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Gli architetti fiorentini si ‘autorottamano’, “via l’Ordine, non serve più” Cronaca

Niente più organismi di categoria, al loro posto Istituti provinciali che svolgono attività di supporto e consulenza e un'Authority regionale per tenere d'occhio chi si occupa per lavoro di ambiente e territorio: questi i punti del 'pacchetto rottamatorio' che gli architetti fiorentini, primi in Italia a concepire una revisione 'autoprodotta' della materia, presenteranno ufficialmente a Torino, in occasione dell'incontro 'L'architetto in Europa. Confronti e proposte per il futuro degli Ordini'. Cioè, niente futuro: "ormai ci sono 5mila architetti solo nella provincia di Firenze, in Italia sono circa 150mila – ha detto Fabio Barluzzi, presidente degli architetti fiorentini – Ma i modelli istituzionali sono rimasti gli stessi di quando erano 40 in tutta la Toscana: il punto è che oltre ai numeri, sono cambiate anche le richieste alla professione sia da parte della società che degli architetti stessi. L'unica via che intravediamo nel nostro futuro è una modifica radicale che tenda verso schemi europei, che rispecchino realmente l'evoluzione del nostro mestiere". Nel dettaglio, la proposta dell'Ordine prevede la creazione di un Authority in ogni regione, un organismo di tutela e controllo per le professioni dell'area tecnica (architetti, ingegneri, geologi e agronomi). Alle Authority – di cui farebbero parte i professionisti, i rappresentanti del Ministero di riferimento e le parti sociali – spetterebbe il compito di tenere l'Albo professionale, scrivere il codice deontologico, fare l'accreditamento formativo e valutare i crediti, tutelare la professione e il sistema territorio-ambiente, oltre che tenere i rapporti con le Università e organizzare l'esame di Stato. Gli attuali Ordini professionali verrebbero sostituiti da Istituti per l'Architettura, strutture meno verticistiche e meno autorefenziali, aperte anche a chi non è architetto, che avrebbero il compito di promuovere e diffondere la cultura architettonica, svolgere attività di consulenza e fare ricerca. L'iscrizione ad un Istituto non sarebbe vincolata alla residenza o al domicilio fiscale, come avviene attualmente per gli Ordini, in modo da stimolare la competitività tra Istituti sulla fornitura di servizi. Con buona pace di chi accusa gli ordini di arroccarsi nella torre d'avorio di un corporativismo medievale e anticoncorrenziale.

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