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Gli affreschi ritrovati del Boldini “macchiaiolo” Cultura

Pistoia – C’è il Giovanni Boldini parigino, glamour e salottiero, il famoso ritrattista della Belle Époque. E c’è un Giovanni Boldini più nostrano, non ancora proiettato sulla ribalta internazionale, squisitamente macchiaiolo. Attorno a quest’ultimo nasce e si sviluppa la mostra “La stagione della Falconiera” che oggi si apre a Pistoia, nel museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi, a cura di Francesca Dini.

Il titolo prende spunto da un ciclo di pitture murali a tempera che Giovanni Boldini portò a termine durante il suo periodo toscano, sul finire degli anni sessanta dell’Ottocento, presso la Villa La Falconiera, che apparteneva allora alla mecenate inglese Isabella Falconer.

Gli affreschi, di cui per diverse vicissitudini dopo l’esecuzione nel 1868 si perse subito la memoria, rappresentano un unicum: non solo per quanto riguarda la produzione del pittore ferrarese, ma in generale della corrente macchiaiola, alla quale Boldini aderì, in modo personalissimo, prima del suo trasferimento a Parigi nel 1871.

La riscoperta di queste suggestive tempere murarie, quattro pareti che dopo il distacco avvenuto nel 1974, debitamente restaurate, fanno bella mostra di sé in una sala all’interno del Palazzo dei Vescovi, si deve alla giovane vedova dell’artista, nel corso di un viaggio compiuto da queste parti sul finire degli anni Trenta.

Un ritrovamento che ha del “miracoloso”, sulla scorta di vaghe indicazioni che l’artista aveva consegnato alla moglie prima di morire, e che parlavano appunto di un ciclo di pitture murali al quale aveva lavorato in epoca giovanile, in una città di cui non ricordava il nome, ma che iniziava sicuramente con la lettera “P”.

Sulla base di alcune voci raccolte strada facendo, la donna giunse a Pistoia, a Villa La Falconiera. E dopo averla ispezionata, in procinto di andarsene venne attratta da una rimessa di attrezzi agricoli che altro non era che l’antica, ormai irriconoscibile, sala da pranzo della villa, già dimora di Isabella Falconer, interamente decorata da un 25enne Boldini.

 

boldini

“La mostra – sottolinea la curatrice – si propone di riportare in luce lo straordinario momento creativo vissuto del maestro ferrarese in epoca giovanile, quando muovendosi tra Pistoia, Firenze e Castiglioncello, si trovò al centro di una rete di importanti relazioni amicali e professionali che ne segnarono positivamente l’inarrestabile ascesa artistica”. Così dal periodo macchiaiolo del Nostro spuntano alcuni capolavori,  realizzati tra il 1864 e il 1871, provenienti da collezioni private e da pubblici musei.

Emergono cui la piccola, malinconica “Marina” custodita a Milano, i ritratti “fiorentini” degli amici Telemaco Signorini e Cristiano Banti conservati a Palazzo Pitti, l’innovativo, per posa e colori, “Giovane paggio che gioca con un levriero”, il raffinato ritratto di Alaide Banti in abito bianco e quello davvero sorprendente del “Generale Spagnolo”, eseguito nel 1868 durante l’inverno trascorso in Costa Azzurra con la Falconer, il quadro che avrebbe proiettato Boldini oltre confine, nel bel mondo della Ville Lumière di fine Ottocento, consacrandone la fama come uno dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi. Catalogo Sillabe. Aperta Fino al 6 gennaio. Info 0573 369275.

 

Foto 1:  Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) La raccolta del Letame  (Decorazione parete nord della sala da pranzo della Falconiera) 1868  Tempera su muro Pistoia, Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi

 

Foto 2 – Giovanni Boldini  Giovanni Fattori nello studio  1867 circa olio su tavola Milano, Collezione Intesa Sanpaolo

 

 

 

 

 

 

 

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