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Gli italiani in una Europa più integrata Opinion leader

L’emigrante si avvicinò ad un marinaio e chiese se c’era pericolo. Il marinaio rispose che se la tempesta non si calmava in mezz’ora la nave si sarebbe spezzata . L’emigrante andò a svegliare il compagno dicendogli che la nave si sarebbe spezzata. Il compagno rispose: che me ne importa , la nave non è mica mia.
La storiella sottolinea l’individualismo miope dei tanti,troppi cittadini, indifferenti al contesto della comunità  in cui  vive e  opera. Questo indifferentismo tiene lontano dalla politica. Ma  la politica di “pochi” rischia d’essere senza principi e corrotta e la vita pubblica  non  positiva per i cittadini. Si degradano i valori civici. Prevale  la furbizia, l’impunità, il non rispetto delle regole. Se la nave affonda, o meglio  la società degrada, anche la vita dei cittadini degrada.
Dal 1955 l’Italia è diventata ricca. L’inserimento nel contesto occidentale, il basso costo della
manodopera, l’ingegnosità,  hanno portato l’Italia dalla fase agricola alla fase industriale e quindi alla fase post-industriale. Il censimento del 1991 indicava che il reddito  pro-capite era di  26,4 milioni di lire (tra i più alti del Pianeta), rispetto ai 4,5 milioni (in termine di potere d’acquisto del ‘91) indicati dal censimento 1951. Reddito sestuplicato in 40 anni.
Malgrado gli inviti rivolti, nel corso di quegli anni, da Giuseppe di Vittorio, Zanotti-Bianco,  Paolo Sylos Labini, etc, ad investire nella conoscenza,l’Italia –coinvolta in quel   rapido processo di cambiamento –  non ha investito in formazione. E’ stata organizzata, la media unica nel 1962 ( i  relativi programmi però disponibili solo 15 anni dopo). Si è reso possibile l’accesso libero all’università , nel 1969, ma solo come sperimentazione, fino al 1997. E’ stata approvata la  riforma dei cicli della scuola di base nel 2000, subito annullata nel 2002, dal governo di destra. La stessa  prima parte della Costituzione, legge fondamentale dello stato e base per la formazione dei  cittadini, non viene insegnata 
Secondo alcuni economisti, il ristagno  produttivo italiano che dura dagli anni ’90, è frutto dei bassi livelli di competenza
Nel 1950 in Italia si aveva il 59,2 della popolazione senza titoli di studio. Di questi il 12,9% era analfabeta. “Due ricerche internazionali , svolte nel 2000 e nel 2005, relative alla popolazione compresa tra 14-65 anni, hanno evidenziato che in l’Italia  il 5% è analfabeta; il 33% è analfabeta di ritorno; il 33% legge con difficoltà di comprensione; il 29%  è sopra i livelli minimi di alfabetizzazione” .
Come è stato affermato “essere ignoranti della propria ignoranza, è la maledizione dell’ignoranza”.
E’ possibile che la scarsa cultura del popolo italiano abbia ispirato/aiutato la costituzione di un sistema mediatico e politico legati tra loro. E’ facile infatti far credere, non importa cosa, a chi non sa interpretare ciò che legge  e non ha precisi concetti di democrazia, e di uguaglianza dei diritti. Come è stato detto “l’homo videns è più suggestionabile della minoranza affezionata alla parola scritta, perché  più vicino al rango del consumatore (o del suddito) che non del cittadino” La democrazia vive se c’è un adeguato livello di cultura diffusa. Se questo non c’è, le istituzioni democratiche sono forme vuote.
         Franco Gentile

 

 

 

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