decisori politici”. Insomma, dice Pap, di fronte al comportamento (l’ennesimo e il piu grave) di non ottemperanza a ciò che è stato deciso insieme da parte dell’azienda, o si procede alla requisizione o la giunta regionale deve dimettersi. Tertium non datur.

Una posizione radicale, che proprio nella sua radicalità fa emergere un dato: la partita che si sta giocando a Campi Bisenzio è ben più generale.  Una consapevolezza ben stigmatizzata nella nota dell’Usb, dove si legge: “Sarà ancora più determinante comprendere che siamo di fronte ad uno scontro che travalica le singole aziende (…). Di fronte all’attacco al tessuto industriale rivendichiamo la necessità dell’intervento dello stato senza alcun indennizzo per gli speculatori. Sosterremo i lavoratori nella tutela dei beni e dei materiali produttivi”.

Infine, sulla questione degli indennizzi e dunque dei soldi, è Maurizio Acerbo, segretario di RFC che ieri si è recato nello stabilimento toscano, a puntualizzare : “La GKN è un’altra delle aziende che nel tempo ha beneficiato dei soldi della legge 808 per il sostegno all’industria aeronautica. GKN infatti nel 1986 aveva acquistato per 286 milioni la Westland Aircraft, per poi guidarne la fusione con l’italiana Agusta, e poi rivendere il tutto intascando oltre 1 miliardo di sterline. La GKN aveva acquisito l’Agusta Westland e in base alla legge 808 ha ricevuto, tra comparto civile e militare, ben 450 milioni, restituendone ad oggi meno di 100”. Una riflessione cui fanno eco le parole del presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo, anche lui in visita ai lavoratori:  “Quello che è inaccettabile è che lo Stato, cioè tutti i cittadini che pagano le tasse, dia incentivi a chi poi sposta le produzioni altrove. Dobbiamo impedire che soldi pubblici vadano a queste aziende e nello stesso tempo chiederne la restituzione”. Fra oggi e domani, svariati esponenti delle istituzioni locali porteranno la loro solidarietà ai lavoratori andando sul posto, dagli assessori regionali Monni e Spinelli, al sindaco di Firenze Dario Nardella, a molti altri.

 

 

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