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GKN, operai e giuristi: “Il governo ha il tempo di cambiare la norma” Breaking news, Cronaca

Firenze –  Era nella logica dei fatti, e così è stato: arriva nella serata di un giorno di grande gioia per gli operai della Gkn e di tutta la città, che solo sabato aveva aderito con oltre 35mila persone alla manifestazione proclamata dal Collettivo di Fabbrica, la dichiarazione della multinazionale, vale a dire, che la Gkn Driveline Firenze “convinta della correttezza del proprio operato”,  non si sottrarrà “al confronto con le parti sociali, avendo comunque dato mandato ai propri legali di presentare impugnazione” contro la sentenza del Tribunale di Firenze che ha invalidato  la procedura di licenziamento collettivo nei confronti dei 422 dipendenti della fabbrica di Campi Bisenzio (Firenze). Lo afferma in una nota l’azienda, che conferma la decisione di chiudere la fabbrica. In sintesi, procedure di licenziamento invalidate,  la multinazionale le ritira, ma la decisione di chiudere l’azienda resta. Però stavolta si ricomincia da capo con il confronto con le parti sociali.

Sulla questione, raggiungiamo il noto avvocato del lavoro Danilo Conte, che fa parte del gruppo dei dieci giuristi che il 26 agosto scorso, con un’operazione altamente simbolica (e nei fatti molto concreta) produssero, in sinergia con i lavoratori stessi, in assemblea permanente davanti ai cancelli della Gkn, un documento integrativo al testo del decreto governativo circolante contro le delocalizzazioni, dal momento che, come spiega lo stesso Conte, “il testo del decreto che si è visto non ci sembra in grado di dare soluzioni decisive al problema”.

“L’impugnazione della multinazionale avverso la sentenza del Tribunale di Firenze – commenta Conte – verrà trattata e discussa nei prossimi mesi, e non toglie nulla alla prima vittoria conseguita con la sentenza stessa, in quanto tutto ciò regala un po’ di tempo ai lavoratori. Con la manifestazione di sabato scorso, 35mila almeno le presenze in piazza, i cittadini hanno detto la loro, dando la risposta più evidente nel senso della solidarietà e della vicinanza alla fabbrica. La magistratura, con la sentenza di annullamento delle procedure di licenaziamento, pure. Chi latita è la politica. In questo lasso di tempo che intercorre da ora al dibattimento del ricorso Gkn, la politica nazionale deve dare la sua risposta, approvando una norma risolutiva per questa ed altre vicende”.

L’avvocato Danilo Conte

“Per questo riteniamo – conclude Conte – che, essendo necessariamente riservata al governo la soluzione del problema, il nostro contributo del 26 agosto, che è un’integrazione del testo del decreto governativo, debba tornare al centro della discussione. Infatti, riteniamo che il testo goverativo, così com’è, non sia in grado di dare risposte risolutive e debba tornare al centro dell’attenzione”.

Ricordiamo che il documento del 26 agosto, scritto ai cancelli della Gkn dai giuristi Danilo Conte, Giovanni Orlandini, Paolo Solimeno, Massimo Capialbi, Pier Luigi Panici, Silvia Ventura, Giulia Frosecchi, Marzia Pirone, Francesca Maffei e approvato dall’assemblea permanente delle lavoratrici e dei lavoratori Gkn, pone 8 punti, otto paletti che la norma dovrebbe contenere se veramente l’intenzione è sbarrare la strada ad altre situazioni del genere e risolvere quelle in atto.

Gli otto punti.

1. A fronte di condizioni oggettive e controllabili l’autorità pubblica deve essere legittimata a non autorizzare l’avvio della procedura di licenziamento collettivo da parte delle imprese.
2. L’impresa che intenda chiudere un sito produttivo deve informare preventivamente l’autorità pubblica e le rappresentanze dei lavoratori presenti in azienda e nelle eventuali aziende dell’indotto, nonché le rispettive organizzazioni sindacali e quelle più rappresentative di settore.
3. L’informazione deve permettere un controllo sulla reale situazione patrimoniale ed economico-finanziaria dell’azienda, al fine di valutare la possibilità di una soluzione alternativa alla chiusura.
4. La soluzione alternativa viene definita in un Piano che garantisca la continuità dell’attività produttiva e dell’occupazione di tutti i lavoratori coinvolti presso quell’azienda, compresi i lavoratori eventualmente occupati nell’indotto e nelle attività esternalizzate.
5. Il Piano viene approvato dall’autorità pubblica, con il parere positivo vincolante della maggioranza dei lavoratori coinvolti, espressa attraverso le proprie rappresentanze. L’autorità pubblica garantisce e controlla il rispetto del Piano da parte dell’impresa.
6. Nessuna procedura di licenziamento può essere avviata prima dell’attuazione del Piano.
7. L’eventuale cessione dell’azienda deve prevedere un diritto di prelazione da parte dello Stato e di cooperative di lavoratori impiegati presso l’azienda anche con il supporto economico, incentivi ed agevolazioni da parte dello Stato e delle istituzioni locali. In tutte le ipotesi di cessione deve essere garantita la continuità produttiva dell’azienda, la piena occupazione di lavoratrici e lavoratori e il mantenimento dei trattamenti economico-normativi. Nelle ipotesi in cui le cessioni non siano a favore dello Stato o della cooperativa deve essere previsto un controllo pubblico sulla solvibilità dei cessionari.
8. Il mancato rispetto da parte dell’azienda delle procedure sopra descritte comporta l’illegittimità dei licenziamenti ed integra un’ipotesi di condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 l. 300/1970.
La petizione
Intanto, vola la petizione che è stata lanciata due giorni fa sulla piattaforma Change.org, che ha ad oggetto il documento stilato dai dieci giuristi di Giuriste/i Solidali e approvato dall’assemblea di fabbrica della Gkn. Obiettivo, 5mila firme per indirizzarlo a Parlamento, Consiglio dei Ministri e al suo presidente Mario Draghi. Due giorni di raccolta, e siamo già a quasi 4mila firme. Inoltre, il senatore Matteo Mantero di Potere al Popolo, attualmente nel Gruppo misto, ha dichiarato: “In quanto rappresentante di Potere al popolo! in Parlamento sono pronto a farmi strumento dell’assemblea permanente degli operai ed a presentare questo lavoro perché venga votato e approvato dagli altri miei colleghi e colleghe parlamentari. Sulla carta infatti esiste già una maggioranza pronta a risolvere la questione GKN. I rappresentanti, più o meno noti, di M5s, Pd e Leu hanno fatto la staffetta davanti alla fabbrica promettendo di fare quanto in loro potere per costringere Melrose a ritirare i licenziamenti e a conservare tecnologie utili e occupazione sul nostro territorio. Ora hanno la possibilità di passare ai fatti, votando e approvando questo ddl”.

Se la multinazionale non vuole cambiare strada circa la chiusura del sito industriale e, non rimettendo in discussione la decisione, riparte semplicemente secondo le procedure che aveva saltato, anche gli operai hanno le idee chiare: la lotta continua.”Crediamo che  l’estensione della lotta, quella che c’è stata sabato in piazza  con il corteo, debba essere necessariamente lo sciopero generale”, spiega all’agenzia Dire Dario Salvetti, membro della

 Rsu e del collettivo. Infine, circa il destino della fabbrica, il concetto rimane quello ribadito anche da Danilo Conte: grazie al tempo concesso dalla sentenza, il governo può operare cambiando la norma.
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