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GKN, nuovo tavolo ad agosto, Landini: “Ritiro dei licenziamenti”, l’azienda tira dritto Breaking news, Cronaca

Firenze – Maurizio Landini se ne va all’incontro con gli operai della GKN, nella fabbrica occupata dove si consumano vite e storie di uomini e donne lasciati senza lavoro da gelide mail di un’evanescente proprietà che non sa o non vuole sapere cosa succede nell’esistenza di una fetta intera del territorio che finora ha prodotto per lei. Eppure, proprio oggi è giunta, come comunica il segretario generale della Cgil ai lavoratori, una nuova convocazione del Mise per mercoledì 4 agosto, che chiede anche alla proprietà, la GKN o il fondo finanziario Melrose Industries, di presentarsi. Una nuova opportunità? Sono in pochi a crederci. “E’  chiaro che la posizione con la quale ci si presenterà tutti a quel tavolo di trattativa è che ci sia il ritiro dei licenziamenti e la ripresa delle attività produttive, e noi ci auguriamo che il governo faccia fino in fondo la propria parte”, dice Landini. Sì, ma dice anche un’altra cosa, e forse questa, in Italia, qualcosa significa. “La Fiom di Firenze oggi ha depositato un articolo 28 proprio perché contestiamo anche le procedure, il non rispetto degli accordi e della contrattazione nel nostro paese che questa multinazionale ha fatto”. Articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, ovvero la contestazione di comportamento antisindacale, come previsto dalla legge nazionale.

Un articolo che mette nero su bianco che il giudice del lavoro, se riscontra la natura antisindacale di un comportamento aziendale, può anche disporre la rimozione dei suoi effetti. Vale a dire, nel caso specifico, la rimozione dei licenziamenti, che verrebbero posti nel nulla. E la presenza di Maurizio Landini oggi, 23esimo giorno di lotta, ha un significato molto preciso, come spiega lui stesso, vale a dire, oltre al “pieno supporto alla lotta che anche la Cgil di Firenze e della Toscana hanno espresso”, è l’invio di un messaggio, “perché questa è una vicenda più generale. Non siamo assolutamente disponibili ad accettare che nel Paese, come si è mossa questa azienda possa diventare una norma, assolutamente: bisogna impedire che le imprese, in particolare i fondi e le multinazionali, possano agire in questo modo”.

Se il messaggio del sindacato e dei lavoratori è chiaro, altrettanto trasparente è la posizione dell’azienda che fa sapere che non importa, andrà avanti per la sua strada. Nessun cedimento, anzi.  “La pre-condizione negoziale di revoca della procedura” di licenziamento per i 422 dipendenti della Gkn “non può essere accolta, stante la decisione di chiusura assunta”. Insomma, in sintesi, l’azienda o chi per lei, visto il meccanismo proprietario che vede la GKN legata al fondo finanziario, rivolta l’accusa. Sarebbero il sindacato e i lavoratori ad avere chiuso il dialogo. La nota aziendale infatti respinge l’accusa “di aver rifiutato qualunque ‘dialogo’, avendolo al contrario sollecitato in più occasioni all’interno della procedura attivata”. Quale procedura? Di licenziamento.  Tirando le fila, per GKN o per il fondo Melrose che dir si voglia, si può parlare, anzi, si sollecita il confronto; ma con un punto fermo, inappellabile: i lavoratori andranno a casa. Una posizione ribadita ancora nella nota, in cui l’azienda dice che “se da un lato la società considera comprensibile il tentativo di sollecitare l’opinione pubblica, dall’altro ritiene che il rifiuto da parte delle organizzazioni sindacali del dialogo nel merito degli strumenti utili a gestire gli impatti sui lavoratori comporti il rischio di far scorrere il tempo tecnico della procedura stessa, senza giungere alla definizione di un piano sociale”. Insomma, la produzione chiude, per gli operai piano sociale. Almeno, dal punto di vista della GKN.

 

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